Case green, l’Italia sotto infrazione: niente piano (e nemmeno incentivi)

CASE GREEN

Il nostro paese (insieme ad altri 18) non ha rispettato la scadenza del 31 dicembre per l’invio della bozza dei piani di ristrutturazione per ridurre i consumi energetiche delle nostre abitazioni. Allo stato dei fatti però mancano pure i bonus per chi vuole aderire

La Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione nei confronti di 19 paesi membri, Italia inclusa, perché non hanno presentato alla Commissione una proposta di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici entro il 31 dicembre 2025, nell’ambito della cosiddetta direttiva Case green.

Entro il 31 dicembre 2025 infatti gli Stati membri avrebbero dovuto trasmettere a Bruxelles una prima bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla Energy performance of buildings directive (Epbd). Il nostro paese non l’ha fatto e, oltre a finire sotto infrazione, ad oggi, non è chiaro come intenda raggiungere gli obiettivi di riduzione dei consumi fissati dall’Unione europea.

La direttiva prevede, infatti, un taglio del 16% dei consumi energetici del patrimonio edilizio entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020. Tocca ai governi nazionali stabilire come arrivarci, indicando priorità, edifici da ristrutturare e strumenti di sostegno. I piani dovrebbero censire il patrimonio immobiliare e concentrarsi soprattutto sul 43% degli edifici meno effi- cienti. Al momento, però, l’Italia non ha ancora presentato una strategia organica, mentre il recepimento della direttiva – che dovrà essere completato entro il 29 maggio 2026 – procede a rilento. Va detto che Roma non è sola: anche Francia e Germania sono sotto infrazione, mentre solo otto paesi hanno inviato la bozza di piano.

Il piano che prevede di efficientare i nostri edifici e renderli meno spreconi (con riflessi positivi anche sulle bollette energetiche) è lodevole tuttavia per piani di interventi capaci di raggiungere gli obiettivi servono incentivi pubblici per sostenere la spesa dei cittadini a mettersi in regola con le normative in arrivo.