Champagne, alla prova la sorpresa è tedesca

Si avvicina il momento dei brindisi e le bollicine volano nelle vendite, come sempre accade in questi periodi. La parte del leone, almeno da noi, la fanno spumanti e prosecchi italiani, ma non c’è dubbio che qualcuno sarà tentato di optare per una vino d’Oltralpe. Come avrete capito ci riferiamo allo champagne, orgoglio dei francesi e simbolo di una bevuta raffinata (a torto o ragione) in tutto il mondo.

E allora tanto vale dare subito la parola ai nostri cugini francesi di 60 Millions de consommateurs che anche quest’anno hanno voluto sottoporre a un severo test comparativo le bottiglie più vendute nel loro paese. A finire sotto le maglie della valutazione dei sommelier il cuore del mercato, l’86,7% del volume venduto in Francia nel 2015: i brut sans année, ossia i non millesimati. In questa categoria rientrano i vini prodotti con uvaggi di stagione miscelati alle riserve degli anni precedenti.

Questo sistema consente alle case di mantenere le produzioni anche in anni di cattivi raccolti come il 2016. Trenta le bottiglie esaminate da una commissione che al suo interno prevedeva enologi, giornalisti, produttori e semplici amanti delle bollicine. Tutte, ovviamente, presentate agli assaggiatori in maniera rigorosamente anonima.

Gran parte dei campioni testati sono stati valutati come “medi”, insomma sufficienti. Non un granché, almeno secondo il severo giudizio dei francesi. “È come se questi champagne siano fatti per impressionare per qualche secondo prima che le note gustative spariscano del tutto” ha spiegato uno dei giurati. Appena un quarto dei “candidati” ha lasciato sensazioni positive e durevoli in bocca, tanto da finire nella ristretta cerchia dei buoni champagne.

Le sorprese, spiegano da 60 Millions de consommateurs, non sono mancate. Al momento di abbinare i nomi ai giudizi già espressi sugli champagne anonimi, è stata molta la sorpresa nel costatare la rovinosa caduta di alcuni big storici del settore. È il caso del Cordon Rouge Mumm, di Pommerit e Henriot, giudicati poco più che sufficienti, a dispetto del blasone che occupano nell’immaginario degli amanti delle bollicine d’oltralpe. Ironia della sorte, a vincere la prova è stata una casa tedesca, la Deutz.