Centro estivo, sportivo o a tema…ma non sia un parcheggio

Da oggi inizia per i nostri bambini una lunga pausa dagli impegni scolastici: magari, dopo una settimana di disintossicazione da orari e regole, un centro estivo può essere una buona idea per far trascorrere ai nostri figli un’esperienza diversa, per lavorare sulla loro autonomia e metterli alla prova in un contesto diverso rispetto a quello cui sono abituati nei mesi invernali. A patto che non sia un parcheggio, come ci ha spiegato Angela Grassi, pedagogista con una lunga carriera alle spalle, è “non considerarlo un parcheggio”.

“Se pensiamo al centro estivo come un parking per i nostri ragazzi siamo fuori strada: questi campus non hanno solo uno scopo ludico ma anche e soprattutto educativo”. Per questo – continua la Grassi – è indispensabile che ci sia sempre un piano delle attività strutturato e organizzato e che la giornata non sia lasciata al “caso”. Questa esperienza – continua – è sicuramente un prezioso banco di prova in cui poter spendere se stessi in un contesto diverso e inusuale. 

Ci sembra di capire che lei è favorevole alla frequenza dei centri estivi…

Ho raggiunto ormai una certa età – anagrafica e di esperienza – e questo mi porta a considerare i campus estivi una grande opportunità per i ragazzi. Lo è sempre stata: prima c’erano le colonie che permettevano ai figli di famiglie meno abbienti di poter frequentare qualche settimana al mare. Oggi la realtà è un po’ cambiata ma il valore educativo di questi centri estivi resta.

Qual è il valore aggiunto dei centri estivi?

Questa esperienza permette ai ragazzi di confrontarsi con i loro pari su un piano diverso rispetto alla scuola. Ci si ritrova a spendersi in contesti diversi di gioco, di movimento, di relazione e scambio: in queste realtà spesso i ruoli del più e del meno bravo non sono più così evidenti ma anzi spesso sono ribaltati e così chi è abituato a primeggiare vive l’esperienza di essere “secondo” a un compagno che invece solitamente a scuola fa più fatica. A scuola, invece, il confronto avviene quasi esclusivamente sul piano delle competenze cognitive.

Ha effetti positivi anche sull’autonomia?

Certamente. Il bambino proprio perché si spende in un contesto nuovo e diverso (in alcuni casi anche fisicamente lontano) ha la possibilità di “buttarsi” molto di più nelle esperienze, di vivere l’attività in maniera più indipendente e autonoma. Si trova spesso nella condizione di doversela cavar da solo in piccoli grandi compiti ed è quindi spronato dal contesto a “diventare grande”.

A partire da quale età si può pensare al centro estivo che prevede il pernotto fuori casa?

Dipende dal grado di autonomia raggiunto, ogni bambino ha una storia a sé e se non si sente pronto per affrontare un’esperienza del genere non deve essere costretto. In linea di massima io non consiglio mai di lasciarli dormire fuori casa prima dei 5 anni.

Compiti sì o no?

L’estate deve essere un periodo non solo quantitativamente diverso (si fanno meno compiti, si studia meno) ma anche qualitativamente differente (si fa “altro” ci si dedica ad attività che per ragioni diverse in inverno non si possono praticare). Inoltre la pausa estiva è anche il momento in cui “metabolizzano” quanto appreso durante l’anno e compiono un meraviglioso salto evolutivo che si palesa agli insegnanti e a tutti in maniera evidente a settembre. Il tempo dell’estate è quindi un tempo prezioso da non sottovalutare, un periodo importante dell’anno che occorre ai nostri ragazzi per ricaricare le pile ma anche per sistematizzare tutto ciò che hanno appreso durante l’anno.

Allora quali attività è meglio preferire?

Io consiglio sempre di diffidare da quei centri che illudono le famiglie offrendo personale tecnico (ad esempio l’ottimo insegnante di tennis riconosciuto dalla Federazione, ndr) ma scarsamente preparato sul piano pedagogico: un coordinamento di questo tipo è sempre necessario per portare a termine l’obiettivo del centro estivo, ovvero la socializzazione tra ragazzi.

