Dal 1° novembre 2026 sugli acquisti online sarà applicata una “tassa” di 2 euro per ogni articolo importato da paesi extra Ue. Si tratta della cosiddetta Union handling fee, un contributo europeo per coprire i costi delle attività doganali delle piccole spedizioni, che negli ultimi anni, con il boom delle piattaforme di e-commerce, sono aumentate in modo esponenziale.
A questo si aggiungerà il contributo nazionale italiano, anch’esso di 2 euro, previsto per i pacchi di valore inferiore a 150 euro che il nostro paese ha rinviato al 1° gennaio 2027. Il rinvio, approvato dal Consiglio dei ministri dello scorso 22 ottobre, evita che il prelievo italiano si sommi immediatamente a quello europeo. Si tratta di due misure distinte e il differimento riguarda soltanto quella nazionale. A conti fatti, quindi, sugli acquisti extra Ue effettuati dai consumatori italiani da novembre a fine anno si applicherà soltanto il contributo di 2 euro, che si aggiunge ai 3 euro in vigore già da luglio sui pacchi di valore inferiore a 150 euro. L’aggravio totale per gli acquisti sotto i 150 euro sarà di 5 euro fino a fine anno, mentre da gennaio prossimo diventerà di 7 euro.
Secondo le indicazioni europee, il pagamento della nuova commissione dovrebbe contribuire a finanziare la gestione e i controlli doganali e dovrebbe essere a carico degli importatori, come piattaforme e operatori commerciali, e non direttamente dei consumatori. Resta tuttavia da verificare se e in quale misura i venditori tenteranno di trasferire i maggiori costi sui prezzi finali.
Su questo punto interviene il Beuc, l’organizzazione europea dei consumatori, che accoglie positivamente l’introduzione del contributo, considerandolo uno strumento importante per rafforzare le capacità delle autorità doganali. Ma pone due condizioni: che il costo non venga scaricato sui consumatori (né che venga nascosto sul prezzo finale della spedizione) e che i paesi destinino effettivamente le risorse ai controlli sui prodotti.
Le associazioni dei consumatori della rete Beuc hanno più volte documentato la presenza di prodotti non conformi e potenzialmente pericolosi venduti sulle piattaforme online. Test condotti su articoli acquistati da Temu e Shein hanno rilevato che il 69% di 162 prodotti esaminati, tra caricabatterie, giocattoli e gioielli, non rispettava i requisiti e presentava possibili rischi per la sicurezza.
La nuova commissione dovrebbe quindi servire a impedire che giocattoli con rischi di soffocamento, abiti contenenti sostanze chimiche pericolose ed elettronica difettosa arrivino nelle case dei consumatori.

