Quell’Europa, così distratta sugli incidenti stradali

Il 2016 per l’Europa è stato il terzo anno consecutivo di delusione sul fronte della sicurezza stradale. Sulle strade dei 32 paesi monitorati dall’ETSC, sono morte 25.670 persone; l’equivalente di una cittadina di provincia.

Rispetto al 2015 il calo è stato appena del 2%. E proprio il 2015, anzi, era stato l’anno peggiore, con la mortalità stradale del nostro continente addirittura cresciuta dell’1%, dopo il pareggio del 2014.

OBIETTIVO MANCATO

E dire che l’Europa nel 2010 si era data l’obiettivo di ridurre del 50% in dieci anni il numero delle vite perse sulla strada. Per raggiungerlo sarebbe servito un tasso annuo di riduzione del 6,7%. Invece fino a oggi abbiamo viaggiato sul -3,4%, tagliando le vittime della strada del 19% nei primi sei anni del decennio. Ora si fa più dura, visto che nei tre anni di tempo utile che restano per centrare l’obiettivo, bisognerebbe ridurre i decessi dell’11,4% l’anno.

L’ETSC, che è un’organizzazione non governativa, è tornata sull’argomento nei giorni scorsi, in occasione della consegna del premio PIN 2017 (un indice che misura le performance dei differenti paesi in termini di sicurezza stradale), andato alla Svizzera.

Il paese più virtuoso è stato la Lituania, che nel 2016 ha ridotto i suoi incidenti del 22%. Seguono Cipro (-19%), la Repubblica Ceca (-17%), la Lettonia (-16%) e la Svizzera (-15%). A ben guardare, fatta eccezione per la Svizzera, si tratta di tutti paesi che hanno iniziato da pochi anni a occuparsi di attivamente di incidentalità. Paesi per i quali risulta più facile tagliare. Sono invece addirittura in controtendenza gli stati occidentali, dove si sta assistendo a una nuova crescita della mortalità stradale.

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In Europa, dopo gli anni di più forte attenzione nei confronti delle vittime della strada, e stiamo parlando solo di morti e non delle centinaia di migliaia di feriti gravi, l’argomento sembra un po’ passato di moda. Forse ci siamo assuefatti a questi dati sull’incidentalità, di cui si parla solo occasionalmente. E forse facciamo troppo affidamento sui congegni per la sicurezza attiva e passiva di cui sono dotati i nostri veicoli.

ITALIA, IL TRISTE RECORD DELLE DUE RUOTE

In Italia, ad esempio, è passato in secondo piano anche il dato allucinante del +9,8% di mortalità che i motociclisti hanno fatto segnare nel 2015. Fra poco, verso la metà del mese di luglio, ACI e Istat renderanno disponibile (finalmente!) una prima elaborazione dei dati nazionali relativi al 2016, e vedremo se le stime fornite all’ETSC saranno confermate.

Al di là dei numeri, il Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti ha fornito anche l’interpretazione delle cause di questa diffusa battuta d’arresto della lotta agli incidenti. I primi a finire all’indice sono i politici dei singoli paesi, colpevoli di non aver saputo proporre politiche adeguate, quando non addirittura di immobilismo. Mancano anche i controlli di polizia sulle strade, denuncia l’ETSC, e non si investe in infrastrutture sicure. Molti paesi, ancora, fanno pochi controlli sull’eccesso di velocità e sulla guida sotto effetto di alcol o sostanze.

EUROPA AL RALLENTATORE

A livello comunitario si registra la stessa carenza d’interventi del mondo politico. Gli standard minimi di sicurezza dei veicoli non vengono aggiornati dal 2009. Un lasso di tempo lunghissimo, se si considera quali e quanti progressi tecnologici si sono registrati in questi anni. Basti pensare che ormai quasi tutte le auto sono dotate di ausili elettronici per la sicurezza della guida, come la frenata d’emergenza automatica. E per la semplice proposta di una nuova normativa d’omologazione che tenga in considerazione tali equipaggiamenti bisognerà attendere il 2018. Più qualche altro anno perché vada in vigore.

Va peggio sul fronte delle infrastrutture, visto che in questo caso neanche si parla di aggiornare le norme relative. Così, dopo anni di discussioni, l’estensione dell’omologazione EN1317 sui guard rail, per integrarvi i crash test specifici per i motociclisti, non è mai stata fatta.

E così si continua, cancellando l’equivalente di una cittadina di provincia ogni anno dall’Europa.