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Succhi d’arancia, il test svizzero: poca vitamina C e troppi Pfas

Ben 18 sui 20 succhi d'arancia portati in laboratorio dalla rivista svizzera Saldo sono risultati contaminati dal Tfa, sostanza di degradazione dei Pfas, che attualmente è classificata come tossica per la riproduzione. Si salvano solo i succi biologici di Lidl e Aldi 

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Succhi d’arancia, il test svizzero: poca vitamina C e troppi Pfas

Poca (in alcuni casi pochissima) vitamina C e troppi Pfas: è questo il quadro dei succhi d’arancia che emerge dal test effettuato dalla rivista svizzera Saldo su 20 prodotti acquistati nei principali supermercati. Si salvano solo alcuni succhi biologici che hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli convenzionali sia rispetto al contenuto minore di Pfas, sia rispetto alla quantità di vitamina C.
Veniano alle note dolenti: il succo d’arancia Rio D’Oro di Aldi conteneva così poca vitamina C che la quantità non era nemmeno misurabile dagli esperti di laboratorio. In compenso, bevendolo si assume acido trifluoroacetico (Tfa), una sostanza chimica derivante dalla degrazione dei Pfas, considerata interferente endocrino e da poco classificata dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche come tossica per la riproduzione.

Tfa in 18 succhi d’arancia su 20 

Purtroppo il succo di Aldi non è un’eccezione: ben 18 dei 20 succhi d’arancia analizzati sono risultati contaminati da questa sostanza chimica. Soltanto i succhi biologici di Lidl e Aldi sono privi di Tfa. Nei quattro succhi bio di Alnatura, Andros, Coop e Migros, il laboratorio ha rilevato fino a 6 microgrammi di Tfa per bicchiere. Il bilancio è peggiore per i succhi convenzionali, che ne contenevano da 7 a 31 microgrammi per bicchiere. In Danimarca, un litro di acqua potabile può contenere al massimo 9 microgrammi di TFA. Saldo ha considerato fortemente contaminati i succhi nei quali viene superata (in un solo bicchiere di succo) la quantità di 9 microgrammi di Tfa, che è il limite previsto in Danimarca per un litro di acqua potabile. È successo con 11 dei 20 prodotti testati.

Rispetto al contenuto di vitamina C, soltanto i sei succhi biologici analizzati hanno ottenuto risultati positivi: un bicchiere copre quasi interamente o completamente il fabbisogno giornaliero degli adulti, pari a 95-110 milligrammi. Tra i prodotti convenzionali, soltanto il succo M-Classic, contiene una quantità di vitamina C paragonabile a quella dei bio. Ma dall’altro lato questo prodotto è risultato fortemente contaminato dal Tfa (ben 130 microgrammi per litro).
Risultati molto negativi per tre prodotti che contenevano meno vitamina C del previsto. Secondo le linee guida tedesche per i succhi di frutta, 250 ml di succo d’arancia dovrebbero apportarne 50 milligrammi. I prodotti Denner e Innocent si fermavano appena sotto questa soglia, con 47 milligrammi. Il succo Rio D’Oro di Aldi era invece molto lontano dal valore atteso.

Pesticidi con Pfas nelle falde, nel suolo e nelle colture

Purtroppo, come abbiamo sempre raccontato sul Salvagente, in tutto il mondo nell’agricoltura convenzionale si utilizzano pesticidi contenenti Pfas. Queste sostanze possono raggiungere le falde acquifere, il terreno e le piante destinate all’alimentazione. Già nel 2016 il laboratorio di riferimento dell’Ue per i pesticidi aveva individuato, analizzando oltre 1.600 prodotti vegetali provenienti da 55 Paesi, una “forte correlazione” tra i residui di Tfa negli alimenti e l’agricoltura convenzionale.

Quest’estate l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha ridotto il livello di assunzione tramite cibi e bevande considerato sicuro del Tfa portando la dose giornaliera accettabile (Adi) a 0,014 mg per kg di peso corporeo al giorno, rispetto al precedente valore di 0,05 mg/kg, riducendola quindi di circa 3,5 volte. È stata inoltre stabilita una nuova dose acuta di riferimento (ARfD) pari a 0,07 mg/kg di peso corporeo.

Questi nuovi valori si basano su recenti evidenze scientifiche che hanno mostrato, tra gli altri effetti, che il Tfa altera i livelli di tiroxina, un ormone prodotto dalla tiroide fondamentale per la regolazione di numerose funzioni dell’organismo.

Agricoltori e rivenditori non rinunciano ai Pfas

Anche in assenza di limiti massimi di legge, i produttori potrebbero rinunciare volontariamente ai pesticidi contenenti Pfas e i rivenditori potrebbero chiedere ai fornitori di fare altrettanto. Ma queste misure sono ancora lontane.
Saldo ha interpellato 13 produttori e rivenditori, tra cui Migros, Coop, Denner, Spar, Lidl, Aldi, Landi, Nestlé e Coca-Cola. Nessun operatore ha dichiarato di rinunciare ai pesticidi contenenti Pfas, fatta eccezione per i prodotti biologici.
Secondo l’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare, una nuova classificazione del Tfa, come quella proposta dall’Echa, potrebbe influenzare le future autorizzazioni dei pesticidi. L’Ufficio sta attualmente facendo analizzare circa 550 campioni di frutta e verdura, di produzione nazionale e importata, per verificare la presenza di TFA. L’obiettivo è ottenere un quadro generale della contaminazione da PFAS negli alimenti vegetali.

Acqua, prosecco e birra: ecco dove abbiamo trovato il Tfa

Negli ultimi test effettuati dal Salvagente sono diverse le bevande nelle quali abbiamo riscontrato presenza di Tfa. Ricordiamo che ad oggi non c’è alcun limite di legge alla concentrazione nei cibi e nelle bevande. Tuttavia dal gennaio 2027 scatterà nell’acqua potabile un limite massimo di Tfa pari a 10.000 ng/l (nanogrammi per litro).

Partiamo dall’ultimo test, quello della birra: abbiamo trovato livelli di Tfa che vanno da un minimo di 71 ng/l a un massimo di 600 ng/l.

Nel prosecco, in un test condotto nel dicembre 2025 su 15 bottiglie, le concentrazion di Tfa risultarono elevatissimi con valori compresi tra i 38mila e i 60mila ng/l, superando dalle quasi 4 alle 6 volte il limite che verrà posto per legge nel gennaio prossimo.

Del resto che nei vini italiani ci fosse un problema era già merso nel test condotto nell’aprile del 2024 dalla Ong Pan Europe su 49 prodotti di cui alcuni imbottigliati in Italia. Sui vini tricolore il Tfa era presente in concentrazioni da 43mila e 120 mila ng/l.

E nell’acqua in bottiglia? È stata Greenpeace nell’ottobre 2025 a quantificare la contaminazione da Tfa nella minerale. Le analisi della hanno individuato tracce di acido trifluoroacetico (Tfa) in sei noti marchi italiani: Levissima, Panna, Rocchetta, San Pel- legrino, Sant’Anna e Uliveto. In particolare, sono state rilevate concentrazioni pari a 700 nanogrammi per litro (ng/l) in Acqua Panna, 570 ng/l in Levissima e 440 ng/l in Sant’Anna. Per comprendere appieno il dato, va conside- rato che in Italia il limite massimo per l’acqua potabile, che entrerà in vigore a gennaio 2027, è fissato a 10mila ng/l.

 

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