Bayer dopo le nozze cancella il nome Monsanto ma resta il marchio RoundUp

Via Monsanto dal logo, resta invece quello del RoundUp, l’erbicida più venduto al mondo a base di glifosato. La Bayer il 7 giugno acquisirà definitivamente la Monsanto, il costo intero dell’operazione è di 63 miliardi di dollari (54 miliardi di euro), e il primo effetto della mega fusione sarà quella di togliere dal logo aziendale il nome Monsanto. Una mossa evidentemente legata al tentativo di evitare un danno reputazionale visto che il nome della multinazionale Usa è legato agli Ogm e al famigerato glifosato, principio attivo presente nel famoso RoundUp.

Un marchio “odiato” e per questo cancellato

In un comunicato ufficiale il gruppo di Leverkusen precisa che “Bayer rimarrà il nome della società. Monsanto non sarà più nel marchio aziendale. I prodotti acquisiti manterranno i loro marchi e diventeranno parte del portafoglio Bayer”.  Non bisogna essere complottisti per capire le ragioni di questa scelta. Nel gennaio 2018, 24/7 Wall Street ha identificato le aziende più odiate negli Usa dopo aver esaminato una serie di informazioni, tra cui importanti notizie dell’ultimo anno, i risultati dei sondaggi dei clienti sull’indice di customer satisfaction e le recensioni dei dipendenti: Monsanto in poco tempo è risultata la 16esima azienda più criticata degli Stati Uniti . A pesare senza dubbio tutta la vicenda del glifosato.

Pressione Ogm sull’Europa?

Bayer, all’inizio della campagna per l’acquisto della Monsanto, ha promesso che non avrebbe introdotto colture geneticamente modificate in Europa. È anche vero che l’Antitrust europeo ha dato il via libera alla fusione imponendo però una serie di dismissioni per evitare la creazione di un monopolista del cibo hi-tech. Così Bayer venderà alla Basf gran parte della sua attuale attività agrochimica e di sementi. Ricordiamo che nella Ue dal 2021 verrà messo al bando il glifosato mentre è difficile non prevedere che sulla questione degli Organismi geneticamente modificati non si torni, prima o poi, all’assalto del principio di precauzione.