Troppo sodio e poco potassio: è la combinazione che spinge la pressione alta, primo fattore di rischio per ictus, infarti e malattie renali. Una ricerca del George Institute for Global Health stima che il passaggio al sale arricchito di potassio potrebbe prevenire ogni anno quasi 3 milioni di morti e 10 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali.
I numeri dello studio
La stima riguarda l’intero pianeta: quasi 3 milioni di decessi e 10 milioni di nuovi casi di patologie cardiovascolari e renali evitati ogni anno. In molti Paesi, sempre secondo gli autori, si potrebbe scongiurare fino a un decesso cardiovascolare su dieci.
Cos’è il sale arricchito
Si ottiene sostituendo una parte del cloruro di sodio, il componente principale del sale comune, con cloruro di potassio. Per aspetto, sapore e uso in cucina resta simile a quello tradizionale. L’effetto è doppio: si introduce meno sodio e più potassio con un solo gesto. Per Bruce Neal del George Institute, il vantaggio sta proprio nell’affrontare insieme entrambi i problemi alimentari. Nel 2025 l’Oms ha raccomandato questo tipo di sale per abbassare la pressione e il rischio di malattie cardiovascolari.
Il peso dell’ipertensione
Nel mondo un adulto su tre tra i 30 e i 79 anni ha la pressione alta, circa 1,4 miliardi di persone. Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte e disabilità, con almeno 19,2 milioni di decessi l’anno.
Il nodo dell’industria
Secondo Neal non esiste una ricetta valida ovunque. Le strategie vanno tarate Paese per Paese, a seconda che il sodio arrivi soprattutto dal sale usato in casa o dagli alimenti industriali. In Europa e Nord America, dove oltre il 70% del sale ingerito viene da prodotti confezionati e pasti al ristorante, i massimi benefici si avrebbero solo con il coinvolgimento dell’industria alimentare. Cambiare il sale che teniamo in dispensa, insomma, non basta.

