
L’Antitrust indaga sulla promozione di Perplexity AI offerta da Tim che prevedeva un anno gratis, senza rinnovi automatici. Secondo l’Autorità nel frattempo sarebbero cambiate le condizioni di offerta e il gigante statunitense avrebbe richiesto un metodo di pagamento per mantenere il servizio. L’addebito (di circa 229 euro) sarebbe scattato alla scadenza dell’anno gratis, salvo disdetta
Perplexity AI finisce nel mirino dell’Antitrust. Dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da parte dei consumatori, a partire dal mese di gennaio, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un procedimento per pratiche commerciali scorrette nei confronti della società statunitense che agli utenti Tim offre il servizio di intelligenza artificiale. L’istruttoria dovrà verificare se alcune condotte possano configurare pratiche commerciali scorrette e se alcune clausole contrattuali siano vessatorie.
La promozione Tim cambiata in corsa
Il primo fronte riguarda la promozione lanciata a luglio 2025 in collaborazione con Tim. I clienti dell’operatore di telefonia, sia mobile sia fisso, potevano ottenere attraverso MyTim o il sito di Tim un codice per utilizzare gratuitamente Perplexity Pro per 12 mesi, evitando il normale costo annuale del servizio, indicato in circa 229 euro.
Secondo la ricostruzione dell’Autorità, inizialmente la promozione prevedeva che, al termine dei 12 mesi gratuiti, l’abbonamento si disattivasse senza rinnovo automatico. Inoltre, per aderire all’offerta non era necessario fornire a Perplexity i dati di un metodo di pagamento.
La situazione sarebbe cambiata da gennaio 2026 quando Perplexity avrebbe modificato unilateralmente le condizioni chiedendo ai clienti Tim di inserire un metodo di pagamento, pena la disattivazione del servizio Pro. Contestualmente sarebbe stato introdotto il rinnovo automatico a pagamento alla scadenza dei 12 mesi gratuiti, salvo disdetta preventiva.
Quali modelli sono davvero compresi nell’abbonamento?
Il secondo filone dell’istruttoria riguarda le informazioni fornite ai consumatori sulle caratteristiche del servizio, sui modelli di intelligenza artificiale utilizzabili e sui limiti dei diversi piani.
Secondo l’Antitrust, le informazioni sarebbero poco chiare, difficili da trovare e incomplete. Un esempio riguarda la pagina iniziale di Perplexity, dove vengono mostrati diversi modelli di IA – tra cui quelli di OpenAI, Google e Anthropic – con l’indicazione “Accedi ai migliori modelli di IA”. Dalla navigazione successiva, però, emergerebbe che per utilizzare alcuni dei modelli più avanzati non è sufficiente registrarsi, ma occorre sottoscrivere un abbonamento a pagamento.
Anche le informazioni sui limiti di utilizzo dei diversi piani sarebbero, secondo l’Autorità, insufficientemente dettagliate. Per il piano Pro, per esempio, Perplexity indica genericamente “limiti di utilizzo ideali per la maggior parte degli utenti”, senza quantificarli né specificarli adeguatamente per i singoli modelli. L’Antitrust segnala inoltre apparenti incongruenze tra i modelli pubblicizzati sulla home page e quelli effettivamente indicati nelle pagine informative dedicate agli abbonamenti.
Generazione di immagini: promesse e limiti
L’Antitrust sta verificando anche le informazioni relative alla generazione di immagini. La funzionalità risulta indicata come disponibile nei diversi piani, ma l’Autorità riferisce di segnalazioni relative, a partire da gennaio 2026, a blocchi, errori o funzionamento intermittente.
L’Autorità cita sia segnalazioni ricevute direttamente sia informazioni pubblicate online da utenti e siti specializzati. Un altro elemento sotto esame è l’assenza, secondo l’Autorità, di indicazioni sufficientemente precise sui limiti quantitativi della generazione di immagini previsti dai diversi abbonamenti.
Nel procedimento entrano anche le informazioni sul rischio delle cosiddette “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale, cioè la generazione di risposte inesatte, fuorvianti o inventate. L’Autorità vuole verificare se gli utenti siano adeguatamente informati di questo rischio e dei limiti del servizio.
Il tema non è nuovo per l’Autorità: nella precedente istruttoria su DeepSeek l’Antitrust aveva affrontato proprio il problema delle informazioni agli utenti sul rischio di output inesatti, ottenendo dalla società specifici impegni per rafforzare gli avvisi.
Sotto esame anche le clausole contrattuali
Parallelamente, l’Antitrust ha avviato una consultazione sulle clausole dei Termini di servizio di Perplexity, aggiornati al 23 gennaio 2026. Tra quelle sottoposte a valutazione ci sono le disposizioni che consentono alla società di modificare prezzi, disponibilità e caratteristiche dei servizi; le ampie limitazioni di responsabilità; la possibilità di sospendere o eliminare account e servizi; e le clausole relative all’arbitrato e alla rinuncia alle azioni collettive. Secondo l’Autorità, tali clausole, considerate singolarmente o nel loro insieme, potrebbero determinare un significativo squilibrio a carico del consumatore ed essere quindi vessatorie ai sensi del Codice del consumo. Anche in questo caso si tratta di una valutazione nell’ambito del procedimento, non di un accertamento definitivo.








