Blue Whale, come riconoscere i segnali del “gioco” suicida

Il nome è apparentemente innocente: “Blue Whale”, la balena blu. Ma dietro alle apparenze si nasconde un baratro nel quale ogni giorno cadono decine di adolescenti. Parliamo di un “gioco” suicida durante il quale il “prescelto” viene prima agganciato e poi guidato da un curatore (una sorta di master che dà regole agli adolescenti che decidono di giocare alla Blue whale) letteralmente al suicidio. Il rituale dura 50 giorni e ogni giorno il ragazzo o la ragazza caduta nella rete deve compiere una prova: da quello di infliggersi tagli sul corpo, allo svegliarsi in piena notte per vedere film horror, dall’ascoltare musica “deprimente” per ore ininterrotte ad azioni autolesionistiche sempre più dolorose fino all’atto finale, fatale. “Salite sull’edificio più alto della vostra città e saltate giù. Prendetevi la vostra vita”.

Il rituale fatale: 49 prove prima di saltare nel vuoto

Il tutto deve essere rigorosamente documentato (attraverso foto e video) e inviato al curatore, dietro il quale, secondo gli inqurienti, si nascondono veri e propri psicopatici che inneggiano alla “pulizia delle menti più deboli” fino a una vera e propria “soluzione finale” nei confronti di ragazzi e ragazze considerati “scarti biologici”. Anche il suicidio viene ripreso e la rete è piena di immagini choccanti di ragazzi e ragazze che si lanciano nel vuoto da palazzi di 20-30 piani come ha anche documentato una bella inchiesta delle Iene (attenzione, le immagini possono davvero alterare la sensibilità del telespettatore).

In Russia, dove probabilmente il tutto ha preso il via tramite il social network VKontakte (Vk), sono circa 157 i suicidi che sono stati collegati alla Blue Whale. Ma il macabro gioco si è già diffuso a macchia d’olio: ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra. In Italia, proprio ieri la polizia postale ha salvato una studentessa 14enne di Ravenna che, sul proprio profilo facebook, aveva postato foto con lesioni su un braccio, una delle prove alle quale le povere vittime di questo rituale micidiale vengono sottoposto. A marzo, molto probabilmente aveva colpito a Livorno, vittima un ragazzino di 15 anni che si è lanciato nel vuoto dal 26° piano del grattacielo cittadino.

Le prede dei “curatori”

Ma perchè questo rituale micidiale è accostato alla “balena blu”? Molto probabilmente prende spunto da fenomeno naturale ovvero dal fatto che questi cetacei, in gruppo o singolarmente, perdendo la rotta finiscano per spiaggiarsi sulle coste con il rischio di non essere più in grado di rientrare in acqua, finendo quindi a morire per asfissia e disidratazione. Metaforicamente è quello che succede alle prede dei “curatori”: vengono avviccinati sui social network da questi figuri e convinti a perdere la rotta fino a “spiaggiarsi” al suolo

A finire nella rete non ci sono solo ragazzi problematici: tutt’altro, anche adolescenti che prima di non incorrere in questi sedicenti curatori trascorrevano una vita normale e attiva, sia a scuola che in famiglia. Tra le prime istruzioni che vengono impartite alla “balena” quello di non parlare con nessuno dei propri familiari e amici più stretti. Non solo. Vengono suggerite anche delle spiegazioni da fornire a mamma e papà nel caso in cui ad esempio scoprano i segni delle “auto punizioni” o delle prove di autolesionismo alle quali vengono portati.

I consigli della Polizia ai genitori: “Attenti a questi sintomi”

La polizia postale tramite i profili facebook Commissariato di Ps online Italia e Una vita da social ha diffuso dei consigli pratici ai genitori e ai ragazzi per riconoscere i segnali del Blue Whale, nel primo caso, e come evitare di cadere nella trappola nel secondo caso.

Il curatore punta sulla suggestione, che “può essere operata dalla volontà di un adulto che aggancia via web e induce la vittima alla progressione nelle 50 tappe della pratica oppure da gruppi Whatsapp o sui social, nei quali i ragazzi si confrontano sulle varie tappe, si fomentano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, mantenendo gli adulti significativi ostinatamente all’oscuro”.

Tenere quindi sempre gli occhi aperti: bisogna parlare con i propri figli “di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno”. Massima attenzione “a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste”. Se solo dovesse nascere il sospetto di un coinvolgimento del ragazzo con il fenomeno, mai minimizzare, perché “quello che agli adulti sembra ‘roba da ragazzi’ per i ragazzi può essere determinante”. Se invece ad essere coinvolto è un amico del proprio figlio, bisogna subito avvertire i genitori, la scuola o alla polizia postale, anche sui suoi profili social.

Come difendersi: un aiuto per chi è più fragile

Primo pconsiglio: segnalare chi induce a farsi del male su www.commissariatodips.it, www.facebook.com/unavitadasocial/ o www.facebook.com/commissariatodips/. Se si rimane invischiati nel Blue Whale, si è sempre in tempo a tornare indietro: “Parlane con qualcuno, chiedi aiuto: chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te“. Se è coinvolto un amico, bisogna mettere al corrente un adulto. Nel momento in cui poi si viene contattati da un curatore ecco cosa fare: “Potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli”. Coinvolgere sempre un adulto anche se si viene aggiunti a gruppi Whatsapp, facebook, Istagram, Twitter o altro in cui si parla di Blue whale. E non dimenticate mai: “Il Blue Whale – conclude la Polizia di Stato – non è una bufala, stiamo verificando tutte le segnalazioni che ci sono arrivate”.