
Uno studio britannico mette in evidenza come l’innanalzamento della temperatura abbia ridotto i tempi dell’incubazione della zanzara tigre, vettore del virus, e favorito la trasmissione della malattia nel Vecchio Continente (Italia compresa)
La chikungunya non è più una malattia confinata solamente alle aree tropicali: negli ultimi decenni, il virus ha raggiunto anche l’Europa, destando preoccupazione per la salute pubblica e ponendo l’attenzione sulle malattie legate al cambiamento climatico. Un recente studio britannico (“Temperature-sensitive incubation, transmissibility and risk of Aedes albopictus-borne chikungunya virus in Europe“) ha analizzato il tempo di incubazione e le temperature di trasmissione del virus, suggerendo che la malattia potrebbe diffondersi presto anche nel Nord del continente.
Il primo focolaio di chikungunya si è verificato in Tanzania nel 1952 e, attualmente, il virus è diffuso in oltre 110 paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America e, nel 2007, si è verificato il primo focolaio in Europa. A novembre 2024, sono stati segnalati 190 decessi in tutto il mondo.
Che cos’è e quali sono i sintomi della chikungunya
Si tratta di una malattia causata dal virus chikungunya, appartenente alla famiglia delle Togaviridae, che viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare femmine del genere Aedes, tra cui Aedes aegypti e Aedes albopictus (la zanzara tigre asiatica), attive soprattutto durante il giorno. Dopo la puntura di una persona infetta, il virus entra nell’intestino dell’insetto e, in qualche giorno, può essere rilevato nella sua saliva. In questo modo, coloro che vengono punti dalla zanzara possono contrarre l’infezione.
Dopo un periodo di incubazione di massimo 12 giorni, si manifestano improvvisamente febbre e forti dolori articolari in grado di limitare notevolmente i movimenti. Da qui il nome chikungunya, che in lingua swahili significa “ciò che contorce” o “colui che cammina storto”. La dottoressa Diana Rojas Alvarez, a capo del team sui virus trasmessi da punture di insetti e zecche dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha definito questa malattia come “devastante” in quanto il 40% dei pazienti soffre di artrite e dolori molto forti anche dopo cinque anni dall’infezione.
Lo studio: “Alte temperatura riducono i tempi di incubazione della zanzara tigre”
Il 18 febbraio è stato pubblicato uno studio sulla rivista J R Soc Interface che, per la prima volta, ha valutato gli effetti della temperatura e del cambiamento climatico sull’incubazione del virus nella zanzara tigre.
Il periodo di incubazione è risultato essere influenzato dalla temperatura: è pari, infatti, a circa 9 giorni alla temperatura di 18°C e a circa 2 giorni a 30°C. Le elevate temperature favoriscono, dunque, una più rapida diffusione dell’infezione.
La ricerca ha dimostrato, inoltre, che la trasmissione del virus avviene ad una temperatura compresa tra i 13.8°C e i 31.8°C. La temperatura minima di trasmissione risulta inferiore di 2.5°C rispetto a quella indicata da precedenti stime e, insieme al surriscaldamento globale, fa sì che le infezioni da chikungunya possano verificarsi per oltre sei mesi l’anno in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia e per tre-cinque mesi l’anno in oltre quindici paesi europei, incluse Francia, Germania e Svizzera. Con l’aumento delle temperature, la chikungunya potrebbe diffondersi presto anche nei paesi del Nord Europa. Infatti, secondo Sandeep Tegar del Centre for Ecology and Hydrology (UKCEH) del Regno Unito, autore dello studio, le nuove stime sono “scioccanti” e “l’espansione della malattia verso Nord è solo questione di tempo”.
Attualmente, non vi sono trattamenti antivirali specifici per la chikungunya e le cure si focalizzano principalmente sulla risoluzione dei sintomi. Negli ultimi anni, l’Unione europea ha approvato un due vaccini contro la chikungunya, ovvero un vaccino vivo attenuato e un vaccino vivo inattivato, entrambi autorizzati a partire dai 12 anni di età. Il primo non è disponibile in Italia, mentre il secondo è reperibile nel nostro paese. La vaccinazione è raccomandata per i viaggiatori che visitano zone con epidemie in corso e per coloro che soggiornano in paesi in cui nei cinque anni precedenti vi sono state evidenze di trasmissione del virus.
Secondo la dottoressa Diana Rojas Alvarez “l’Europa ha ancora la possibilità di impedire a queste zanzare di diffondersi ulteriormente”. Due importanti strumenti di prevenzione sono rappresentati dalla rimozione delle acque stagnanti in cui le zanzare si riproducono, come nel caso dei sottovasi, e dall’esecuzione periodica di disinfestazioni contro il genere Aedes. Per la prevenzione delle punture, l’Istituto superiore di sanità raccomanda, inoltre, di applicare zanzariere alle finestre, di indossare abiti che non lascino parti del corpo scoperte (pantaloni lunghi, camicie con maniche lunghe, ecc.) o, in alternativa, di utilizzare prodotti repellenti sulle parti scoperte. Questi accorgimenti devono essere adottati soprattutto nelle giornate più calde, dal mattino fino al tramonto.









