3M, colosso chimico statunitense, ha annunciato un accordo da quasi 7,35 miliardi di dollari per risolvere le cause per lesioni personali legate ai Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche definite “inquinanti eterni”. L’intesa copre circa il 99% dei ricorsi in corso e riguarda fino a 120mila persone. L’azienda, però, precisa di non aver ammesso alcuna colpa e di essere pronta a difendersi in tribunale.
L’accordo in cifre
L’intesa, annunciata martedì 3 novembre, vale quasi 7,35 miliardi di dollari in nove anni e chiude circa il 99% delle richieste di risarcimento per danni alla persona, sia quelle dentro sia quelle fuori dalla maxi causa federale sulle schiume antincendio, la Afff Mdl. Secondo la società, potranno aderire tra 115mila e 120mila querelanti. Tutte le richieste residue e future saranno gestite con diversi meccanismi di composizione.
Il calendario è tutto a favore del debitore: 50 milioni di dollari nel 2026, nessun versamento nel 2027 e circa il 20% del totale concentrato negli ultimi due anni.
Nessuna ammissione di colpa
Il gruppo sottolinea di non riconoscere alcuna responsabilità. L’amministratore delegato William Brown parla di “una tappa significativa per 3M” che riduce in modo sostanziale l’incertezza legale. Per l’azienda, che affronta migliaia di cause per la contaminazione da Pfas, resta aperta anche la strada del contenzioso.
I Pfas sostanze di sintesi usate per rendere i prodotti resistenti a calore, macchie, grassi e acqua. Sono state associate a danni al fegato, basso peso alla nascita, minore risposta anticorpale ai vaccini e a tumori del rene e dei testicoli.
Non è la prima volta
Nel 2023 3M aveva già accettato di pagare 10,3 miliardi di dollari ai sistemi idrici pubblici statunitensi per l’inquinamento delle acque. Altre aziende, tra cui DuPont, Corteva e Chemours, sono a loro volta bersaglio di cause legate ai Pfas. Il gruppo ricorda infine di aver completato, entro fine 2025, il piano per interrompere la produzione di tutti i Pfas a livello globale.
Il caso Miteni in Italia
Anche da noi i Pfas sono già arrivati in tribunale. Il 26 giugno 2025 la Corte d’assise di Vicenza ha condannato 11 persone a 141 anni di carcere complessivi per l’inquinamento delle acque nelle province di Vicenza, Padova e Verona, causato dall’ex stabilimento Miteni di Trissino. Il disastro ha toccato 350mila cittadini, e secondo le motivazioni, depositate a dicembre, l’azienda sapeva dell’inquinamento ma non lo comunicò mai alle istituzioni. Si tratta di una sentenza di primo grado. Un mese prima, a maggio 2025, il Tribunale di Vicenza aveva riconosciuto per la prima volta in Italia il nesso tra esposizione ai Pfas e la morte di un lavoratore, un ex operaio della Miteni.

