Mettiamo a dieta i miracoli

DIETA OZEMPIC

Dopo le feste parte la rincorsa alla perdita dei chili in più, con tutti i mezzi. Dai regimi ispirati alla chetogenica, molto pubblicizzati da social e nutrizionisti non sempre disinteressati, alle soluzioni farmacologiche, come l’Ozempic, ora oggetto del desiderio anche in Italia. La nostra inchiesta sull’affaire dieta nel nuovo numero in edicola

Puntuale come l’Epifania, torna a bussare alle nostre porte la corsa drastica ai ripari per perdere i chili di troppo accumulati durante le feste. Quest’anno al mercato miliardario fatto di bibitoni, influencer, nutrizionisti compiacenti, basate spesso sulla chetogenica, si aggiunge quello delle “punturine magiche” stile Ozempic nate per curare il diabete e diventate l’oggetto del desiderio di chi vuole dimagrire senza fatica.

Su questo doppio fronte si concentra la storia di copertina del numero di gennaio del Salvagente in edicola da oggi. Un lungo lavoro giornalistico che mette sotto inchiesta tanto le diete più in voga che i farmaci più richiesti.

Il momento d’oro dei guru delle diete

Per i guru della dieta questo è un momento da non farsi scappare perché i fatturati posso crescere in modo importante. La prima scelta è sicuramente la dieta chetogenica, famosa per fare perdere tanto peso in modo rapido. L’obiettivo “biologico” della dieta chetogenica, a prescindere dalle sue varianti, è di mettere l’organismo in una condizione di chetosi, nella quale, in assenza di zuccheri, si trae energia da molecole derivanti dai grassi, che prendono il nome di “corpi chetonici”.
Il grosso problema è che purtroppo, posta la condizione principale, ossia che la dieta chetogenica sia “senza carboidrati”, si è travisata la sua base scientifica e “chetogenico” è diventato sinonimo di “iperproteico” (la chetogenica invece è una dieta iperlipidica, cioè ricca di grassi).
Le proteine sono la manna del marketing e per questo motivo, la filiera dei sostituiti del pasto e degli integratori ha tirato su negli anni un’infinità di prodotti da utilizzare all’interno di protocolli chetogenici. Non va bene però seguire un piano chetogenico in modalità fai- da-te, bisogna essere seguiti da un medico o un nutrizionista. Professionisti seri ce ne sono tanti in giro, ma alcuni sono ammaliati proprio da queste aziende del “sostituto proteico” e prescrivono percorsi dietetici propinando tali prodotti.

Il business delle provvigioni

Diversi anni fa pubblicammo un interessante articolo dove descrivemmo il modus operandi delle principali aziende di prodotti per “diete chetogeniche” e dei rapporti con i

Nel servizio di copertina di questo numero il confronto di benefici, effetti e controindicazioni delle principali diete del momento. L’articolo completo è sul numero di gennaio, in edicola e in digitale QUI

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nutrizionisti che guadagnano laute provvigioni prescrivendoli. All’epoca Lignaform e Penta erano i principali brand, oggi ce ne sono una miriade e la questione delle provvigioni per il nutrizionista è diventata “spudorata”; basta scrivere su Google: “provvigioni nutrizionista prodotti chetogenici” ed esce di tutto e di più. I professionisti sanitari non devono dimenticare che tali attività vanno contro il codice deontologico. Ultimamente il nutrizionista è stato anche assoldato dalle aziende, non più come “agente di commercio” ma come consulente post-vendita. Questo è il caso di percorsi dimagranti pubblicizzati anche in tv, come il famoso “Mi piace così” che vende 4 pasti equilibrati al giorno (4-8 euro a pasto) per 28 giorni (450-900 euro al mese) e promette diversi livelli di dimagrimento e la presenza di un nutrizionista, che supporta nell’assunzione di tali pasti.
Come riporta il sito: “Gli studi condotti su più di 17.000 clienti di Mi piace così testimoniano che in 4 mesi potrai perdere fino a 12 kg”. Un risultato salutisticamente accettabile e diverso da quello proposto nello spot 2021, ossia 23 kg in 4 mesi, a cui è seguita la censura.
I prodotti sono 0% coloranti, 0% conservanti, 0% aromi artificiali, 0% esaltatori di sapidità, 0% olio di palma, ma molte referenze sono comunque degli ultraprocessati. Prendiamo ad esempio le pepite croccanti di cereali al cacao che oltre allo zucchero contengono sciroppo di glucosio, zucchero caramellato in polvere e poi glutine isolato e farine maltate per ottenere un prodotto che nutrizionalmente non è tanto diverso dai classici cereali da colazione. Oppure le barrette morbide tipo brownies al cioccolato e nocciola che contengono sciroppo di polidestrosio come primo ingrediente e poi sciroppo di oligofruttosio.

