
Il ministero guidato da Matteo Salvini “scopre” dopo 10 anni il problema che coinvolge 1,6 milioni di auto nel nostro paese, a rischio incidente mortale. Il commento dell’avvocato Paolo Fiorio del Movimento Consumatori, associazione che da subito ha offerto tutela legale agli automobilisti
In questi giorni il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha pubblicato una pagina sul proprio sito internet con la quale “intende sensibilizzare i cittadini rispetto all’adesione alle campagne di richiamo degli airbag Takata lanciate dalle case costruttrici”, avvertendo che la mancata sostituzione dell’airbag espone gli utilizzatori a un rischio di lesioni gravi o anche fatali, particolarmente per i veicoli più datati o utilizzati in presenza di forte umidità, alte temperature. Il ministero precisa che le campagne di richiamo riguardano 4 milioni di veicoli di numerosi brand di cui 1,6 milioni attualmente circolanti.
Si stima che gli airbag Takata abbiano procurato in tutto il mondo almeno 40 morti e centinaia di feriti (29 decessi e 400 feriti nei soli Stati Uniti). Anche in Italia si sono verificati due incidenti mortali a maggio e giugno 2024. Takata è la più imponente campagna di richiamo nel settore automobilistico mai lanciata a livello globale.
Nel 2015 la NHTSA, l’agenzia per i trasporti statunitense, ha ordinato il richiamo di oltre 67 milioni di veicoli, programmando la completa sostituzione entro il 2019. Il 13 agosto 2024 NHTSA ha imposto l’ordine di “do not drive” per i 457.000 veicoli ancora non riparati. Il Tribunale e la Corte d’Appello di Torino, nelle azioni inibitorie relative al caso Citroen (C3 e DS3), hanno accertato che il problema era noto a tutti i produttori dal 2015 o quantomeno dal 2019 e che la campagna di richiamo avviata nel 2024 era tardiva ed inadeguata.
A seguito di diversi incidenti occorsi in Francia a luglio 2025 il competente ministero francese ha ordinato il richiamo di tutti i veicoli con airbag Takata e ha imposto il divieto di circolazione (stop drive) per quelli immatricolati in Franca prima del 2011 e, senza limiti temporali, in ragione delle condizioni climatiche, per tutte le auto circolanti in Corsica.
L’intervento di sensibilizzazione del ministero dei Trasporti italiano oltre che tardivo (sono passati 10 anni da quando il problema era noto a tutto il settore) ha un’efficacia preventiva molto limitata se confrontata alle misure adottate negli Stati Uniti e in Francia se si considera che ad oggi 1,6 milioni di veicoli circolano con airbag pericolosi e sono quindi sottoposti al rischio di incidenti mortali.
Mentre tutti i veicoli dotati di airbag Takata presentano un rischio grave di lesioni o morte, riconosciuto e comunicato per iscritto dai produttori, solo una parte dei veicoli è soggetta al divieto di circolazione, senza che i produttori abbiano indicato i criteri di priorità utilizzati ed in assenza di test eseguiti dall’autorità di vigilanza o da soggetti terzi indipendenti.
Il principio di precauzione impone ai produttori e alle autorità di vigilanza di prevenire ogni rischio grave, anche qualora gli effetti non siano immediati. Il ministero con le Faq pubblicate si limita pilatescamente ad esporre le prassi adottate produttori. Si legge in particolare che lo “Stop Drive” è una misura di sicurezza adottata dal costruttore per i veicoli caratterizzati da un rischio grave ed imminente per la salute e la sicurezza”. L’ imminenza del rischio, per altro soggetta a valutazione del tutto discrezionale, non è requisito previsto dai regolamenti Ue in base ai quali è “rischio grave” quello che, “richiede un intervento rapido”, “compresi i casi in cui gli effetti del rischio non sono immediati”. Non è quindi necessario l’incidente perché sia adottata l’unica misura idonea ad evitare con certezza il rischio: interrompere la guida fino alla sostituzione dell’airbag.
Da mesi Movimento Consumatori ha richiesto un intervento del ministero dei Trasporti per imporre misure simili a quelle adottate in Francia. Ad oggi alcune domande rimangono senza risposta: perché in Italia i produttori hanno avviato le prime campagne nel 2023-2024, ovvero ben nove anni dopo il richiamo generale statunitense? Perché i produttori hanno continuato ad installare airbag Takata dopo il 2015 e anche dopo il fallimento della società giapponese? Perché solo alcuni veicoli dotati dei medesimi airbag Takata PSAN sono stati richiamati? Perché gli ordini di stop drive riguardano solo una piccola parte dei veicoli coinvolti quando in tutti i casi è sempre stato comunicato il pericolo grave di morte? Quali sono stati i criteri di priorità utilizzati in concreto? Perché non sono state adottate misure obbligatorie simili a quelle francesi, considerato che i veicoli sono gli stessi e che l’Italia ha sicuramente condizioni climatiche uguali se non peggiori di quelle della Corsica? Quando si stima il completamento della sostituzione degli airbag su 1,6 milioni di veicoli di auto circolanti?
Le risposte a queste domande devono forse partire dalla considerazione per cui l’interesse dei produttori a ridurre i costi delle campagne di richiamo non può prevalere sulla prevenzione dei rischi gravi e sul principio di precauzione.
Ben diverso pare l’approccio ad oggi seguito dal Tribunale e della Corte d’Appello di Torino che sono intervenute per imporre le auto sostitutive nel caso Citroen e lo stop drive nel caso Opel. Lasciare però al private enforcment (ed in particolare ad associazioni dei consumatori e ai tribunali) la tutela dei consumatori in un caso di queste dimensioni significherebbe una resa incondizionata del controllo pubblico sulla sicurezza dei veicoli. Di chi saranno le responsabilità in caso di un malaugurato prossimo incidente?
Per richiedere informazioni sulle azioni di tutela relative agli airbag difettosi Takata, si può contattare il Movimento Consumatori al numero 06/94807041 oppure accedendo a questa pagina dedicata: Richiesta assistenza.








