Omeopatia: dopo la Francia non serve una campagna di delegittimazione

Nell’arco di due anni la Francia gradualmente arriverà a non rimborsare più le spese sostenute per acquistare i medicinali omeopatici, che attualmente sono rimborsati per il 30%. La decisione è stata presa dal governo Macron su proposta della ministra della sanità Agnès Buzyn, che aveva commissionato all’Has (Haute autorité de la santé) l’Istituto superiore di sanità francese, una valutazione dell’efficacia clinica dei medicinali omeopatici.

In Francia un’analisi costi-benefici

Il presidente della Has, Dominique Le Guludec, nel presentare le conclusioni dell’ Istituto ha voluto inviare “un messaggio di rispetto alle persone che utilizzano l’omeopatia e che ritengono che ciò sia di loro giovamento. Non è in discussione la loro esperienza, noi abbiamo voluto giudicare se la dimostrazione d’efficacia è sufficiente a giustificare il rimborso per la collettività”. Di fatto si è trattata di una analisi costi-benefici ed è stato deciso che la Francia non può più permettersi questi costi.

Pochi studi sull’efficacia

Ma che valore ha questa valutazione? Essa ha preso in considerazione 37 studi che riguardano 12 patologie. Può essere considerato conclusivo un parere fondato su questi pochi studi? A fronte di raccolte di pubblicazioni omeopatiche che arrivano a comprendere fino a 6000 voci, quale affidamento può dare una valutazione così parziale? E che dire del fatto di aver utilizzato un criterio di valutazione che considera le caratteristiche del medicinale omeopatico sovrapponibili a quelle del medicinale convenzionale, cioè un medicinale per una patologia? Da sempre diciamo che l’omeopatia cura il malato, non la malattia. Non è un semplice modo di dire: la cura omeopatica è un processo con sue specifiche caratteristiche, che taglia su misura un trattamento per ogni paziente : da qui ovviamente la difficoltà di costruire studi scientifici che hanno caratteristiche studiate per i farmaci convenzionali, che non tengano conto della totalità della persona.

Non dimentichiamo peraltro che il problema della dimostrazione di efficacia secondo i criteri della medicina basata sull’efficacia (Ebm, Evidence Based Medicine) esiste anche nella medicina convenzionale. Studi accreditati riguardanti l’efficacia di farmaci di sintesi hanno riscontrato che sostanzialmente solo il 30% delle cure proposte dai medici risponde ai criteri della Ebm e in percentuali vicine all’8% i trattamenti erano probabilmente inutili, o addirittura inutili e dannosi.

La Svizzera inserisce l’omeopatia nella sanità pubblica

I francesi non hanno peraltro preso in considerazione i risultati dello studio che ha portato la Svizzera ad inserire nelle prestazioni offerte dalla sanità pubblica proprio l’omeopatia, né quanto emerso da uno studio di farmacoeconomia olandese che qualche anno fa ha reso evidente che i pazienti curati da medici con una competenza aggiuntiva nelle Medicine Complementari, tra cui l’omeopatia, stavano meglio, avevano una qualità di vita migliore e costavano meno al Servizio Sanitario. Le stesse valutazioni di impatto economico sono state pubblicate da ricercatori della Toscana, isola felice dove l’omeopatia è assicurata in molte strutture pubbliche: il trattamento omeopatico in pazienti con patologie respiratorie quali asma o allergie è stato associato a una significativa riduzione nell’uso, e nel costo conseguente, delle terapie convenzionali.

No alla cultura “un farmaco ad ogni costo”

Che sia proprio questa la chiave per capire tanto accanimento contro l’omeopatia nonostante la sua popolarità tra i pazienti, e anche tra i medici? Infatti il 30% dei pediatri italiani ha affermato di utilizzare l’omeopatia nella sua professione e l’omeopatia e il secondo sistema di medicina per diffusione nel mondo. Nel comunicato stampa di accompagnamento del documento, l’Has afferma che “bisogna sensibilizzare medici e pazienti sul fatto che non è sempre necessaria una prescrizione medicinale. Bisogna uscire dalla cultura del “un farmaco ad ogni costo” e saper ricorrere ad approcci preventivi o terapeutici non medicamentosi come l’attività fisica, che hanno una efficacia dimostrata sulla salute.

Non si può non essere d’accordo, ma non si può semplicemente dire, come fa l’Has, che  i pazienti devono imparare a tenersi i loro disturbi se non sono gravi. In una società che vede i danni da farmaci tra le cause più diffuse di malattia e di morte, la ricerca di alternative meno tossiche è prioritaria. Anche il problema dell’antibiotico-resistenza  sta facendo emergere la necessità di utilizzare altri strumenti terapeutici. L’omeopatia, anche nel suo uso in veterinaria,  può avere un ruolo importante.

In Italia farmaci sono detraibili

Quali conseguenze in Italia della decisione francese? In Italia i medicinali omeopatici, distribuiti in farmacia come Sop, cioè senza obbligo di prescrizione, sono a carico dei pazienti, ma detraibili. I medicinali omeopatici sono regolati da una direttiva comunitaria; peraltro il tentativo di declassare i medicinali omeopatici, chiesto dalla Spagna alla Comunità europea, è stato respinto: quelli omeopatici restano medicinali. L’omeopatia è in Italia un atto medico la cui formazione e l’esercizio sono regolati dall’Accordo Stato Regioni del 2013.

È in atto in Italia, come nel resto d’Europa e del mondo, una campagna di delegittimazione dell’omeopatia e certamente questa decisione francese verrà sbandierata come una vittoria della Scienza contro l’oscurantismo. Ma la ricerca sta andando avanti e a settembre a Sorrento si terrà il 74° Congresso Internazionale di Omeopatia: una buona occasione per vedere che cosa veramente l’omeopatia può rappresentare nel campo della cura per i medici e i pazienti che ad essa ricorrono.