
La presenza di Moah negli oli testati non è tranquillizzante: 5 campioni su 16 superano la soglia consigliata. La Ue però si appresta ad alzare il limite consentito: tutti buoni per legge. E sui Mosh… Nomi e giudizi nel nuovo numero in edicola e in digitale
Tutti in regola, per legge. La Ue si accinge a salvare le aziende dell’olio fissando un limite alla concentrazione dei Moah – composti potenzialmente genotossici – talmente alto da evitare che una buona fetta della produzione debba essere ritirata dal mercato. Fino a oggi è la stessa Commissione a indicare, attraverso una linea guida indicata nel 2022, che questi contaminanti debbano restare al di sotto dei 2 mg/kg, consigliando il ritiro dagli scaffali in caso di sforamento. Come si può vedere dalle tabelle pubblicate nel nuovo numero del Salvagente in edicola e in digitale, ben 5 oli sui 16 analizzati superano questa soglia, pur essendo conformi con le leggi vigenti.
Abbiamo testato 16 campioni dei seguenti marchi: bertolli, Carapelli, Carrefour, CIRIO, coricelli, coop, Conad, costa d’oro, de cecco, ESSELUNGA, eurospin, farchioni, lidl, monini, sagra, sasso
Tuttavia i nostri risultati segnalano che nonostante anni di moral suasion – proprio come è avvenuto con un altro composto genotossico, l’acrilammide nelle patatine e nei prodotti da forno – il problema è lungi dall’essere risolto. E allora cosa si fa? Invece di serrare i ranghi, la Ue allenta le maglie, alza la soglia tollerata e si decreta di fatto il libera tutti.
A maggio scorso gli Stati membri hanno raggiunto un compromesso sulla modifica del Regolamento 2023/915 (qui la bozza) per introdurre un limite di legge alla presenza dei Moah negli alimenti: per gli oli di oliva è prevista l’introduzione del limite di 4 mg/kg dal 1° marzo 2027 e solo dal 1° gennaio 2028 (salvo rinvii) l’abbassamento a 2 mg/kg. A meno di colpi di scena, questa decisione dovrebbe essere confermata entro novembre dalla Commissione europea. La Ue in pratica sconfessa sé stessa: la linea guida indicata fino a oggi (2 mg/kg) non diventa vincolante e – forse – lo sarà solo tra circa due anni. Un salvacondotto a tutti gli effetti.
Il problema per le aziende quindi sembra risolto ma non quello dei consumatori, visto che stiamo parlando di idrocarburi aromatici da oli minerali (Moah, Mineral oil aromatic hydrocarbons) potenzialmente capaci di avere effetti genotossici sulla salute umana. Sostanze tossiche per le quali, come dicono le autorità europee, non è possibile stabilire una dose sicura per l’uomo e per questo, come succede anche per l’acrilammide, tutta la filiera deve seguire il principio Alara (As low as reasonably achievable) cioè mirare quanto più possibile a ridurre la presenza dei composti genotossici. Non dobbiamo poi dimenticare che queste sostanze si legano molto bene ad alimenti molto grassi, come l’olio appunto, e che secondo Efsa la prima fonte di esposizione alimentare ai Moah è proprio l’extravergine, condimento principe della dieta mediterranea.
Le nostre analisi non hanno indagato solo la presenza dei Moah, i più problematici dal punto di vista della salute, ma anche quella dei Mosh (Mineral oil saturated hydrocarbons, ovvero idrocarburi saturi di oli minerali). In questo caso parliamo di composti ancora poco studiati ma comunque capaci di accumularsi in organi sensibili come il fegato. Tuttavia non si conoscono o ipotizzano ancora gli effetti diretti sulla salute: non per questo l’attenzione deve essere minore.
A differenza dei Moah, per i Mosh non esiste né una soglia indicata dalle autorità europee né all’orizzonte un limite di legge. Tuttavia la problematica esiste tanto è vero che il mercato si orienta sui valori guida dell’Associazione tedesca dell’industria alimentare che per i Mosh negli oli vegetali consiglia di contenerne la presenza al di sotto dei 13 mg/kg.
E anche noi per dare un’interpretazione ai risultati abbiamo seguito l’orientamento tedesco: a conti fatti 11 campioni sui 16 testati superano l’asticella consigliata. Ancora una volta: parliamo di oli perfettamente in regola con la normativa di settore senza ombra di dubbio. I risultati analitici però segnalano una presenza “ingombrante” che richiede maggiore sforzo da parte dei produttori.
Mosh e Moah, pur avendo caratteristiche tossicologiche e anche un contesto normativo diversi, condividono la stessa origine (entrambi sono derivati dal petrolio) e “attaccano” l’olio negli stessi punti lungo la filiera. Eppure, come illustreremo nelle prossime pagine, esistono buone pratiche produttive che possono minimizzare il rischio.
