
Un emendamento al Milleproroghe, in discussione alla Camera, propone di far slittare le farmacie dei servizi al 1° gennaio 2027 . Soddisfazione dei laboratori privati accreditati che ribadiscono: la diagnostica non è un’attività industriale da massificare
Il Governo ci ripensa sulle farmacie dei servizi? Un emendamento al Milleproroghe (n. 5.134 a firma Pella e Gentile) propone di far slittare al 1° gennaio 2027 l’applicazione delle disposizioni previste dalla legge n. 182 del 2025 in materia di farmacie dei servizi. Mentre è in corso presso la Commissione Bilancio della Camera la discussione sugli emendamenti al Milleproroghe, che deve concludersi entro fine febbraio, abbiamo chiesto un commento alla presidente dell’Uap, Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata Maria Stella Giorlandino, che avevamo già intervistato nel nostro approfondimento sulle farmacie dei servizi pubblicato sul numero di febbraio, ancora in edicola, Giorlandino, che aveva espresso diverse critiche alla norma, si dice soddisfatta per la presentazione, da parte di esponenti della maggioranza parlamentare, di emendamenti che intervengono su alcuni snodi centrali del sistema sanitario, evitando che interventi normativi settoriali, fondati esclusivamente su criteri quantitativi o di volume, producano effetti distorsivi sull’organizzazione delle cure e sulla sicurezza dei pazienti.
Rispetto alla farmacia dei servizi vengono previsti rinvii e correttivi finalizzati a un più corretto coordinamento con le regole dell’accreditamento sanitario. Secondo Uap, il coordinamento delle norme sulla diagnostica in farmacia è necessario affinché l’estensione delle attività sanitarie avvenga nel rispetto degli stessi requisiti di qualità, responsabilità professionale e controllo clinico richiesti a tutte le strutture sanitarie.
“Accogliamo con favore questi emendamenti – dichiara Giorlandino – perché affermano un principio di buon senso: la sanità non può essere governata solo attraverso soglie numeriche, volumi di attività o logiche di pura dimensione. La diagnostica non è un’attività industriale da massificare. Che sia svolta in laboratorio o in farmacia, deve rispondere agli stessi standard di qualità, sicurezza e responsabilità verso il paziente. Tariffe inadeguate e regole asimmetriche non producono efficienza, ma rischi per il sistema”.
Uap richiama l’attenzione sul valore delle strutture sanitarie di prossimità, pubbliche e private accreditate, che garantiscono accesso tempestivo alle prestazioni, continuità assistenziale e sicurezza dei percorsi diagnostici, in particolare per i pazienti fragili e cronici. “La riorganizzazione è necessaria e condivisibile – conclude la Presidente Uap – ma deve essere accompagnata da regole chiare, tariffe adeguate e tempi congrui di transizione. Uap auspica che Governo e Parlamento aprano una nuova stagione di maggiore rispetto e considerazione per la sanità privata accreditata, nell’interesse primario dei pazienti e della tenuta del Servizio sanitario nazionale”.










