Pfas nelle acque minerali, il test francese trova il Tfa onnipresente

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Il magazine francese Que Choisir ha analizzato in laboratorio 32 acque in bottiglia (25 minerali e 7 di sorgente), monitorando i 20 Pfas oggetto di una direttiva europea che fissa per l’acqua potabile un limite di 100 ng/l. Tra le marche testate San Pellegrino, Carrefour e Levian

Il magazine francese Que Choisir ha analizzato in laboratorio 32 acque in bottiglia (25 minerali e 7 di sorgente), monitorando i 20 Pfas oggetto di una direttiva europea che fissa per l’acqua potabile un limite di 100 ng/l. Per le acque minerali, in Francia, si applica un valore più restrittivo di 30 ng/l, anche se la sua effettiva natura vincolante è ancora oggetto di discussione.

I risultati sui 20 Pfas regolamentati

I test hanno rilevato che i 20 Pfas elencati da Bruxelles sono stati individuati solo in tre acque minerali e in un’acqua di sorgente, per lo più in quantità contenute. Un solo prodotto ha mostrato criticità: l’acqua minerale naturale Carrefour addizionata di anidride carbonica, proveniente dalla sorgente di Perle (Ardèche). Il campione conteneva 8 dei 20 Pfas monitorati, per una concentrazione complessiva di 21,7 ng/l, valore vicino alla soglia di 30 ng/l prevista per le acque minerali. Nel campione erano inoltre presenti Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs, quattro inquinanti persistenti e particolarmente nocivi. Alcuni Paesi, come la Danimarca, fissano per la loro somma un limite di 2 ng/l: la bottiglia Carrefour supera ampiamente tale valore (13,7 ng/l). Si tratta tuttavia di un caso isolato e l’azienda ha annunciato l’interruzione della vendita del prodotto. L’anno precedente, la concentrazione combinata di questi quattro Pfas aveva superato i 2 ng/l in metà dei campioni di acqua del rubinetto analizzati.

Tfa, l’osservato speciale

Il quadro dei composti regolamentati appare circoscritto, ma la famiglia dei Pfas comprende migliaia di sostanze, molte delle quali non sono oggetto di monitoraggio sistematico. Tra queste figurano i Tfa, per i quali non esiste ancora un limite massimo a livello europeo. In Italia è stato fissato un valore di 10.000 ng/l, la cui applicazione è prevista dal 12 gennaio 2027. Le analisi hanno rilevato concentrazioni fino a 13.000 ng/l a Moussac (Gard), 6.200 ng/l nel X arrondissement di Parigi e 2.600 ng/l a Buxerolles (Vienne), valori superiori al limite qualitativo provvisorio di 2.200 ng/l adottato dai Paesi Bassi, tra i Paesi attualmente più restrittivi in materia di Tfa. Anche nelle 32 acque in bottiglia analizzate il Tfa è risultato la sostanza presente alle concentrazioni più elevate: quantificato in 21 campioni, in 17 casi oltre i 100 ng/l. Il valore massimo (650 ng/l) è stato misurato nell’acqua minerale naturale Thonon, dell’Alta Savoia.

Contaminazione delle falde e limiti ai trattamenti

Sebbene i livelli riscontrati nelle bottiglie non raggiungano i picchi registrati nell’acqua del rubinetto, i risultati indicano che i Pfas raggiungono anche le falde profonde. Le possibilità di trattamento per le acque minerali sono limitate e, come ha spiegato Christophe Lekieffre, delegato generale del Sindacato francese delle acque minerali di sorgente e naturali, la filtrazione a carbone attivo – frequentemente utilizzata per rimuovere i Pfas dall’acqua di rubinetto – non è consentita per le acque minerali.

Le acque testate

Di seguito l’elenco completo dei campioni testati (acquistati a settembre 2025) con i relativi livelli di Tfa trovati.

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