Botulismo nel latte artificiale ByHeart: emergono i nomi dei fornitori, ma restano molte ombre

LATTE IN POLVERE

Nel focolaio statunitense di botulismo legato al latte artificiale ByHeart emergono i nomi dei fornitori di latte in polvere. L’Fda conferma la contaminazione, ma restano dubbi su origine, responsabilità e possibili altri prodotti coinvolti

Dopo settimane di riserbo, iniziano a emergere i nomi delle aziende coinvolte nella filiera del latte in polvere utilizzato per il latte artificiale ByHeart, al centro di un grave focolaio di botulismo che negli Stati Uniti ha colpito 51 neonati in 19 Stati.

Secondo quanto riportato dall’Associated Press, il latte intero biologico in polvere risultato contaminato sarebbe stato prodotto a partire da latte fornito da Organic West Milk Inc., azienda californiana, e trasformato in polvere in uno stabilimento della cooperativa Dairy Farmers of America a Fallon, in Nevada. Il prodotto è stato poi venduto a ByHeart e utilizzato nella produzione del latte artificiale.

La Food and Drug Administration (FDA) aveva già indicato un fornitore di ingredienti come probabile origine della contaminazione, senza però renderne pubblico il nome, sostenendo che l’indagine fosse ancora in corso. L’agenzia ha confermato che il ceppo di Clostridium botulinum responsabile del focolaio è stato individuato in un campione di latte biologico in polvere impiegato nella formula ByHeart.

Il focolaio è iniziato nel dicembre 2023, ma la maggior parte dei casi si è verificata a partire dall’agosto 2025. Tutti i 51 neonati colpiti hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Al 10 dicembre scorso non risultavano nuovi casi confermati.

ByHeart ha richiamato l’intera produzione di latte artificiale nel novembre 2025. Tuttavia, secondo l’FDA, alcune confezioni erano ancora in vendita in diversi punti vendita almeno fino al 23 dicembre. A metà dicembre l’agenzia ha inviato lettere di richiamo formale a quattro grandi catene della distribuzione — Target, Walmart, Kroger e Albertsons — per la vendita di prodotti oggetto di richiamo.

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I test condotti dai laboratori governativi, basati sul sequenziamento dell’intero genoma, hanno dimostrato che la tossina presente nel latte artificiale corrisponde a quella che ha causato la malattia nei neonati. Gli stessi test hanno evidenziato la presenza del batterio anche nel latte intero biologico in polvere proveniente da un fornitore terzo.

Organic West Milk ha però respinto l’ipotesi di essere all’origine del focolaio. Bill Van Ryn, uno dei proprietari dell’azienda, ha dichiarato ad ABC News che, sebbene un campione del latte in polvere raccolto dall’FDA sia risultato positivo al batterio, “non è stato ancora dimostrato nulla” sul ruolo diretto del prodotto. Secondo Van Ryn, la contaminazione potrebbe essersi verificata in una fase successiva della trasformazione, dal latte alla polvere o dalla polvere alla formula per neonati.

L’azienda californiana, che raccoglie latte da 55 allevatori, ha precisato di non aver venduto latte intero biologico in polvere ad altri produttori di latte artificiale oltre a ByHeart e di aver sospeso la vendita del prodotto destinato a neonati e bambini in attesa di chiarimenti sull’origine della contaminazione.

Anche Dairy Farmers of America, cooperativa lattiero-casearia globale, ha confermato di aver trasformato il latte fornito da Organic West nello stabilimento del Nevada, sottolineando però che il prodotto aveva superato tutti i test previsti prima di essere venduto a ByHeart. Lo stabilimento di Fallon lavora ogni giorno circa 1,5 milioni di libbre di latte crudo, trasformandole in 250.000 libbre di latte intero in polvere.

Nonostante l’emergere dei nomi dei fornitori, restano ancora molte domande aperte. L’FDA non ha chiarito se lo stesso latte in polvere sia stato utilizzato anche da altri produttori né se esistano rischi per altri prodotti destinati all’infanzia. L’indagine, secondo l’agenzia, è ancora in corso.