Pesce, carne, latte, uova e alimenti per l’infanzia finiscono sotto osservazione in Europa per la presenza di paraffine clorurate, sostanze chimiche (simili ai Pfas) che si accumulano nell’amnbiente e arrivano nei nostri cibi. L’Efsa aveva già segnalato nel 2020 la carenza di dati per valutare l’esposizione dei consumatori
Non soltanto Pfas e pesticidi: tra i contaminanti chimici che possono arrivare sulle nostre tavole ci sono anche le paraffine clorurate, sostanze industriali impiegate nella produzione di lubrificanti, plastiche, gomme, sigillanti e rivestimenti. Possono essere rilasciate nell’ambiente durante i processi produttivi e lo smaltimento dei materiali, raggiungendo acqua e suolo e finendo così nella catena alimentare. Particolarmente esposti sono gli organismi acquatici: queste sostanze possono accumularsi nei tessuti dei pesci e di altri animali, ma sono state rilevate anche in carne, latte, uova e prodotti trasformati.
Per capire quanto siano presenti negli alimenti consumati in Europa, la Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di intensificare il monitoraggio nel periodo 2026-2029. I controlli riguarderanno sei categorie: pesce, latte e derivati, carne e uova, oli e grassi, alimenti trasformati e prodotti destinati all’infanzia. Non si tratta di un’allerta alimentare né di un divieto: l’obiettivo è raccogliere dati più completi e comparabili, da trasmettere all’Efsa per una valutazione più accurata dell’esposizione della popolazione.
I rischi per la salute
Le paraffine clorurate non sono tutte uguali: si distinguono in composti a catena corta, media e lunga. Negli studi sugli animali alcune miscele hanno mostrato effetti sul fegato, sui reni e sulla tiroide; per alcune sostanze sono stati osservati anche effetti sullo sviluppo della prole. Una specifica paraffina a catena corta è stata classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come possibilmente cancerogena per l’uomo, Gruppo 2B (si tratta di una paraffina clorurata a catena corta, con 12 atomi di carbonio e circa il 60% di clorurazione). Questo non significa, tuttavia, che tutte le paraffine clorurate abbiano la stessa pericolosità o che sia dimostrato un rischio cancerogeno per i consumatori attraverso gli alimenti.
Già nel 2020 l’Efsa aveva evidenziato importanti lacune nei dati disponibili: non era possibile quantificare in modo completo l’esposizione alimentare né stabilire una dose giornaliera tollerabile. Le informazioni riguardavano soprattutto pesce e alcune categorie di alimenti, mentre mancavano dati sufficienti su molti prodotti e sulle sostanze a catena lunga.
Le soglie per i controlli
La raccomandazione europea indica alcuni valori di riferimento che, se superati, richiedono analisi più approfondite: 100 nanogrammi per grammo per il pesce, 20 per latte e derivati e alimenti per l’infanzia, 50 per i pasti completi trasformati. Per carne e uova il riferimento è di 300 nanogrammi per grammo di grasso, mentre per oli e grassi è di 1.000. Non sono limiti massimi di legge né soglie che identificano automaticamente un alimento come pericoloso: servono a individuare i campioni da sottoporre a ulteriori verifiche.
La novità, dunque, è soprattutto nella dimensione europea del monitoraggio. A distanza di sei anni dalla valutazione dell’Efsa, Bruxelles punta a colmare le lacune conoscitive su contaminanti industriali che possono arrivare nel piatto senza essere ingredienti dichiarati in etichetta. Resta da capire quali saranno i risultati dei controlli nei singoli Paesi e quanto sarà esposta la popolazione attraverso la dieta quotidiana.
Le paraffine come i Pfas
Le paraffine clorurate a catena corta sono state inserite nell’elenco degli inquinanti organici persistenti della Convenzione di Stoccolma nel 2017 e sono soggette a restrizioni europee.
Inoltre, lo scorso settembre la Commissione ha adottato un regolamento delegato per inserire anche le paraffine a catena media (MCCP) nell’allegato I del regolamento europeo sugli inquinanti organici persistenti, con applicazione dal 16 dicembre 2026. Un passaggio importante perché riguarda anche una famiglia di sostanze per la quale i dati tossicologici e ambientali sono ancora incompleti.

