
L’Efsa sostiene che non è possibile stabilire una dose sicura di berberina, sostanza naturale presente in piante e usata negli integratori per glicemia e colesterolo. Aperta una consultazione europea che potrebbe portare a restrizioni o a un divieto
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) non è stata in grado di stabilire un livello di assunzione sicuro per la berberina, un alcaloide naturale presente in diverse piante e utilizzato soprattutto negli integratori alimentari per il controllo della glicemia e del colesterolo. Il parere scientifico, richiesto dall’agenzia francese per la sicurezza alimentare Anses, è ora in consultazione pubblica e potrebbe aprire la strada a restrizioni o addirittura a un divieto nell’Unione europea.
Cos’è la berberina e dove si usa
La berberina è una sostanza naturale appartenente alla famiglia degli alcaloidi isoquinolinici. Si trova in diverse piante, tra cui Berberis vulgaris (crespino), Hydrastis canadensis, Chelidonium majus e Phellodendron amurense.
Negli ultimi anni è diventata molto diffusa sotto forma di integratori alimentari, soprattutto per:
- controllare la glicemia nelle persone con prediabete o diabete di tipo 2;
- ridurre colesterolo e trigliceridi;
- sostenere la salute metabolica e cardiovascolare;
- aiutare nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS);
- favorire il controllo del peso.
Per questi effetti viene spesso presentata come una sorta di alternativa naturale ai farmaci per il metabolismo, anche se la sua efficacia e la sicurezza dipendono molto dalle dosi e dalla durata dell’assunzione.
I dubbi dell’Efsa
Nel parere preliminare l’EFSA segnala diversi elementi di preoccupazione. In particolare:
- segnali di genotossicità osservati in studi in vitro, che indicano possibili mutazioni genetiche e danni ai cromosomi;
- attività cancerogena osservata in alcuni studi su roditori;
- casi di danno epatico associato all’uso di preparati erboristici;
- importanti lacune nei dati tossicologici disponibili.
Proprio per la mancanza di dati sufficienti, l’autorità europea conclude che non è possibile stabilire un livello di assunzione sicuro per le preparazioni contenenti berberina.
Restrizioni o divieto per la berberina?
Il parere rientra nella procedura prevista dall’articolo 8 del regolamento europeo 1925/2006, che disciplina l’aggiunta di sostanze agli alimenti e agli integratori.
Se la berberina venisse inserita nella parte A dell’allegato III, la sostanza sarebbe vietata negli alimenti e negli integratori.
Se invece fosse collocata nella parte C (“sostanze sotto esame comunitario”), le aziende avrebbero quattro anni di tempo per presentare nuovi studi di sicurezza.
Il confronto tra esperti
Alcuni esperti del settore nutraceutico sostengono che parte delle criticità individuate dall’Efsa possa essere legata alle piante nel loro complesso e non alla sola berberina, poiché gli estratti botanici contengono molte altre molecole.
Secondo altri ricercatori, invece, il problema principale riguarda il fatto che la sostanza viene venduta come integratore, quindi può essere assunta liberamente e anche a dosi elevate, senza controllo medico.
In questo contesto alcuni scienziati suggeriscono che la berberina potrebbe essere più appropriata come sostanza da utilizzare sotto supervisione sanitaria, piuttosto che come semplice integratore disponibile sul mercato.
Consultazione aperta
Il parere dell’Efsa è ora in consultazione pubblica. L’esito della procedura potrebbe avere conseguenze rilevanti per il mercato degli integratori, dove la berberina è diventata negli ultimi anni una delle sostanze più utilizzate nei prodotti destinati al controllo della glicemia e del metabolismo.