Gli oli minerali negli extravergine
Abbiamo portato in laboratorio 16 prodotti – 15 extravergine e una miscela di oli di oliva raffinati e vergini (Sasso) – per valutare il tenore dei Mosh e Moah.
Categoria e provenienza
Queste informazioni non hanno influito nel giudizio finale ma le abbiamo riportate per inquadrare meglio i campioni testati. Dei 15 extravergine analizzati 13 erano miscele di oli comunitari e due (Bertolli e Costa d’Oro) miscele di oli comunitari e non comunitari. L’origine del Sasso (Olio di oliva composto da oli di oliva raffinati e di oli di oliva vergini) non è obbligatoria per legge.
Mosh
I Mosh, ovvero gli idrocarburi saturi degli oli minerali, sono, come i Moah, sostanze chimiche derivate principalmente dalla raffinazione del petrolio greggio, ma che possono anche essere sintetizzate a partire da carbone, gas naturale e biomasse. Vengono facilmente assorbiti dal corpo umano e tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo e in organi interni come il fegato, i linfonodi e la milza. Nei test condotti su ratti da laboratorio, l’esposizione cronica a queste sostanze ha provocato microgranulomi e reazioni infiammatorie a livello epatico. Non esiste un limite massimo alla concentrazione dei Mosh nell’olio di oliva. Tuttavia per interpretare i livelli riscontrati nei nostri 16 campioni abbiamo preso a riferimento il valore guida dell’Associazione tedesca dell’industria alimentare che per i Mosh negli oli vegetali è di 13 mg/kg: solo in cinque casi abbiamo registrato concentrazioni al di sotto della soglia tedesca. Negli altri casi abbiamo annotato lievi “sfioramenti” (13,4 mg/kg) ma anche presenze ben più vistose (fino a 25 milligrammi per chilo).
Moah
I Moah, idrocarburi aromatici degli oli minerali, sono sempre sostanze petrogeniche, ossia derivati dal petrolio, ben più pericolose dei “cugini” Mosh. Sono innanzitutto sospettati di possedere un ruolo cancerogeno, genotossico e mutageno (ovvero in grado di danneggiare il Dna e indurre tumori). Per questa ragione, la comunità scientifica concorda sul fatto che l’esposizione per via alimentare ai Moah dovrebbe essere totalmente esclusa e comunque ridotta al massimo. Nel 2022 la Ue ha indicato una soglia per contenere questi composti nei cibi pari a 2 mg/kg. Dopo quattro anni gli sforzi non sembrano aver raggiunto risultati incoraggianti nonostante le buone pratiche per ridurre la contaminazione lungo la filiera olivicola siano chiare e facilmente adottabili da tempo. Nelle prossime settimane, dopo un compromesso raggiunto dagli Stati membri nel maggio scorso che va incontro alle richieste delle aziende di settore, la Commissione europea dovrebbe introdurre limiti di legge alla concentrazione dei Moah nei cibi, oli di oliva compresi. Nello specifico da marzo prossimo il limite di legge dei Moah nell’extravergine sarà fissato a 4 mg/kg per scendere poi dal 1° gennaio 2028 a 2 mg/kg. Tuttavia nel momento in cui scriviamo (metà settembre 2026) non è ancora in vigore nessun limite di legge. Quindi per valutare i nostri risultati abbiamo preso come riferimento il livello guida (non limite legale) di 2 mg/kg approvato ad aprile 2022 dallo Standing committee on plants, animals, food and feed, il Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi della Commissione europea. Seppur non vincolante dal punto di vista legale per le aziende è un riferimento tuttora in vigore. Fatte queste doverose premesse, cosa ci dicono i tenori di Moah riscontrati nei nostri campioni?
In cinque casi (le posizioni delle aziende le abbiamo riportate nel numero in edicola) abbiamo registrato un superamento, considerando il valore medio comunicatoci dal laboratorio, della soglia “consigliata” (da un minimo di 2,1 mg/kg a un massimo di 3,7). Concentrazioni prossime ai 2 mg/kg sono state riscontrate in tre campioni (1,9 mg/kg) e molto vicine alla soglia in altri due campioni (tra 1,7 e 1,8). Dall’altro capo della classifica, il livello più basso è relativo a un campione in cui i Moah rissultano inferiore al Loq, il Limite di quantificazione analitica, pari a 1 mg/kg.
Come abbiamo dato i giudizi
La concentrazione dei Moah è vincolante: se il livello risulta maggiore di 2 mg/kg il giudizio di questa analisi è considerato insufficiente e
il voto complessivo non può essere superiore. Nel caso di livelli inferiori a 2, hanno pesato i Mosh: se superiori a 13 mg/kg, c’è stata una penalizzazione.
Valori guida:
Mosh: 13 mg/kg;
Moah: 2 mg/kg.
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