Con il caldo cresce la preoccupazione per l’ozono (ma non svegliate il ministero)

Nelle giornate di sole e caldo come quelle che stiamo vivendo e che ci accompagneranno a lungo sta salendo l’inquinamento cosiddetto “da smog fotochimico“.
Di cosa si tratta? “Dell’incremento di inquinanti che vengono definiti ‘secondari’ perché sono il risultato delle reazioni chimico-fisiche dovute all’interazione tra gli inquinanti primari (quelli emessi direttamente da fonti antropiche come automobili, impianti energetici, camini industriali, ecc.) e all’interazione tra questi inquinanti e le caratteristiche dell’atmosfera a bassa quota” spiega Carlo Maurizio Modonesi, professore di Ecologia umana all’Università degli Studi di Parma, e membro di Medici per l’Ambiente-ISDE Italia.

Il problema è legato alla formazione dell’ozono molto rapida in presenza di alte temperature (il caldo di questi giorni) e di luce (le giornate sono molto più luminose di
soltanto un mese fa, per via della posizione del sole). Un problema che diventa più forte per le città che normalmente soffrono di condizioni atmosferiche e climatiche un po’ “spinte” (come Milano) e tendono ad avere concentrazioni di ozono molto elevate.
Quali possono essere i rischi? Spiega Modonesi: “Gli effetti acuti sulla popolazione generale dovuti alla presenza intensa e prolungata di ozono atmosferico sono:

  • riduzione della funzione polmonare e difficoltà respiratoria
  • infiammazione delle vie aeree
  • tosse
  • irritazioni dell’orofaringe
  • affanno e astenia
  • bruciore retrosternale

Inoltre, sono ormai consolidate le evidenze scientifiche che mostrano un aumento degli attacchi di asma, dei ricoveri ospedalieri, e della mortalità giornaliera, nonché un peggioramento delle condizioni di salute di soggetti già colpiti da malattie croniche”.

Prosegue il professor Modonesi: “Le indagini sperimentali (tossicologia) mostrano che le esposizioni di lungo termine ad alte concentrazioni di ozono esitano in alterazioni morfologiche permanenti delle mucose respiratorie (vie alte e basse), con sviluppo di
fenomeni di iperplasia e di metaplasia cellulare negli epiteli. E poco si sa degli effetti cronici sull’uomo, anche se un’associazione tra esposizione ricorrente all’ozono e deficit della funzionalità polmonare sembra ormai confermata”.

Che faree? Come proteggere la popolazione? Nei giorni in cui aumenta lo smog fotochimico, in altri paesi vengono applicate particolari misure di prevenzione per proteggere soprattutto i bambini e gli anziani. E in Italia?

“A quanto pare la biologia della popolazione italiana è diversa, e non serve alcun tipo di intervento teso a salvaguardare la salute pubblica” commenta amaro Modonesi.