La dieta mima-digiuno

La mima-digiuno è un altro percorso dietetico ancora in voga. In realtà non nasce per dimagrire, ma è un protocollo ideato dal Professor Valter Longo per attivare i processi di riparazione e ringiovanimento cellulare, combattere l’infiammazione e migliorare parametri metabolici come glicemia e colesterolo, senza i rischi del digiuno totale. Dura 5 giorni e va ripetuto ogni 3-6 mesi.
Il percorso mima-digiuno può essere messo in pratica acquistando un kit commercializzato da ProLon alla modica cifra di 150-200 euro; 5 scatole contenenti porzioni di zuppe liofilizzate, tisane, barrette, cracker e comuni integratori alimentari. Sia sul sito che da quanto detto sui social dai nutrizionisti e farmacisti affiliati, c’è anche il dimagrimento; sulla pagina Instagram ascoltiamo: “Dopo 5 giorni vedremo riduzione della massa grassa, del peso, ottimizzazione dei marcatori metabolici, equilibrio del colesterolo e riduzione dell’età biologica di 2,5 anni”.
Due anni e mezzo in meno in soli 5 giorni: fantastico! Peccato non ci sia alcuna evidenza scientifica.
Attenzione: tutti possono acquistare il kit, ma non tutti possono seguire il protocollo proposto senza rischi.

Ozempic & Co. tutti cavie di punturine e pasticche

Oramai quando vediamo qualcuno che ha perso tanti chili in poco tempo pensiamo però che abbia fatto ricorso ai nuovi farmaci anti-diabete a base di semaglutide o tirzepatide, che vengono utilizzati sempre più spesso per dimagrire. Di questi farmaci, praticamente sconosciuti fino a un paio di anni fa, ci siamo già occupati a maggio 2024 e da allora abbiamo letto, praticamente ogni giorno, almeno una notizia che ne decantava i benefici su svariate patologie, al di là di del diabete e dell’obesità per le quali sono nati. Già un anno e mezzo fa titolavamo “I miracoli dell’Ozempic” fotografando un boom di richieste di Ozempic e Wegovy, i due medicinali prodotti dall’azienda danese Novo Nordisk, che avevano fatto la fortuna della casa farmaceutica e, addirittura, dell’intera Danimarca. Tanto che la banca centrale danese aveva dovuto rivedere i tassi di cambio della propria moneta per non ostacolare le esportazioni di questi medicinali.

Piatto ricco…

Oggi, a distanza di appena 18 mesi, sembra passata un’era geologica. La Novo Nordisk è in crisi e questo è dovuto soprattutto al fatto che non è riuscita a far fronte alla crescente domanda globale dei suoi stessi farmaci, causando problemi di disponibilità.

L’inchiesta di copertina del numero del Salvagente si concentra anche sull’uso di Ozempic e simili per la semplice dieta. Un fenomeno che potrebbe ben presto mostrare i suoi effetti. Trovate l’inchiesta nel numero di gennaio, in edicola e in digitale QUI

Nel frattempo la concorrenza ha avuto il sopravvento e, dopo un duello ad armi pari, ha preso il largo l’americana Eli Lilly che produce i farmaci Mounjaro e Zepbound, a base di tirzepatide, che si sono rivelati ancora più efficaci di quelli a base di semaglutide, registrando una perdita di peso che tocca picchi del 25%. A fine novembre Eli Lilly è entrata nella storia come la prima Big Pharma ad aver superato una capitalizzazione in Borsa di mille miliardi di dollari. Ma il piatto è troppo ricco perché gli altri restino a guardare e, infatti, l’altro colosso americano Pfizer ha annunciato, proprio a fine anno, un accordo esclusivo con YaoPharma, sussidiaria di Shanghai Fosun Pharmaceutical, per lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di una nuova molecola agonista Glp-1 per la gestione del peso, chiamata YP05002, attualmente in fase 1 di sviluppo.
I motivi per cui le case farmaceutiche stanno facendo a gara per accaparrarsi fette di mercato sono svariati: nel 2025 il giro d’affari globale generato da questi medicinali è stimato tra i 15 e i 20 miliardi di dollari e si prevede che possa raggiungere i 150 miliardi nei prossimi 5-10 anni. Analisti di Goldman Sachs prevedono una crescita delle vendite di oltre 16 volte i livelli attuali entro il 2030. Numeri impressionanti che si legano soprattutto a una realtà: questi farmaci garantiscono una fonte stabile per le aziende farmaceutiche perché, per mantenere gli effetti dichiarati sulla perdita di peso, richiedono un uso continuativo. Tradotto: se si smette di assumerli si torna al peso di prima. E questo, se da una parte fa “ingrassare” i bilanci dell’industria, dall’altra rappresenta un limite per i pazienti che devono esserne più che consapevoli prima di iniziare un percorso con questi farmaci.

