Propaganda o scienza? Quello che sappiamo sul vaccino per il Covid di Putin

Avventata, sconsiderata e basata su pochi dati: così esperti e ricercatori di tutto il mondo, intervistati dalla rivista Nature, valutano la registrazione del vaccino russo anti-Covid, annunciata ieri dal premier Vladimir Putin. Preoccupa soprattutto la sicurezza poiché non c’è stata una sperimentazione su larga scala.

Per Francois Balloux, dello University College di Londra, “è una decisione avventata e incosciente. Fare vaccinazioni di massa con un vaccino non testato adeguatamente non è etico”, mentre per Svetlana Zavidova, capo dell’Associazione delle organizzazioni per gli studi clinici in Russia, è “ridicolo dare l’autorizzazione sulla base di questi dati”.

Il lancio dello… Sputnik

Ricordiamo che l’11 agosto Vladimir Putin, aveva annunciato al mondo che la Russia è arrivata prima nella corsa al vaccino, sostenendo che “una delle figlie ha preso parte ai test e sta bene”. Insomma, per Putin il vaccino (chiamato Sputnik V in onore del primo satellite mandato in orbita intorno alla Terra nel 1957) è sicuro e funziona. Tanto che 20 paesi avrebbero già ordinato un miliardo di dosi. Dunque il vaccino non solo dovrebbe, a giudicare dall’annuncio – risolvere la drammatica situazione dei contagi in Russia ma anche quella di molte altre zone.

Il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDFI) Kirill Dmitriev ha assicurato che sono arrivate “richieste preliminari per l’acquisto di oltre 1 miliardo di dosi di vaccino da 20 Paesi“. Tra questi secondo l’Ansa dovrebbero esserci gli Emirati, l’Arabia Saudita, l’Indonesia, le Filippine, il Brasile, il Messico e l’India.

Cosa si sa del vaccino russo

Secondo il Moscow Times la prima fase di sperimentazione clinica del vaccino ha coinvolto 38 civili volontari e 38 militari, e la seconda 100 persone. La terza fase, quella che in casi come questi interessa migliaia di persone e che dovrebbe durare fino a fine anno, è partita ieri e coinvolgerà Filippine, Arabia Saudita e Emirati Arabi. In totale l’investimento sarebbe di 4 miliardi di rubli (attorno ai 46 milioni di euro).

Il vaccino è stato studiato dall’Istituto Gamaleya, dal ministero della Difesa russo con l’intervento del Russia Direct Investiment Fund, un fondo controllato dal governo.

Lo scetticismo degli altri paesi

Se è logica la reazione delle autorità statunitensi “Il punto – ha commentato il ministro della Sanità americano Alex Azar – è avere un vaccino sicuro per gli americani e per il mondo, non essere i primi”, anche in altri paesi l’annuncio di Putin ha sollevato più di una critica.

Anche ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha espresso perplessità sulla “qualità, l’efficacia e l’assenza di rischio” della formula russa mentre il presidente dell’associazione federale medica tedesca, Klaus Reinhardt, è stato ancora più netto: “La registrazione di un vaccino senza la terza serie decisiva di test la considero un esperimento ad alto rischio per l’uomo: potrebbe trattarsi di una misura populista di uno stato autoritario che vuole mostrare al mondo la sua forza”, ha detto al Rheinische Post.

Ma anche all’interno della Russia ci sono posizioni critiche. La testata indipendente Meduza ha riportato, ad esempio, che l’Associazione delle Organizzazioni di Sperimentazione Clinica (ACTO) aveva recentemente chiesto al ministero della Salute russo di rinviare la registrazione del vaccino poiché era stato testato “a malapena su un centinaio di persone”. Inoltre la formula si basa su un vaccino MERS che è ancora in fase di sperimentazione e quindi “non ci sono motivi per trarre conclusioni sulla sua efficacia”

In Italia scienziati sconcertati

Nel nostro paese che ha appena iniziato la fase 3, quella dei test di massa, su un vaccino sono emblematiche le parole di Walter Ricciardi, che all’HuffPost ha detto: “Non si può che rimanere sconcertati, guardando la cosa da un punto di vista scientifico. Di questo vaccino non è noto nulla. Non ci sono pubblicazioni che attestino gli esiti delle prime fasi di lavorazione, non c’è nessun dato. Una totale mancanza di trasparenza. In Italia, ad esempio, sarebbe impossibile registrare un vaccino sul quale non è stata ancora ultimata la fase 3. E lo stesso accadrebbe in ogni Paese che – come quelli occidentali – segue regole ferree nell’iter di perfezionamento di un prodotto di questo genere”.

Ma i russi vanno avanti

Non sembrano scomporsi più di tanto i russi che proseguono a tappe forzate. Il ministro della Salute russo Mikhail Murashko ha annunciato che la prima partita di vaccini per il Covid-19 saranno disponibili per l’uso entro due settimane.

“Ad oggi sono in corso i controlli qualità. Entro due settimane la prima partita del preparato sarà rilasciata e verrà consegnata per la vaccinazione di medici che fanno parte dei gruppi di rischio”, ha spiegato, sottolinenando che la vaccinazione sarà volontaria. E che assieme al vaccino sarà sviluppata una app che consentirà di monitorare eventuali effetti collaterali del preparato sui soggetti che decideranno di farselo inoculare.