Etichetta: gli Stati chiedono alla Ue l’indicazione d’origine obbligatoria

ETICHETTA DIGITALE

Non basta più indicare sull’olio origine “Ue” o “Non Ue” occorre indicare il paese di provenienza delle olive. Cosi come, chiede il Consiglio d’Europa, maggiori dettagli ci vogliono su tanti altri alimenti confezionati. Ora spetta alla Commissione fare il passo

Non basterà più indicare miscela di oli comunitari nè “Non Ue” sul miele: occorrerà indicare il paese di origine della materia prima. Maggiore trasparenza in etichetta per i consumatori la chiedono gli Stati membri riuniti ieri per la seduta del Consiglio d’Europa Agrifish: tutti compresa l’Italia chiedono alla Commissione Ue di rivedere il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Regolamento Fic) e a estendere l’obbligo di indicazione dell’origine a una gamma più ampia di prodotti agricoli e alimentari.

Ad oggi la normativa europea impone di indicare la provenienza su alcuni prodotti – come carni fresche, uova, frutta e verdura, miele, olio d’oliva, prodotti della pesca, vino e prodotti biologici – ma non in tutti occorre riportare il paese di origine, come appunto per olio e miele. C’è poi la normativa nazionale: a norma del Regolamento 1169/2011 ogni Stato può chiedere, motivandolo, l’obbligo di indicare l’origine su alimenti considerati di rilevanza nazionale, come la pasta in Italia, la passata di pomodoro, i salumi ad esempio. L’obbligo è temporaneo però e ogni anno, come avviene dal 2015 ad oggi, il governo di turno a fine anno approva per decreto il rinnovo dell’obbligo.

Un accordo a livello comunitario su una lista di alimenti consentirebbe di avere non solo informazioni omogenee in tutta l’Unione europea ma di allargare anche la lista di cibi in cui sarebbe obbligatorio fornire informazioni sulla provenienza della materia prima.

Incalza Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia e presidente di Eat Europe: “In un contesto segnato dalla moltiplicazione degli accordi commerciali, i consumatori europei sono sempre più attenti all’origine degli alimenti che acquistano e richiedono livelli più elevati di trasparenza. Una chiara indicazione del paese d’origine e non di una generica ed a volte fuorviante indicazione di origine “Ue-Non Ue” è inoltre essenziale per garantire una concorrenza leale e per riconoscere il valore economico, sociale e ambientale degli standard di produzione dell’Ue”.

In una nota Filiera Italia e Eat Europe sostengono “pienamente l’appello degli Stati membri firmatari per una rapida revisione del Regolamento Fic. Tale revisione dovrebbe basarsi sull’esperienza maturata in alcuni paesi, tra cui l’Italia in particolare, nell’attuazione delle norme sull’indicazione dell’origine degli ingredienti primari, che hanno rappresentato un importante passo avanti ma restano imperfette e applicate in modo disomogeneo in tutta l’Unione”.

sponsor

Eat Europe, infine, “invita la Commissione europea a cogliere questo slancio e ad agire senza indugio. Estendere l’obbligo di indicazione del paese di origine al più ampio numero possibile di prodotti alimentari è essenziale per soddisfare le aspettative dei consumatori, sostenere gli agricoltori europei, promuovere sistemi alimentari sostenibili e rafforzare la sovranità alimentare dell’Unione europea”.