Allarme integratori di caffeina: quando il “pieno di energia” diventa un pericolo

CAFFEINA

Le indagini del CVUA in Germania confermano che numerosi integratori e polveri di caffeina superano i limiti di sicurezza e possono facilmente risultare pericolosi per sovradosaggio

Il mercato degli integratori alimentari a base di caffeina è in forte espansione, trainato dalle mode del fitness e dalla promessa di energia rapida. Sugli scaffali e negli store online, accanto ai classici energy drink, si moltiplicano polveri ad alto dosaggio, pillole e preparati pre-allenamento (i cosiddetti pre-workout booster). Tuttavia, un’indagine condotta dai laboratori del CVUA (Uffici di indagine chimica e veterinaria) di Karlsruhe e Stoccarda, in Germania, ha fatto emergere una realtà allarmante: molti di questi prodotti superano le dosi considerate sicure dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), diventando un vero e proprio rischio per i consumatori.

I numeri dell’indagine

Tra il 2010 e il 2025, le autorità del Baden-Württemberg hanno classificato ben 23 tra bevande e integratori alla caffeina come “dannosi per la salute”. I test hanno rivelato, ad esempio, la presenza sul mercato di “shot” energetici contenenti 150 mg di caffeina per 100 ml, immessi in commercio senza alcuna indicazione in etichetta sulla quantità massima di consumo raccomandata. Per avere un termine di paragone, una normale tazza di caffè filtro contiene tra gli 80 e i 120 mg di caffeina, e le linee guida dell’EFSA indicano che il consumo di circa 4 tazze al giorno è generalmente sicuro per un adulto sano. Con gli integratori, invece, il limite di tolleranza viene superato facilmente, soprattutto se si somma la caffeina assunta tramite altre fonti quotidiane come tè, bibite alla cola, cioccolato o caffè.

Fonte: Cvua Karlsruhe

Il pericolo della polvere pura

La minaccia più grave individuata dalle autorità tedesche è rappresentata dalle polveri di caffeina vendute sfuse da dosare autonomamente, che dovrebbero essere evitate a prescindere dai consumatori. In un caso specifico, è stato analizzato un prodotto composto al “99% da caffeina” che suggeriva una dose giornaliera di ben 900 mg. Il problema in questo caso è molto pratico e potenzialmente letale: misurare quantità minime, come 0,2 grammi, con i normali cucchiaini da cucina o con le bilance casalinghe è quasi impossibile in modo affidabile. Un piccolo errore di misurazione può far schizzare la dose ingerita.
Come evidenziato anche dall’Istituto Federale per la Valutazione dei Rischi (BfR), la dose potenzialmente letale di caffeina pura si aggira tra i 5 e i 10 grammi, l’equivalente di appena 1 o 2 cucchiaini da tè di polvere. Per assumere la stessa quantità mortale attraverso la bevanda, bisognerebbe bere circa 10 litri di caffè. Le persone rischiano così di sottovalutare il pericolo legato alla polvere concentrata.

Il vuoto normativo europeo

Attualmente, nell’Unione Europea non esiste un limite massimo uniforme per la caffeina, il che rende complessa la sorveglianza dei prodotti e la chiara valutazione dei rischi da parte delle autorità. Al momento è solo obbligatorio indicare in etichetta il contenuto di caffeina e stampare le relative avvertenze per i gruppi a rischio. Dosi elevate di questa sostanza, infatti, scatenano reazioni fisiche evidenti, colpendo in modo particolarmente severo i soggetti più vulnerabili come adolescenti, donne in gravidanza, persone con malattie cardiovascolari o chi metabolizza la caffeina più lentamente. Il rischio si innalza ulteriormente se il prodotto mescola la caffeina con altre sostanze stimolanti (come ad esempio la sinefrina).