Cane anziano (e gatto anziano): come aiutarlo a vivere meglio

cane anziano

Un cane anziano (o un gatto) può vivere meglio con piccoli cambiamenti: casa più accessibile, attività su misura, alimentazione corretta e controlli veterinari regolari. Non tutto è “normale vecchiaia”: dolore, fragilità e disorientamento vanno intercettati presto

Non è solo una questione di anni: l’invecchiamento di cani e gatti è un processo graduale, spesso invisibile all’inizio, ma che può trasformare in modo profondo bisogni, abitudini e fragilità. La buona notizia è che oggi le conoscenze veterinarie sulla terza età degli animali da compagnia sono molto più solide rispetto al passato e permettono, con interventi semplici, di migliorare concretamente comfort e qualità della vita.

Un testo pubblicato su The Conversation da Sara Hoummady, DMV, PhD, professoressa associata in etologia e nutrizione animale all’università francese UniLaSalle, mette in fila evidenze e consigli pratici: l’obiettivo non è solo far vivere più a lungo i nostri animali, ma soprattutto farli vivere meglio, evitando che la vecchiaia diventi sinonimo di dolore, disorientamento o isolamento.

Quando un cane è anziano (e quando lo è un gatto)

Stabilire l’età “da senior” non è immediato, soprattutto per i cani. Secondo ampi studi su milioni di animali, i gatti entrano nella vecchiaia intorno ai 10 anni, con fasi successive che possono arrivare fino alla “super-seniorità”.

Per i cani invece il parametro cruciale è la taglia:

  • cani piccoli (sotto i 9 kg): iniziano la terza età intorno ai 7 anni e diventano “anziani” intorno ai 12;

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  • cani medi e grandi: arrivano a questa fase prima, spesso già intorno ai 6 anni.

Ma qui serve un chiarimento fondamentale: essere anziani non significa essere “alla fine”. Significa entrare in una fase in cui diventano decisive prevenzione, monitoraggio e adattamenti quotidiani.

Invecchiamento “sano”: non è solo una questione di malattie

La professoressa Hoummady propone una definizione interessante (e utile anche per chi non è veterinario): un animale anziano in buona salute è quello che mantiene la capacità di soddisfare i propri bisogni fisici, comportamentali e sociali, e conserva una relazione stabile e positiva con gli umani.

Alcuni cambiamenti sono normali e non devono allarmare:

  • pelo che imbianca

  • un po’ di tartaro

  • pelle più sottile

  • sensi leggermente meno efficienti

Il problema nasce quando la vecchiaia coincide con perdita di autonomia, dolore o confusione. Difficoltà ad alzarsi, salire le scale o raggiungere acqua e cibo non sono “cose da vecchi” da accettare come inevitabili. Così come non lo sono i primi segnali di disfunzione cognitiva: perdersi in casa, non trovare la ciotola, sembrare disorientati.

In questi casi serve una valutazione veterinaria: non per “medicalizzare” tutto, ma per evitare che disturbi gestibili diventino cronici.

Ambiente più facile, vita più lunga (e più serena)

Uno dei punti centrali è l’adattamento dell’ambiente domestico. L’idea è semplice: rendere la casa più accessibile e meno faticosa.

Alcuni interventi pratici:

  • piccoli gradini per salire su divani e poltrone

  • cuscini bassi e stabili per facilitare la salita e la discesa

  • ciotole rialzate per chi soffre di osteoartrosi

  • più punti di accesso: più zone cibo/acqua, più posti per dormire, più lettiere

Le lettiere, per esempio, sono spesso sottovalutate: quelle con bordi alti possono diventare un ostacolo doloroso per un gatto con problemi articolari. Una vaschetta larga e con bordo basso può fare la differenza.

“Cattive abitudini”? Prima di punire, capire

C’è poi un aspetto delicato: i cambiamenti comportamentali. Un cane che diventa più nervoso o un gatto che smette di usare il tiragraffi non stanno “facendo i capricci”. Spesso stanno comunicando disagio, dolore o una difficoltà concreta.

Punire questi comportamenti rischia di peggiorare la situazione e incrinare la relazione. La strada più sensata è indagare le cause: con il veterinario e, se necessario, con un comportamentalista (anche veterinario).

Stimolare sì, ma senza stress

Un animale anziano non deve smettere di giocare o imparare. Anzi, la stimolazione fisica e mentale è un fattore protettivo. Ma va calibrata: gli strumenti devono essere adatti alle capacità residue.

I puzzle feeder (i dispositivi che trasformano il pasto in un’attività mentale e fisica: l’animale non trova il cibo “subito nella ciotola”, ma deve fare piccoli tentativi, spostare parti, infilare il muso o usare le zampe per farlo uscire) e le ciotole interattive possono essere utili, purché non richiedano movimenti complessi o sforzi eccessivi. Anche piccoli esercizi quotidiani, sessioni brevi e premi appetibili possono diventare routine benefiche.

Per i cani, anche le passeggiate vanno ripensate: se si stanca, si può usare una borsa o un supporto per portarlo per un tratto. L’importante, sottolinea Hoummady, è mantenere l’accesso all’esterno, che resta fonte di stimoli, odori, socialità.

Alimentazione: attenzione alle mode, soprattutto con i senior

La dieta è uno dei nodi più importanti. Con l’età cambiano digestione, metabolismo e massa muscolare: servono alimenti più digeribili, formulati per animali senior e appetibili (olfatto e gusto possono attenuarsi).

Un punto netto riguarda la carne cruda, spesso proposta come scelta “naturale”: nei senior è sconsigliata per due motivi:

  1. può essere squilibrata nei minerali (soprattutto fosforo e rapporto calcio/fosforo) con effetti potenzialmente dannosi su reni e ossa;

  2. aumenta il rischio sanitario perché il sistema immunitario degli anziani è meno efficace.

La combinazione di secco e umido può essere vantaggiosa, così come pasti casalinghi cotti, ma solo con indicazioni del veterinario. E per invogliare chi è inappetente basta spesso un trucco semplice: scaldare leggermente l’umido per intensificarne l’odore.

Visite veterinarie: la prevenzione è il vero “anti-age”

La vecchiaia non è un’emergenza, ma deve diventare un programma. Vaccini, antiparassitari e controlli regolari sono fondamentali: l’età indebolisce il sistema immunitario e aumenta la vulnerabilità.

Le consultazioni geriatriche servono proprio a costruire una “base” di riferimento e monitorare l’evoluzione. L’ideale è cominciare all’ingresso nella terza età, con controlli ogni sei mesi se emergono segni di fragilità, e annuali se tutto resta stabile.

La vera sfida: non solo vivere di più, ma vivere meglio

La prospettiva sta cambiando: l’obiettivo non è prolungare la vita “a qualunque costo”, ma prolungare la salute, spiega la professoressa Sara Hoummady, prevenendo dolore e declino non necessario. È un approccio che richiede attenzione e piccoli investimenti (in tempo e in adattamenti domestici), ma ripaga in un modo molto concreto: più benessere per loro, e meno sofferenza — spesso evitabile — per noi.