
Promettono di “rimanere incinta facilmente e rapidamente” o, al contrario, di “evitare una gravidanza”, ma “non possiedono lo status di dispositivo medico necessario per poter rivendicare” questi risultati. Lo sostiene la Direzione generale della repressione delle frodi francese che ha analizzato nove App tra le più scaricate dalle donne. E…
Quanto sono affidabili le App che monitorano il ciclo mestruale e i livelli di fertilità, come Flo, Clue, Clover e Mio calendario? Molto poco, nonostante siano sempre più usate in tutto il mondo da giovani donne. Dovrebbero tornare utili a chi cerca una gravidanza, suggerendo qual è il periodo più fertile, e all’opposto a chi vuole evitarla, come metodo contraccettivo naturale. Ma, contrariamente a quanto affermano con diciture come “rimanere incinta facilmente e rapidamente” o la funzione “evitare di rimanere incinta”, “non si tratta né di strumenti di supporto al concepimento né di metodi contraccettivi, e non possiedono lo status di dispositivo medico necessario per poterlo rivendicare”. È quanto sostiene la Direzione generale della repressione delle frodi francese che ha analizzato nove App tra le più scaricate dalle donne, con operatori situati in Europa, negli Stati Uniti e in Asia.
Non sono dispositivi medici e applicano clausole abusive
Sono emerse le stesse criticità già segnalate in una precedente analisi svolta nel 2019 sulla scarsa affidabilità, da una parte, e sulla scarsa trasparenza rispetto all’utilizzo dei dati personali, dall’altra. Rispetto a quest’ultimo punto è stata coinvolta la Commissione nazionale dell’informazione e delle libertà (Cnil). Ricordiamo che in America c’è una class action che coinvolge Google e lo sviluppatore dell’App Flo Health accusati di aver violato la privacy di milioni di utenti, raccogliendo informazioni sui loro cicli mestruali e utilizzandole per la pubblicità mirata.
La Direzione ha inoltre segnalato condizioni generali di utilizzo poco leggibili o non tradotte, clausole abusive e pratiche commerciali ingannevoli. In particolare, si cita “l’utilizzo di formule che sollevano il fornitore da ogni responsabilità in merito all’accuratezza o all’efficacia delle informazioni fornite dall’applicazione” oppure “meccanismi manipolatori, volutamente concepiti per spingere le consumatrici a sottoscrivere un abbonamento a pagamento, che si presume aumenti le probabilità di rimanere incinta”. Per esempio, invitare ad “acquistare servizi immediatamente, creando un senso di urgenza con un falso conto alla rovescia o promozioni a tempo limitato”.
A seguito di questi controlli, un’applicazione ha chiuso (non si specifica quale), mentre altre tre hanno dovuto adeguarsi alla normativa.








