Class action, ok della Camera ora va in Senato. Non sarà retroattiva

La Camera dei deputati con 365 voti favorevoli, nessuno contrario e 103 astensioni, ha approvato la proposta di legge di riforma della class action presentata dall’onorevole Angela Salafia del Movimento 5 Stelle che ricalca quella approvata in un solo ramo dal Parlamento la scorsa legislatura e sulla quale c’era stata – forse l’unica nella storia politica – la convergenza tra M5S e Pd. Ora il testo va al Senato per l’ok definitivo.

L’azione giudiziaria collettiva passa dal Codice del Consumo al Codice civile. Viene allargato il campo d’azione, per chi vi può fare ricorso (tutti i cittadini e non solo utenti e consumatori) sia per gli argomenti che possono essere oggetto dell’azione giudiziaria, sia per il tipo di tutela che si può ottenere. Arriva il patto di “quota lite” per gli avvocati e la possibilità di aderire anche dopo la sentenza. La competenza a livello giurisdizionale aspetta alla sezione specializzata in materia di imprese dei rispettivi tribunali di competenza.

Salafia soddisfatta. Dona: “Niente passi indietro su danno punitivo”

La Camera ha approvato un emendamento proposto da Forza Italia sulla irretroattività delle cause, ovvero potranno essere attivate class action su danni collettivi successi all’entrata in vigore. Soddisfatta la deputata Salafia: “Con la riforma approvata oggi alla Camera offriremo ai più deboli uno strumento che funziona veramente, dopo quasi dieci anni dalla prima legge sulla class action”.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unc, fa un bilancio sul testo approvato: “L’adesione successiva alla condanna è l’unico modo per garantire una partecipazione massiccia alle azioni di classe, stante la normale riluttanza del consumatore e la sua sfiducia nel sistema giudiziario che per nostra esperienza ha demotivato i consumatori già in passato” prosegue Dona. “Il danno punitivo, poi, è l’unica strada per avere una reale efficacia deterrente per le imprese scorrette” conclude Dona.

Come funzionerà

Il procedimento prevede tre fasi:
– l’ammissibilità dell’azione. Sarà competenza del tribunale delle imprese che dovrà pronunciarsi entro un mese dalla domanda. Accolta, l’azione sarà pubblicata su una piattaforma curata dal ministero della Giustizia;
decisione sul merito;
rimborsi. La liquidazione delle somme agli aderenti alla classe viene decisa con decreto del giudice delegato.
Si utilizzerà il cosiddetto rito sommario di cognizione, senza possibilità di cambiarlo. Si stabilisce la possibilità di sospensione del giudizio da parte del tribunale, quando è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente o un giudizio davanti al Tar.