La Ue ammette: “Sui pesticidi pochi controlli e troppi conflitti di interesse”

Controlli insufficienti, pochi mezzi e troppi conflitti di interesse. Può essere riassunta così la diagnosi stilata da Eric Andrieu, il presidente della Commissione parlamentare europea Pesticidi incaricata, dopo le polemiche sul glifosato e lo scandalo Monsanto Papers, di indagare sulla procedura di autorizzazione dei fitofarmaci da parte dell’Unione europea, che per due giorni si è confrontato a Parma con i vertici dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare più volte finita nell’occhio del ciclone per il suo operato.

“Pochi esperti e scarse risorse: Efsa non è adeguata”

Ma l’obiettivo non è quello di criticare ma di migliorare. L’Efsa, ad esempio, ha un gruppo di esperti di pesticidi 10 volte inferiore a quello dell’omologo ente canadese e le risorse economiche destinate al suo funzionamento non sono adeguate. “Non è in grado dunque – ha spiegato Andrieu – di condurre le proprie valutazioni su tutte le possibili minacce alla salute umana potenzialmente causate da sostanze tossiche, cancerogene e nocive che interagiscono con gli animali e con l’ambiente”.

Stop conflitti di interesse: il peso Monsanto Papers

A pesare nel varo della Commissione anche le critiche mosse all’operato dell’Efsa nella vicende del glifosato, ritenuto probabile cancerogeno dall’autorevole Iarc dell’Oms, e promosso invece dall’Agenzia per la sicurezza alimentare europea (e dall’Echa, l’Agenzia sulle sostanze chimiche). E proprio sul via libera accordato dall’Efsa si sono addensate nubi: nella valutazione con cui ha assolto il glifosato, infatti, ha copiato e incollato centinaia di pagine dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto.

“Bisogna – ha proseguito Andrieu – che il sistema pubblico guadagni credibilità: deve essere chiaro che tutti i tecnici impegnati in questo sistema siano esenti da conflitti di interesse. Al momento la sproporzione di mezzi tra il settore pubblico e quello privato in questo campo è enorme. Va ridotta non solo aumentando i budget comunitari a disposizione del sistema, ma creando un gioco di squadra tra le varie agenzie, in modo che si possa contare sulla somma totale delle competenze che l’Europa mette in campo. Bisogna intensificare la vigilanza a livello europeo e insistere di più sugli studi epidemiologici: eventuali conflitti di interessi o mancanza di trasparenza devono essere sradicati“.

Studiare l’effetto cocktail

Il presidente della commissione speciale mette l’accento su due temi ancora poco studiati sui pesticidi, l’effetto cocktail, ovvero l’assunzione da più fonti di residui che può far superare le dosi giornaliere consigliate, e la valutazione dell’effetto combinato tra molecole e coadiuvanti:  “Occorre anche un cambiamento di priorità sul tema dei pesticidi: si tratta di proteggere la la salute dei consumatori di fronte a minacce potenziali che non sono sufficientemente indagate. Ad esempio c’è il tema dell’accumulo nel tempo di piccole dosi di pesticidi: l’effetto non è chiaro. Ci vogliono studi più dettagliati. E quindi il personale qualificato e le risorse necessarie”. Infine, osserva il presidente della Commissione, non ci si può limitare a indagare il principio attivo dei singoli pesticidi: bisogna valutare l’effetto reale del prodotto che è dato dalla sinergia tra le molecole testate e i coadiuvanti, le altre sostanze che entrano nel prodotto e che sono meno studiate.