Gli scienziati: “Usa e Ue valutino i nuovi rischi del glifosato”

GLIFOSATO

Al Simposio sul glifosato di Seattle 70 scienziati di tutto il mondo chiedono alle autorità di regolazione Epa e Efsa di rivalutare gli effetti sulla salute dell’erbicida più usato al mondo. Unico italiano presente l’ex direttore del Ramazzini Daniele Mandrioli, licenziato a dicembre

Epa ed Efsa affrontino le nuove evidenze scientifiche che mostrano un forte legame tra l’esposizione al glifosato e i danni alla salute. L’appello arriva da una settantina di scienziati riuniti al Simposio sul glifosato di Seattle organizzato dall’Università di Washington: “Le autorità di regolamentazione di tutto il mondo, tra cui l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efas), affrontino i danni ben documentati del glifosato alla salute umana e i suoi legami con il cancro e altre malattie croniche”.

Tra i presenti Philip J. Landrigan, fondatore e direttore del Global Public Health Program del del Boston College, e l’italiano Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, lo scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra l’aumento di tumori nei ratti e l’esposizione al famigerato erbicida, prima di essere stato licenziato ingiustificatamente dalla cooperativa che gestisce l’ente nel dicembre scorso.

“Le prove che il glifosato e gli erbicidi a base di glifosato (Gbh) danneggino la salute umana ai livelli di utilizzo attuali sono ormai così solide da non giustificare ulteriori ritardi nella regolamentazione del glifosato“, ha affermato Kurt Straif, professore di ricerca al Boston College ed esperto di lotta globale contro il cancro.

Tra gli obiettivi del Simposio al quale hanno partecipato  specialisti in epidemiologia, tossicologia, oncologia e valutazione del rischio, anche quello di aggiornare il documento del 2016 intitolato “Preoccupazioni sull’uso di erbicidi a base di glifosato e rischi associati all’esposizione: una dichiarazione di consenso”. I risultati completi dei lavori, si legge in una nota, saranno dettagliati in un articolo sottoposto a revisione paritaria, la cui pubblicazione è prevista entro la fine dell’anno.

“È fondamentale che le agenzie di regolamentazione applichino le prove inconfutabili che dimostrano come il glifosato possa causare linfoma non Hodgkin e possibilmente altri tumori. È necessario agire immediatamente in base a queste prove”, ha affermato Christopher Portier, esperto scientifico a supporto delle decisioni normative e professore a contratto presso la Emory University.

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Tra le richieste avanzate durante il Simposio anche l’aggiornamento dei metodi di valutazione del rischio dei pesticidi. “Dobbiamo anche affrontare gli ostacoli e i ritardi significativi che hanno impedito di ridurre i danni alla salute causati da questa sostanza. Tra questi, le interferenze documentate da parte delle aziende produttrici di glifosato, le agenzie governative influenzate da interessi commerciali e gli articoli scientifici redatti da terzi che hanno distorto la percezione pubblica dei reali danni alla salute derivanti dal glifosato”, ha affermato Tracey Woodruff, professoressa alla Stanford University. “Per affrontare in modo efficace il problema dell’esposizione al glifosato e ad altri pesticidi, sono necessarie riforme per eliminare i conflitti di interesse finanziari dal processo scientifico e dalla revisione paritaria, e i finanziamenti pubblici per la ricerca devono essere aumentati”, ha aggiunto Woodruff.

I partecipanti hanno chiesto agli enti regolatori di migliorare i processi utilizzati per valutare i pesticidi, tenendo conto della particolare vulnerabilità di feti, neonati e bambini ai pesticidi; considerando l’intera gamma di risposte individuali all’esposizione ai pesticidi;  considerando l’esposizione simultanea a numerosi pesticidi e sostanze chimiche.

Il gruppo di scienziati riuniti a Seattle chiede inoltre ai responsabili politici la sostituzione dei pesticidi dannosi con pratiche agricole più sostenibili e salutari, garantendo al contempo che qualsiasi riduzione dell’uso del glifosato non si traduca in un deplorevole aumento dell’uso di altri pesticidi nocivi.

Le agenzie europee, Efsa ed Echa, hanno acquisito i risultati raggiunti (legame con l’insorgenza di alcuni tumori) dal Ramazzini diretto dal dottor Mandrioli con l’intento di rivedere la classificazione di rischio dell’erbicida: qualora le nuove evidenze vengano riconosciute anche dalle autorità per la sicurezza alimentare e delle sostanze chimiche, il via libera concesso al glifosato dalla Ue nel dicembre 2023 potrebbe essere ritirato e l’erbicida più usato al mondo messo al bando in Europa.