“Spaghetti di pollo”: cosa è rimasto del petto di pollo di una volta?

Petti di pollo con strane strisce bianche nella carne. Sono quelli che ha documentato una troupe del canale televisivo France 2 sugli scaffali dei supermercati statunitensi. Insospettiti i giornalisti hanno acquistato le confezioni trovando una carne che si sfaldava completamente una volta fuori dall’imballaggio.
“Si chiama ‘carne di spaghetti’”, ha commentato a France 2 Rachel Dreskin, direttrice della sezione americana dell’associazione per il benessere degli animali Compassion in World Farming (CIWF). “La fibra muscolare è rotta e dà una consistenza simile agli spaghetti. I polli crescono così rapidamente che il loro corpo non fornisce abbastanza ossigeno e sostanze nutritive alla fibra muscolare, che si degrada e diventa fibrosa”.Un problema legato alla crescita “monstre” dei polli allevati. In quasi sessant’anni, il peso dei polli americani è stato moltiplicato per quattro, mentre la durata dell’allevamento è stata quasi dimezzata. Questi polli di taglia XXL sono il risultato della manipolazione genetica, spiegano gli esperti.
Il fenomeno è globale. “La maggior parte della carne di pollame prodotta in tutto il mondo proviene da genotipi sviluppati da una manciata di aziende”, ha affermato all’emittente francese uno degli specialisti della materia, Massimiliano Petracci, ricercatore in scienze e tecnologie alimentari dell’Università di Bologna. Che ha confermato: “Troviamo queste anomalie ovunque: in America, Asia ed Europa”.

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In un articolo presentato a marzo 2019 ai Poultry Research Days, cinque ricercatori del National Institute for Agricultural Research (INRA) hanno descritto un “legame” tra “nuove pratiche” volte a “appesantire i polli in rapida crescita” e la comparsa, “negli ultimi dieci anni”, di “numerosi difetti” che colpiscono principalmente i filetti di pollo. Sono state elencate quattro anomalie principali: “strisce bianche” sulla carne, “petto di legno”, caratterizzato da “una trama più dura” in alcuni punti, “malattia dell’Oregon” e infine filetti di “spaghetti”, “le cui fibre muscolari si dissociano l’una dall’altra”.
In Francia, la frequenza di questi difetti è stata misurata in una ricerca del 2017 di 123 lotti. Ha rivelato che “il 66% delle carni mostrava il difetto della” striatura bianca”, il 53% presentava il difetto del “petto in legno” e l’11% di i filetti sono stati colpiti dal difetto degli spaghetti.
“In termini di salute, non vi è alcun rischio per il consumatore“, afferma una delle ricercatrici dell’INRA, Elisabeth Baéza-Campone. “Queste anomalie non sono causate da infezioni, quindi non esiste un rischio microbico particolare”, afferma Massimiliano Petracci.
Tuttavia, ci sono conseguenze nutrizionali: questa carne è più grassa. “È stato dimostrato che ci sono meno proteine ​​nobili, più collagene e più lipidi”, osserva Elisabeth Baéza-Campone.

L’insostenibile “leggerezza” del pollo

Anomalie a parte, un test condotto dal nostro giornale nell’ottobre 2017 aveva testimoniato il cambiamento legato alla gentica dei polli in commercio anche in Italia. Le nostre analisi sui grassi totali, avevano trovato una media molti più elevata di quello che ci si possa aspettare da un prodotto prediletto nelle diete per il suo buon apporto proteico e la presunta leggerezza.

La dottoressa Laura Di Renzo, docente di Nutrizione clinica presso l’Università Roma Tor Vergata, ci aveva spiegato: “Il valore che ci si aspetta, confrontando le tabelle nutrizionali del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, è intorno a 1 grammo di grassi totali ogni 100 grammi di prodotto: i vostri campioni di media ne hanno il doppio”. Esattamente 2,2 grammi per 100 grammi di petto di pollo è la media registrata dalle nostre analisi: si va da un minimo di 1,1 grammi a ben 3,8 grammi. Da dove derivano tutti questi grassi?

Le cause possono essere molteplici. Influisce sicuramente la selezione genetica, che negli ultimi anni ha “brevettato” pulcini a rapida crescita, capaci in 5-6 settimane di sviluppare fino a 2,5 chili di petto, privilegiando la massa grassa. Incide sicuramente anche lo scarso movimento tipico degli allevamenti intensivi e il tipo di alimentazione, come spieghiamo nel dossier che segue.