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Microplastiche in lavatrice, i filtri aiutano. Ma non quanto promettono

Molte case produttrici di elettrodomestici pubblicizzano filtri per lavatrici in grado di trattenere gran parte delle microplastiche. Un confronto del Politecnico di Torino restituisce invece una realtà ben diversa.

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Microplastiche in lavatrice, i filtri aiutano. Ma non quanto promettono

Molte case produttrici di elettrodomestici pubblicizzano filtri per lavatrici in grado di trattenere gran parte delle microplastiche. Un confronto del Politecnico di Torino restituisce invece una realtà ben diversa.

Il bucato finisce nell’armadio, una parte delle sue fibre prende altre strade. Lavaggio, asciugatura e utilizzo degli indumenti possono liberare minuscoli frammenti di materiale. Nel caso dei tessuti sintetici, questi frammenti contribuiscono all’inquinamento da microplastiche. L’Agenzia europea dell’ambiente ricorda che il problema attraversa il ciclo di vita dei prodotti: produzione, uso e gestione dei rifiuti. Intervenire sullo scarico della lavatrice significa agire su una delle vie di dispersione.

I filtri esterni promettono proprio questo: intercettare le fibre prima che entrino nella rete fognaria. Ma quanto funzionano? E come deve leggere un consumatore percentuali che sembrano difficili da conciliare?

La prova del Politecnico

Mohammad Sheikhi, Carlo Bianco, Alberto Tiraferri e Rajandrea Sethi hanno pubblicato nel 2025 sul Journal of Hazardous Materials un confronto tra tre filtri. Il protocollo prevedeva dieci lavaggi a 40 °C di 200 grammi di pile in poliestere, più due cicli a vuoto per recuperare i residui. L’efficienza è stata calcolata sulla massa delle fibre.

Filtro testato Massa di microfibre trattenuta
Lint LUV-R 34,9%
AEG Microplastic 52,0%
PlanetCare 67,5%

PlanetCare ha ottenuto il risultato migliore, lasciando comunque passare circa un terzo della massa misurata. Il controllo idraulico rivela un’altra questione: trattenere le fibre senza ostacolare lo scarico. L’accumulo può migliorare la cattura ma aumentare la resistenza al flusso.

Sono risultati riferiti ai dispositivi e alle condizioni esaminati: un carico ridotto di pile non rappresenta ogni bucato domestico.

“Fino al 90%” non racconta tutto

Le percentuali che dichiarano le aziende richiedono una lettura attenta delle condizioni di prova. Electrolux, per il proprio filtro compatibile con lavatrici Electrolux, AEG e Zanussi, dichiara di catturare fino al 90% delle microplastiche superiori a 45 micrometri. La soglia dimensionale delimita ciò a cui si riferisce la promessa: non equivale a dire che venga trattenuto il 90% di qualsiasi frammento presente nell’acqua.

PlanetCare pubblicizza invece una cattura del 98%. Nel commentare la ricerca torinese, l’azienda attribuisce la differenza al metodo analitico: il proprio dato commerciale si riferisce a una soglia di 50 micrometri, mentre i ricercatori hanno utilizzato membrane da 1,6 micrometri per quantificare le fibre. È la spiegazione del produttore, che aiuta a individuare il problema del confronto: percentuali ottenute con criteri diversi non sono automaticamente sovrapponibili.

Come influisce l’asciugatrice

Nel confronto sull’asciugatura, la massa complessiva generata passa da circa 550 milligrammi con il solo lavaggio a 850 con lavaggio e asciugatrice: circa il 50% in più. Generazione non significa però dispersione equivalente nell’ambiente. La macchina a pompa di calore studiata raccoglie le fibre nei filtri e nell’acqua di condensa. Le asciugatrici a espulsione d’aria non sono state testate direttamente.

Catturare le fibre è soltanto il primo passo

La manutenzione fa parte dell’efficacia del sistema. AEG indica di rimuovere le fibre raccolte e conferirle nei rifiuti indifferenziati, secondo le istruzioni del dispositivo. PlanetCare propone invece la restituzione delle cartucce usate per il recupero e il ricondizionamento. Sono aspetti da valutare insieme all’acquisto: frequenza degli interventi, ricambi e gestione dei residui incidono sull’uso quotidiano.

Anche le abitudini contano. Il servizio federale belga per la salute pubblica suggerisce di lavare a basse temperature e preferire lo stendino all’asciugatrice. Sono indicazioni da adattare alle esigenze igieniche e alle istruzioni dei capi.

Per il consumatore, il criterio di scelta dovrebbe comprendere efficacia documentata, condizioni dei test e manutenzione richiesta. Per i produttori, la richiesta è altrettanto concreta: rendere queste informazioni leggibili accanto alla percentuale in evidenza.

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