
Dal gennaio in Francia è vietato produrre, vendere o importare prodotti cosmetici e tessili contenenti Pfas. E l’Italia, dove è avvenuto il maggior disastro ambientale d’Europa, resta a guardare
La Francia è diventata il primo Paese europeo ad aver vietato per legge l’uso dei Pfas in diverse categorie di prodotti di largo consumo. La norma, approvata dall’Assemblea nazionale nei mesi scorsi, è entrata ufficialmente in vigore lo scorso 1° gennaio, segnando un passo senza precedenti nella lotta contro gli “inquinanti eterni”. Il provvedimento mette al bando l’utilizzo di Pfas nei cosmetici, nei prodotti a base di cera, negli impermeabilizzanti per l’abbigliamento, nei vestiti e in numerosi articoli tessili, introducendo anche una serie di interventi normativi per rafforzare la tutela della salute umana e dell’ambiente.
Il confronto con l’Italia
La svolta francese arriva mentre in Italia i governi che si sono succeduti, almeno a partire dal 2013, quando è emerso lo scandalo Miteni in Veneto, non hanno mai introdotto divieti totali di Pfas in specifiche categorie produttive. Le uniche restrizioni attualmente previste riguardano l’acqua potabile, con limiti che entreranno in vigore a partire dal 12 gennaio 2026.
Il nodo delle padelle
La legge francese è il risultato di un iter iniziato quasi un anno fa e non privo di tensioni. Fin dall’inizio è stata definita da molti una “vittoria a metà”, perché ha escluso dal divieto padelle e utensili da cucina. Durante il dibattito parlamentare, la maggioranza aveva tentato di rinviare il bando dei Pfas per questi prodotti dal 2026 al 2030, una proposta che aveva suscitato forti critiche da parte delle associazioni ambientaliste, contrarie a qualsiasi slittamento oltre il 2027. Alla fine, la Presidenza della Repubblica ha eliminato del tutto il paragrafo relativo agli utensili da cucina.
Le pressioni dell’industria
A spingere per l’esclusione delle padelle è stato il comparto industriale, guidato dal gruppo Seb, noto produttore di utensili da cucina. Una portavoce dell’azienda si era detta “rassicurata dal fatto che la scienza e la ragione abbiano prevalso”. Di segno opposto la reazione della Cgt, il principale sindacato francese: “Come accadde con l’amianto, i datori di lavoro prevedono una catastrofe industriale ogni volta che si tenta di vietare sostanze pericolose”.
Divieti scaglionati
Con l’entrata in vigore della legge, dal 1° gennaio 2026 i Pfas saranno definitivamente vietati nei cosmetici, nella cera da sci e nella produzione di abbigliamento, ad eccezione dei capi destinati alla protezione professionale, come le divise dei vigili del fuoco. Per il resto del settore tessile, il divieto scatterà invece dal 2030.









