Limiti Pfas nelle acque, la proroga di 6 mesi per i più dannosi. Mamme No Pfas: “Un favore all’industria”

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I nuovi limiti massimi per i Pfas nelle acque potabili entrati in vigore a gennaio non valgono per tutto. Il governo ha infatti disposto la deroga di 6 mesi per due casi. Le Mamme no Pfas: “Un passo avanti, ma andava fatto molto prima. E la proroga è un favore ai produttori”.


I nuovi limiti massimi per i Pfas nelle acque potabili entrati in vigore a gennaio non valgono per tutto. Il governo ha infatti disposto una deroga di sei mesi per due casi. Le Mamme no Pfas: “Un passo avanti, ma andava fatto molto prima”.

La direttiva europea e i limiti in vigore

La direttiva acque potabili 2020/2184 è entrata in vigore il 12 gennaio 2026, prevedendo un limite di 100 ng/lt per la somma di 20 molecole Pfas. L’Italia ha recepito la direttiva inserendo ulteriori limiti, in aggiunta a quanto obbligatorio, essendo uno dei Paesi maggiormente contaminati. Con due decreti legislativi del 2023 e del 2025 (n. 18 e 102) sono state incluse altre quattro sostanze (GenX, Adona, C6O4, 6:2 Fts) nella somma Pfas per 100 ng/lt, che sono ora vigenti.

Le restrizioni rinviate di sei mesi

Con la legge di bilancio di dicembre 2025, l’Italia ha però fissato una proroga di sei mesi per implementare altre due restrizioni già adottate. Nel primo caso, per le quattro molecole indicate dall’Efsa come più preoccupanti dal punto di vista sanitario (Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs), la somma non potrà superare i 20 ng/lt. Inoltre, alle 24 sostanze già presenti verranno aggiunte sei molecole Adv (categoria di Pfas prodotti dall’azienda chimica ex Solvay di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria), arrivando a un totale di 30 molecole complessive. Queste due restrizioni entreranno in vigore il 12 giugno 2026. Dal 2027 entrerà in vigore anche un limite specifico per il Tfa, pari a 10.000 ng/lt.

La posizione delle Mamme no Pfas

Le Mamme no Pfas, il comitato che da quasi dieci anni si batte contro la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto, commentano così: “Certamente è un passo avanti – afferma Michela Piccoli, una delle portavoci – ma un passo da novantenne, perché è da maggio 2023 che chiediamo al nostro Paese di mettere i Pfas al bando e di restringerne la produzione, visto che siamo uno dei Paesi europei più contaminati. Potevano farlo in autonomia, come ci avevano promesso”.

“Favoriti i produttori, cittadini in secondo piano”

Riguardo alla proroga, la lettura del comitato è che si stiano “agevolando le aziende produttrici per un motivo chiaramente economico, mentre i cittadini passano sempre in secondo piano, si ammalano e muoiono in silenzio. I costi delle chemioterapie e dell’assistenza sanitaria non vengono pagati dalle aziende chimiche”.

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