Quanto è importante la figura degli educatori?

Moltissimo e ha un ruolo fondamentale nella buona riuscita di un campo estivo; basta pensare che quest’esperienza offrirà ai ragazzi anche l’opportunità di relazionarsi con adulti mai visti prima e diversi rispetto a quelli cui sono abituati nel corso dell’inverno. In questo modo “generalizzano” con persone diverse le competenze relazionali che hanno sviluppato nel rapporto di tutti i giorni, e che rappresentano un po’ la loro base sicura.

I CONSIGLI PER SCEGLIERE IL CAMPO ESTIVO 

Sono almeno quattro gli aspetti da considerare prima di prendere una decisione: le caratteristiche e la qualità della struttura che ospita il centro, il numero e il tipo di attività proposte, la preparazione e l’età degli animatori e il gruppo di amici. Per dare un orientamento alle famiglie e fornire qualche criterio di scelta abbiamo chiesto aiuto a Francesca Valla, una delle tate dello storico programma Sos Tata.

Struttura. L’ideale è uno spazio all’esterno perché i bambini dopo un anno trascorso per la maggior parte all’interno delle quattro mura scolastiche hanno bisogno di vivere momenti destrutturati e uno spazio all’aperto è sicuramente quello che fa per loro. Oltre tutto, un’esperienza del genere favorisce modalità di socializzazione differente rispetto a quella a cui i piccoli sono abituati. Ovviamente, è fondamentale che siano rispettati i requisiti di sicurezza e che tutti gli impianti presenti siano a norma, per questo è buona regola visitare sempre il luogo dove si intende portare il proprio figlio. “L’aspetto della sicurezza è fondamentale – ci dice Francesca Valla – quindi è bene assicurarsi che sia una struttura attrezzata per ospitare i bambini: con giochi sicuri, ampi spazi all’aperto dove i piccoli possano giocare liberamente e anche zone d’ombra che offrano un riparo dal caldo”.

Attività. Prima di scegliere qualsiasi struttura è meglio verificare il piano delle attività giornaliere e scartare quei centri con un’organizzazione molto scandita e piena: i bambini sono reduci da un anno scolastico che è stato certamente impegnativo e riempirli di cose da fare non è certo quello di cui hanno bisogno. D’estate  è bene avere ritmi più lenti. Per cui è importante che ci siano momenti “vuoti” che agli adulti possono sembrare di noia ma in realtà sono solo di decantazione. Detto questo, lasciamo che sia il nostro bambino a scegliere l’attività cui vuole dedicarsi durante la sua pausa estiva. Dunque, prospettiamogli delle alternative – magari quelle più comode per noi – ma lasciamo che sia lui a dire l’ultima parola e magari anche che scelga di impegnarsi in più attività durante tutto il mese. 

Operatori. Questo è l’aspetto più importante da valutare nella scelta del centro estivo. Per evitare che il centro estivo sia solo un baby parking è importante che il personale sia competente e preparato. In grado di interagire con bambini anche di età diverse. È fondamentale, inoltre, che ci sia sempre un responsabile del centro a cui fare riferimento per qualsiasi problema o dubbio. Per quanto riguarda il rapporto numerico ideale tra educatori e bambini dipende sia dall’età di questi sia dal tipo di attività che si svolge: per laboratori più strutturati potrebbe bastare un rapporto di 1 a 15, in piscina si scende a 1 a 5.

Gruppo di amici. Il dilemma per molti genitori è se privilegiare centri in cui vanno tutti gli amici e compagni di classe o invece consentire al bambino di allargare gli orizzonti e il cerchio delle sue conoscenze. Anche in questo caso è opportuno coinvolgere nostro figlio nella scelta. Alcuni, infatti, hanno bisogno di un punto di riferimento già conosciuto per integrarsi meglio in un gruppo nuovo, altri, invece, desiderano fare un’esperienza da soli. La necessità di avere bisogno di un aggancio, tuttavia, non deve essere interpretata come una forma di insicurezza bensì come il desiderio di condividere un’esperienza con una persona amica.