Pomodoro Pachino così viene schiacciato dagli accordi con il Camerum

Produrre un chilo di pomodorini costa 1 un euro ma i grossisti lo pagano agli agricoltori 50-60 centesimi. Addirittura “30 per il pomodoro da insalata. Non vale la pena raccoglierlo”, hanno denunciato gli agricoltori di Pachino al Fattoquotidiano.it.

Concorrenza “sleale”

Le condizioni capestro di acquisto della Gdo giocano il loro ruolo, come anche l’incapacità della filiera di sapersi organizzare per aumentare il potere contrattuale nelle trattative con i grossisti. Criticità note da tempo alle quali dal 2017 si sono aggiunti i nuovi trattati tra la Ue e gli Stati dell’Africa centrale, Camerum compreso, che hanno vietato l’inserimento di nuovi dazi negli scambi commerciali.

Così a Pachino lamentano il fatto che i datterini del Camerum vengono venduti al dettaglio 1,39 euro quando invece produrre un Pachino Igp costa solo all’agricoltore 1 euro e facilmente arriva a 3 euro quando lo portiamo in tavola.

Meno dazi: la ratifica dell’Italia

Ma cosa prevedono gli accordi di libero scambio? Innanzitutto parliamo dell’Accordo interinale in vista di un accordo di partenariato economico tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la parte Africa centrale, dall’altra, con Allegati, fatto a Yaoundé il 15 gennaio 2009 e a Bruxelles il 22 gennaio 2009. L’Italia ha ratificato l’accordo con la legge n° 258 del 21 dicembre 2016 entrata in vigore il 27 gennaio 2017.

In fatto di dazi cosa prevede l’Accordo? Non un azzeramento ma una forte attenuazione. L’articolo 15 recita: “Dall’entrata in vigore del presente accordo non viene istituito nessun nuovo dazio doganale sulle esportazioni, né vengono aumentati quelli già in applicazione per gli scambi tra le parti”. Evidentemente ancora troppi per i produttori siciliani che devono fare i conti anche con la concorrenza “sleale” camerumense oltreché con i “nemici” di sempre.