
Uno studio del laboratorio pubblico tedesco CVUA Stuttgart evidenzia che circa il 10% dei residui arriva nel frutto. Sulla buccia si concentra però la quota maggiore
La buccia degli agrumi? Non è una barriera perfetta contro i pesticidi. Le analisi di laboratorio dimostrano infatti che una parte dei residui riesce comunque a raggiungere la polpa.
A mostrarlo è un’indagine del CVUA Stuttgart, laboratorio pubblico di controllo alimentare in Germania, che ha analizzato 12 campioni di mandarini provenienti da agricoltura convenzionale per verificare la presenza di residui di pesticidi. I ricercatori hanno esaminato i frutti in due modi: una volta interi (buccia e polpa insieme) e una volta dopo averli sbucciati, analizzando solo la polpa.
I risultati mostrano chiaramente come la buccia non sia una barriera assoluta.
Residui anche nella polpa
Nel frutto intero il contenuto medio di pesticidi è risultato pari a 3 mg/kg, mentre nella sola polpa è stato di 0,31 mg/kg. In altre parole, circa il 10% dei residui si trova all’interno del frutto.
Questo significa che, anche eliminando la buccia, una quota di pesticidi rimane comunque nella parte che viene consumata.
La differenza resta comunque significativa: circa il 90% dei residui si concentra nella buccia, dove rimangono soprattutto le sostanze applicate sulla superficie o utilizzate nei trattamenti post-raccolta.
Anche il numero di molecole individuate cambia: nella polpa sono state trovate in media 7 sostanze, mentre nel frutto intero oltre 12.
Il ruolo dei pesticidi sistemici
Il motivo per cui i residui arrivano nella polpa dipende dal tipo di pesticida utilizzato.
Alcuni principi attivi sono sistemici, cioè vengono assorbiti dalla pianta attraverso foglie o radici e si distribuiscono in tutti i tessuti, compreso il frutto. In questi casi il residuo può trovarsi nella polpa in concentrazioni simili a quelle presenti nella buccia.
È il caso, ad esempio, dello spirotetramat, per il quale lo studio ha rilevato livelli analoghi nel frutto intero e nella polpa.
Diversa la situazione per le sostanze utilizzate dopo la raccolta, come il fungicida imazalil, impiegato per proteggere gli agrumi da muffe e deterioramento durante trasporto e conservazione. In questo caso la maggior parte dei residui resta sulla superficie: nella polpa si trova circa un quinto della quantità presente nel frutto intero.
Trattamenti anche dopo la raccolta
Gli agrumi sono tra i frutti più spesso sottoposti a trattamenti post-raccolta. Servono a prevenire muffe e a prolungare la conservazione durante trasporto e stoccaggio.
Tra le sostanze più utilizzate ci sono i fungicidi imazalil, tiabendazolo, ortofenilfenolo e pirimetanil. Inoltre i frutti vengono frequentemente cerati per ridurre la perdita di umidità e migliorare la conservazione.
Nei prodotti confezionati questi trattamenti devono essere indicati in etichetta con diciture come “conservato con…” o “cerato”.
Il test sul biologico
Nel corso dell’indagine è stato analizzato anche un campione di mandarino biologico. In questo caso i ricercatori non hanno rilevato residui quantificabili né nella buccia né nella polpa.
Nel biologico, infatti, non sono ammessi pesticidi chimico-sintetici né trattamenti post-raccolta.






