La crociata dei notai contro le surroghe dei mutui a costo zero

Il proverbiale vaso di coccio tra quelli di ferro. È lo scomodo ruolo dei consumatori quando si parla di banche e notai, di certo più bravi a farsi ascoltare da governo e opposizioni. Specie quando si tratta di annacquare una possibilità di risparmio che centinaia di migliaia di mutuatari hanno colto al volo in questi anni: la surroga dei mutui.

Parliamo della possibilità di sfruttare, senza spese e senza penali, l’offerta di tassi e ratei più bassi da parte di una banca abbandonando il vecchio istituto, introdotto, come oramai è ben noto, dalle liberalizzazioni Bersani.

Uno sgravio che è stato mal digerito da molti, notai in testa. Un esempio di quanto sia risultata indigesta la surroga ai notai?

Il migliore lo offre la cronaca de Linkiesta che cita l’intervento di Salvatore Lombardo, presidente dei notai italiani, il 6 novembre scorso: “Sono diminuite, consentitemelo di dirlo, fortunatamente le surroghe (perché noi abbiamo fatto una battaglia su questo), in quanto le surroghe agevolavano il singolo ma non agevolavano l’economia. È il nuovo mutuo che agevola l’economia. Il nuovo mutuo che mette in giro nuove risorse, fa fare nuove attività. Le surroghe sostituiscono a un singolo creditore un tasso inferiore a un tasso superiore… Ecco perché sono contento di questo”.

Per capire i motivi di tanta gioia di Lombardo, bisogna risalire al 12 dicembre 2017, quando una circolare del ministero della Giustizia di Orlando (Pd) finisce per seminare sulla strada delle surroghe un ostacolo ben pesante, aumentando i costi delle quietanze notarili se la banca abbandonata non si presenta a firmare l’atto di surroga. Tanto per capirci, se l’istituto che sta perdendo il cliente fa ostruzionismo, il notaio che fa due atti separati ha diritto di chiedere un onorario che deve essere pagato dalla banca subentrante. Che, ovviamente, perde molto dell’interesse a offrire al nuovo cliente un mutuo più conveniente.

Tanto per non rischiare, poi, arriva l’emendamento alla legge di bilancio, sempre del dicembre 2017 a firma Bruno Tabacci (con le firme Pd e Leu) che sottrae i notai al controllo dell’Antitrust. Un provvedimento sul quale pende un ricorso dell’Antitrust alla Corte Costituzionale, ma che resta in vigore, confermato anche dal ministro della Giustizia attuale, il 5 Stelle Bonafede, che sottrae i notai al controllo dell’authority a tutela dei consumatori. Proprio quella che si è battuta per la portabilità dei mutui contro banche e notai.

“Sarebbe un quarto grado di giudizio utilizzato per ritardare, magari fino al pensionamento, l’appli­cazione delle sanzioni a un notaio” replica il notariato.

Sarà un modo per far passare la voglia a chiunque di abbassare le tariffe e strappare clienti a un collega, replicano i maligni. E quando si parla di mutui, chi rinuncerebbe agli onorari di un nuovo contratto “che fa tanto bene all’economia” come dice Salvatore Lombardo?