
Finti messaggi del Cup, del Caf o di altri servizi pubblici invitano a richiamare numeri a sovrapprezzo. Dietro c’è un sistema che coinvolge call center, società intermediarie e servizi di invio massivo di sms. Un’inchiesta di Dataroom di Milena Gabanelli è riuscita a ricostruire la filiera e capire da dove partono gli sms
Sempre più italiani ricevono sms che invitano a contattare con urgenza un numero telefonico per «importanti comunicazioni. Il messaggio sembra provenire da servizi affidabili — il Cup sanitario, il Caf o altre strutture di assistenza — e spinge il destinatario a richiamare immediatamente. In realtà si tratta di una truffa che può costare cara. Come racconta Milena Gabanelli su Dataroom, il sistema è semplice: si invita la vittima a contattare numeri che iniziano con 893, cioè linee telefoniche a sovrapprezzo che possono arrivare a costare “fino a 2 euro al minuto”. Chi richiama spesso trova una segreteria che invita ad attendere per non perdere la priorità, oppure un operatore che prende tempo con domande e verifiche inesistenti. Dopo diversi minuti di attesa, la linea cade e l’utente è costretto a richiamare. Solo più tardi, con la bolletta telefonica, ci si accorge dell’addebito.
“Richiamaci”
Il meccanismo sfrutta quello che viene definito callback phishing: invece di telefonare direttamente alla vittima, i truffatori inducono la persona a chiamare loro. Secondo quanto ricostruito da Dataroom, la legge imporrebbe ai call center di indicare immediatamente “in modo chiaro ed esplicito il costo della telefonata e il nome del servizio”, ma nelle chiamate fraudolente queste informazioni non vengono fornite.
I numeri 89
I numeri che iniziano con 89 non sono illegali di per sé. Si tratta infatti di linee a tariffa speciale utilizzate da servizi di assistenza clienti, televoto o consulenze telefoniche. Come spiega l’inchiesta, “i numeri appartengono allo Stato e il ministero delle Imprese e del Made in Italy li concede agli operatori telefonici”, che li acquistano a blocchi e li rivendono a loro volta ad aziende e call center. I truffatori sfruttano soprattutto gli 893, spesso distribuiti in lotti di cento numerazioni.
La pista a ritroso
Seguendo la pista di uno di questi numeri, 893.42262, l’inchiesta di Gabanelli ha ricostruito una catena di passaggi tra diverse società. “Siamo partiti da un sms che, a febbraio, invitava a contattare il Cup all’893.42262. Questo numero al Mimit risulta «non assegnato», probabilmente perché i registri non sono aggiornati. Scopriamo che fa parte di un lotto acquistato da Intermatica, società di Roma che fa capo a Nexora, con sede in Irlanda e di proprietà dell’imprenditore Orlando Taddeo” scrive Gabanelli. Oltre a vendere servizi di comunicazione a privati ed enti statali (rifornisce di telefoni satellitari i carabinieri e il ministero della Difesa), Intermatica offre numeri a sovrapprezzo ai call center che ne fanno richiesta. Il 27 novembre 2025, Intermatica cede questo e altri 893 alla Enterprise Working Italia, che ha sede legale nello studio di un commercialista di Roma. “La proprietà è collegata a un canale tv locale attivo tra Lombardia e Piemonte, che trasmette teleshopping; e infatti Enterprise si occupa di pubblicità per trasmissioni tv, ma anche di rivendere, a sua volta, i numeri a sovrapprezzo. A inizio gennaio 2026 cede il «nostro» e almeno altri quattro 893 che nelle ultime settimane sono stati usati per le truffe (sia con i falsi Cup che con i falsi Caf) alla Jetcom Srl, sede legale a Roma, sede operativa a Napoli. Titolare, un’insospettabile negoziante, Cristina Ippolito, 49 anni, originaria di Portici” continua Dataroom, secondo cui “Le sue operatrici lavorano da casa, e fanno consulenze sui numeri del lotto, ma soprattutto telefonate erotiche. Infatti, sempre alla Ippolito fa capo la Cristel Communication, che gestisce il sito a luci rosse 69incontri.it, che propone «ragazze e donne mature pronte a esaudire i tuoi desideri» per 2 euro al minuto”.
24mila euro sottratti a settimana
Il risultato è che, anche con pochi giorni di attività, i guadagni possono essere consistenti. Secondo le stime riportate da Dataroom, “solo in una settimana gli ignari utenti hanno speso circa 24mila euro” chiamando quel numero. I ricavi vengono poi suddivisi lungo tutta la filiera: una parte resta agli operatori telefonici, una alla società che detiene la concessione del numero, una agli intermediari e infine al call center che gestisce le telefonate. Persino lo Stato incassa indirettamente attraverso l’Iva e i canoni di concessione delle numerazioni. Il sistema si alimenta anche grazie agli sms inviati su larga scala. Esistono piattaforme specializzate che permettono di spedire migliaia di messaggi in pochi minuti a liste di numeri già profilati. Con poche migliaia di euro è possibile inviare decine di migliaia di sms con il testo scelto dal cliente, aumentando enormemente il numero di potenziali vittime.
I guadagni delle Tlc
Il fenomeno non è marginale. Secondo le stime citate da Milena Gabanelli su Dataroom, “ogni anno circa 3,9 milioni di italiani sono presi di mira dalle frodi telefoniche”, con un giro d’affari che sfiora i 600 milioni di euro. Una truffa su tre avviene proprio tramite sms. Bloccare queste pratiche non è semplice. Le compagnie telefoniche, che ricavano da ogni euro fatturato con queste telefonate il 30-50%, possono segnalare e sospendere le numerazioni sospette, ma i truffatori spesso riescono a procurarsi rapidamente nuovi numeri e riprendere l’attività. Per avviare un procedimento e ottenere eventuali rimborsi è necessaria una denuncia formale alla polizia postale o alla procura. Ma, come osserva Dataroom, molti rinunciano a farlo perché l’addebito in bolletta è relativamente basso, spesso “10 o 15 euro”. È proprio questa combinazione di piccoli importi e grandi volumi che permette alle truffe di continuare a proliferare.