L’utilizzo off-label e gli effetti indesiderati

Fatta la doverosa premessa che questi trattamenti si sono rivelati una grande scoperta medica, rappresentando quasi una panacea per le persone affette da diabete di tipo 2 e per gli obesi gravi, il problema è l’utilizzo, cosiddetto, off-label. Ovvero al di fuori delle indicazioni previste per la prescrizione da parte del medico.
Guardando al nostro paese, i dati ci confermano che la moda di assumerli per dimagrire qualche chilo, pur non essendo né obesi né diabetici, è esplosa anche in Italia. Come ha attestato l’ultimo rapporto Osmed dell’Agenzia italiana del farmaco, nel 2024 si è registrato un aumento di oltre il 78% nella vendita di questa tipologia di trattamenti con “ricetta bianca” e una spesa di quasi 100 milioni di euro. Un fenomeno che, oltre a essere inutile da un punto di vista medico, espone a una serie di rischi chi prende questi farmaci senza rientrare tra le indicazioni previste.

Come tutti i medicinali, anche Ozempic & Co. prevedono una lista di effetti indesiderati che rientrano nel famoso rapporto rischio-beneficio, considerato in ogni terapia. E se per i pazienti diabetici e obesi questo rapporto è favorevole, nelle persone con un peso normale, o leggermente in sovrappeso, è decisamente sbilanciato verso i rischi. In assenza di obesità, infatti, la perdita di peso può essere minima e “aggredire” soprattutto la massa magra, in assenza di riserve di grasso sufficienti.
Ma c’è di più: questi farmaci agiscono sul meccanismo metabolico che regola la secrezione di insulina e glucagone, e in una persona sana questo metabolismo è già ben regolato. Una stimolazione farmacologica, in questi casi, potrebbe alterare questo equilibrio, producendo un eccessivo calo di glicemia con conseguenti tremori, palpitazioni, sudorazione e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. Ed è solo uno di una serie di effetti collaterali legati all’uso non controllato, alcuni dei quali ancora poco chiari vista la giovane età del farmaco. Di recente si è parlato di problemi di vista e perdita improvvisa di capelli in modo repentino.

Da Roma Nord per le punturine

Abbiamo raccolto la testimonianza di un farmacista romano che ci riporta la sua duplice esperienza: quella di paziente, da una parte, e venditore dall’altra. Andrea (nome di fantasia) ha iniziato ad assumere questi farmaci circa un anno fa, rientrando nelle indicazioni previste per l’uso di questi trattamenti per la perdita di peso. Dopo aver provato Wegovy, il farmaco a base di semaglutide prodotto da Novo Nordisk, è passato a Mounjaro, di Eli Lilly a base di tirzepatide.
Risultato? In meno di un anno ha perso quasi 40 chili. Un traguardo che nella sua vita non aveva mai raggiunto prima e che, senza dubbio, gli ha restituito delle condizioni di vita migliori sotto tanti punti di vista. La sua visione, quindi, è favorevole verso questi nuovi medicinali che, ci conferma, hanno anche effetti benefici su una serie di altri disturbi, a cominciare da quelli cardiovascolari.
Ma passiamo ai lati oscuri del fenomeno. Il pericolo, confermato anche dal farmacista romano, è che sempre più persone si rivolgono a questi farmaci semplicemente per perdere qualche chilo o addirittura per “evitare di prendere qualche chilo in più”. È il caso, ad esempio, di molti volti del piccolo schermo, attori e attrici, presentatori e presentatrici, magari di mezza età, che pensano così di prevenire eventuali effetti dell’età che avanza sul proprio peso.
Basta una ricetta bianca, compilata magari da un medico non troppo scrupoloso, e almeno 250 euro nel portafogli. Questa è la spesa minima per garantirsi un mese di farmaci.
Dall’altro lato ci sono i pazienti obesi, per cui l’utilizzo per la perdita di peso è consigliato, che magari non arrivano a coprire i costi per garantirsi il trattamento mensile, visto che al momento il sistema sanitario italiano non prevede un rimborso per loro. E allora si ricorre ad escamotage di ogni tipo: dall’acquisto di una dose superiore al proprio fabbisogno, per poterla dividere in due risparmiando circa il 30%, all’acquisto di farmaci meno costosi, ma a base di principi meno efficaci, come il liraglutide o l’orlistat.