
Un’analisi per il Salvagente del ministro della Salute brasiliano e di uno dei massimi esperti di sanità su come l’intelligenza artificiale stia trasformando le cure e la prevenzione tra Italia e Brasile: da un lato norme a tutela del paziente, dall’altro grandi investimenti in ospedali intelligenti pubblici, con il medico sempre centrale nelle decisioni cliniche
L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) all’interno dei sistemi sanitari rappresenta una delle trasformazioni più profonde della medicina moderna, non solo un progresso tecnologico, ma una vera e propria riconfigurazione dei modelli di cura.
Guardando alle recenti evoluzioni, emerge un quadro affascinante: da una parte l’Italia e l’Europa, all’avanguardia nella regolamentazione etica, e dall’altra il Brasile, che sta investendo massicciamente per trasformare la sua infrastruttura pubblica attraverso la creazione di ospedali intelligenti.
La via italiana: primato normativo e adozione a macchia di leopardo
Nel panorama europeo, l’Italia si è recentemente distinta dal punto di vista legislativo. La Penisola è stato il primo paese nell’Unione Europea a promulgare una legge nazionale organica sull’IA (la Legge n. 114/2024), che anticipa alcuni requisiti dell’AI Act europeo. Questa norma pone una forte enfasi sui diritti del paziente, imponendo che ogni individuo sia informato esplicitamente quando l’IA viene utilizzata nel suo percorso di cura e vietando decisioni mediche totalmente automatizzate, garantendo così la supervisione umana.
Tuttavia, calandosi nella realtà clinica, l’adozione dell’IA nelle strutture sanitarie italiane è ancora frammentata.
Uno studio recente condotto sulle aziende sanitarie della Lombardia ha mostrato una notevole variabilità sia nelle tipologie di applicazioni utilizzate sia nel loro stadio di adozione. La maggior parte delle implementazioni supporta compiti diagnostici e prognostici, con una forte enfasi sugli strumenti basati sull’imaging, come in radiologia. Nonostante questi progressi, lo studio ha rivelato che le applicazioni di IA vengono spesso introdotte prima che le strutture abbiano istituito una governance formale o strategie organizzative dedicate, basandosi per lo più su iniziative informali dei singoli clinici.
Il balzo del Brasile: i fondi BRICS e la Rete degli “Ospedali Intelligenti” pubblici
Dall’altra parte del mondo, il Brasile sta affrontando sfide ciclopiche legate alla vastità del suo territorio e alle disuguaglianze infrastrutturali. Il Sistema Único de Saúde (SUS), uno dei più grandi sistemi sanitari pubblici e universali al mondo, serve oltre 200 milioni di persone. Per superare i limiti storici, il governo brasiliano ha lanciato il Piano Brasiliano di Intelligenza Artificiale (PBIA) 2024-2028, che prevede investimenti per 23 miliardi di reais (circa 4 miliardi di euro), con un terzo dei 31 progetti previsti dedicati esclusivamente alla salute. Oltre a iniziative ad impatto immediato come la trascrizione automatica delle teleconsulenze (“Prontuario Parlato”) e l’ottimizzazione tramite IA degli acquisti di farmaci, la vera rivoluzione passa dalle infrastrutture fisiche.
Il progetto più ambizioso in assoluto è la creazione della Rete Nazionale degli Ospedali e Servizi Intelligenti, un’iniziativa che mira a modernizzare la sanità pubblica integrando tecnologie digitali avanzate, IA, big data e monitoraggio in tempo reale tramite 5G. L’obiettivo è rendere l’assistenza più agile ed efficiente: si stima che il primo ospedale intelligente possa ridurre di oltre 5 volte i tempi di attesa per le cure specialistiche nelle situazioni di urgenza ed emergenza. Questo progetto pionieristico è finanziato in gran parte grazie a un accordo da centinaia di milioni con la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS.
La transizione del SUS avverrà attraverso diverse fasi strategiche:
- Fase 1: Prevede l’implementazione di 14 Unità di Terapia Intensiva (UTI) intelligenti distribuite in 13 stati (coprendo tutte le cinque macroregioni del Brasile), con un focus clinico mirato su cardiologia e neurologia.
- Fase 2: Porterà alla costruzione dell’Istituto Tecnologico di Emergenza presso l’Hospital das Clínicas della prestigiosa Università di San Paolo (USP), che diventerà il primo ospedale intelligente per le urgenze ed emergenze del SUS. L’imponente struttura ospiterà un pronto soccorso con 250 letti in grado di gestire 200.000 pazienti l’anno, affiancato da un’UTI da 350 posti letto connessa in rete con le altre UTI intelligenti del Paese e 25 sale chirurgiche. L’intero edificio sarà integrato con il 5G e progettato secondo le linee guida “AdaptaSUS”, garantendo resilienza contro eventi climatici estremi (come uragani o inondazioni) e un’assoluta autonomia idrica ed energetica.
- Fase 3: Sarà dedicata alla modernizzazione di ospedali di eccellenza preesistenti, come l’UNIFESP a San Paolo, l’Istituto del Cervello e la rete degli Ospedali Federali di Rio de Janeiro e alla costruzione – attraverso partenariati pubblico-privati – di nuovi complessi ospedalieri collegati a strutture già esistenti del governo federale: l’Istituto Nazionale del Cancro (RJ), l’ospedale dell’UNIFESP (SP) e il complesso ospedaliero di sanità intelligente del Grupo Hospitalar Conceição (RS).
Fino ad oggi, i traguardi dell’IA nel paese erano stati guidati quasi esclusivamente da istituzioni private che avevano già integrato tecnologie avanzate (sensori IoT, RFID e deep learning) per l’ottimizzazione operativa, la diagnostica complessa e la gestione delle sale operatorie. Parallelamente, alcune università avevano iniziato a sperimentare l’IA applicata, ad esempio con il sistema SELENA+ per lo screening automatizzato della retinopatia diabetica o algoritmi predittivi per monitorare i focolai di dengue. Ora, la sfida e la grande promessa del piano brasiliano è quella di democratizzare queste innovazioni di frontiera, portando gli standard della medicina di precisione direttamente nel settore pubblico a beneficio dell’intera popolazione.
Il medico al centro
In comune tanto l’esperienza italiana che quella brasiliana hanno il ruolo imprescindibile del medico (Human-in-the-loop): la legge italiana n. 114/2024 sancisce chiaramente che il medico deve mantenere l’autorità decisionale finale, vietando decisioni mediche completamente automatizzate. Allo stesso modo, le direttive del Consiglio Federale di Medicina brasiliano (CFM) stabiliscono che i medici hanno il diritto di rifiutare raccomandazioni generate dall’IA e che non possono delegare alla macchina la comunicazione di diagnosi o decisioni terapeutiche ai pazienti. In Europa come in Sudamerica, la macchina non deve sostituire il professionista, ma “aumentarne” le capacità, proteggendo il rapporto umano medico-paziente.






