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Data center dell’IA, l’inchiesta: in Europa lavoratori ustionati, stipendi negati e alloggi degradanti

Negli Stati Uniti è già un tema al centro delle proteste, in Europa la costruzione dei data center per l'intelligenza artificiale nasconde numerose violazioni dei diritti dei lavoratori, esposti a condizioni pericolose. L'inchiesta del Guardian e Investigate Europe

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Data center dell’IA, l’inchiesta: in Europa lavoratori ustionati, stipendi negati e alloggi degradanti

Negli Stati Uniti è già un tema al centro delle proteste, in Europa la costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale nasconde numerose violazioni dei diritti dei lavoratori, esposti a condizioni pericolose. L’inchiesta del Guardian e Investigate Europe. L’inchiesta racconta per sempio la storia di Sandu, che nel data center di Google a Saint-Ghislain, in Belgio. era addetto ai test elettrici, ed è rimasto gravemente ustionato durante un controllo effettuato dopo quasi dieci ore di lavoro. Per non perdere tempo a recuperare la tuta protettiva, racconta, aveva iniziato senza indossarla. Nonostante gli fosse stato assicurato che i cavi fossero disalimentati, durante il secondo test una scarica di 400 volt e 12.000 ampere lo ha investito, provocandogli ustioni sul 12% del corpo, alcune di terzo grado. È rimasto in coma farmacologico per cinque giorni. Nonostante la gravità dell’incidente, nessuna azienda è stata ritenuta responsabile: l’ispettorato del lavoro ha chiuso l’indagine senza riscontrare irregolarità.

Un’inchiesta sulle condizioni di lavoro nei data center europei

La folgorazione di Sandu non è un episodio isolato, secondo l’inchiesta durata cinque mesi condotta da Investigate Europe e dal Guardian sulle condizioni dei lavoratori migranti nei cantieri dei data center in Svezia, Norvegia, Belgio e Paesi Bassi.

In Europa, sono presenti oltre 2.300 data center, e centinaia di altri sono in costruzione. Ma secondo i sindacati, la spinta europea verso la sovranità tecnologica si sta basando sempre più sullo sfruttamento dei lavoratori migranti. Da decine di interviste sono emerse prove di infortuni invalidanti, condizioni abitative degradanti, un focolaio di malattia infettiva non denunciato, stipendi non pagati e incarichi irregolari.

Nel Regno Unito, lo scorso anno è morto un responsabile generale dei lavori impegnato in un cantiere di un data center. Un’altra vittima era stata registrata nel 2024 in una sottostazione elettrica in costruzione per un data center Microsoft. Incidenti gravi sono stati segnalati anche quest’anno in progetti in Italia, Svezia, Norvegia e Belgio. Pratiche di sfruttamento del lavoro sono state riscontrate in cantieri di tutto il mondo, compreso il Brasile.

Nel cantiere Microsoft in Svezia: 24 persone in una cucina, 14 in un bagno

Nel cantiere Microsoft di Gävle, in Svezia, alcuni lavoratori della società appaltatrice BenBau denunciano condizioni abitative degradanti: 24 persone costrette a condividere una cucina e 14 un solo bagno, tra infestazioni di parassiti, ventilazione guasta e assenza di riscaldamento durante gli inverni sottozero. Nel febbraio 2026, un operaio rumeno è risultato positivo alla tubercolosi e altri colleghi hanno manifestato sintomi analoghi. Secondo le testimonianze, l’azienda avrebbe informato soltanto alcuni dei lavoratori esposti, definendo facoltativi i test diagnostici, e avrebbe persino assegnato a un altro dipendente la stanza dell’operaio ricoverato. Alle autorità svedesi, tuttavia, non risulta essere stato segnalato alcun focolaio epidemico.

Le condizioni abitative e lavorative rappresentano soltanto una parte del problema. Più di 30 lavoratori hanno mostrato al Guardian e a Investigate Europe centinaia di buste paga che sembrano documentare turni fino a 50 o 60 ore settimanali, senza il pagamento degli straordinari e, in alcuni casi, delle ferie maturate. Poiché molti lavoratori stranieri non conoscono bene la legislazione locale, spiegano i sindacati, le disuguaglianze possono emergere rapidamente. All’inizio di questo mese, sempre nel cantiere Microsoft di Gävle, un lavoratore di un’impresa appaltatrice è caduto attraverso una botola sul tetto mentre effettuava la manutenzione di un impianto di ventilazione, secondo una richiesta di accesso agli atti presentata all’AV.

Pochi giorni prima della pubblicazione dell’inchiesta, il sindacato Solidariska Byggare, che rappresenta i 70 lavoratori rumeni presenti nel cantiere Microsoft di Gävle, ha raggiunto un accordo con BenBau. Secondo il sindacato, l’intesa garantirà il pagamento degli arretrati e consentirà ai rappresentanti sindacali di accedere ai cantieri.

In Svezia 50 procedimenti sulle condizioni di lavoro

Dal 2021, l’Autorità svedese per l’ambiente di lavoro (AV) ha aperto 50 procedimenti relativi alle condizioni lavorative nei cantieri dei data center che coinvolgono Microsoft e diverse aziende irlandesi, secondo quanto emerge da una richiesta di accesso agli atti.

Nell’ottobre 2021, un muletto avrebbe investito il piede di un supervisore che lavorava per Collen nel cantiere. L’uomo ha successivamente avuto bisogno di un intervento chirurgico. Un rapporto sull’incidente presentato da Collen alle autorità del lavoro riferisce che era stato utilizzato un macchinario non idoneo, che il conducente non possedeva la certificazione necessaria per guidarlo e che il piano di movimentazione del carico era incompleto. Nonostante queste carenze, il piano era stato approvato.

I sindacati denunciano ostacoli alla rappresentanza dei lavoratori

Secondo James McCabe di Unite the Union, organizzazione sindacale anglo-irlandese che rappresenta oltre 1,2 milioni di lavoratori, uno schema simile si ripete in tutta Europa: “Ovunque abbiamo incontrato imprese irlandesi che lavorano nei cantieri dei data center dei grandi gruppi tecnologici, abbiamo riscontrato la mancanza di un accesso sindacale normale e significativo, oltre a gravi preoccupazioni per possibili reati in ambito lavorativo e per lo sfruttamento dei dipendenti”.

Un portavoce di Google ha dichiarato: “Il nostro codice di condotta per i fornitori e i contratti che stipuliamo impongono a tutti i fornitori di rispettare le leggi locali sul lavoro e di garantire condizioni lavorative sicure e salubri. Manteniamo un dialogo attivo con i rappresentanti sindacali e le associazioni di categoria e ci impegniamo a fornire informazioni trasparenti sui nostri luoghi di lavoro”. Un portavoce di Microsoft ha invece affermato: “Nella costruzione dei nostri data center collaboriamo con imprese appaltatrici e fornitori, ai quali imponiamo requisiti chiari in materia di salute e sicurezza, condizioni di lavoro, libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva. Per garantire che i nostri appaltatori rispettino le politiche di Microsoft in materia di diritti umani e lavoro equo, abbiamo predisposto procedure rigorose, che comprendono anche verifiche e audit”.

I rischi ambientali legati ai data center

Ma quello che racconta l’inchiesta del Guardian è solo uno degli aspetti più problematici legati alla diffusione di data center. Nel numero di settembre 2026, il Salvagente ha dedicato un ampio servizio ai rischi ambientali legati alla natura energivora degli impianti, che mettono in difficoltà le comunità ospitanti per l’enorme fabbisogno di acqua ed energia.

 

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