L’Adsl non funziona ma Tim chiede le spese di chiusura del contratto

TIM

Un lettore vive in una delle tante zone d’Italia in cui Internet funziona poco e male. Decide, visto che non riesce a utilizzare il servizio di cessare il contratto e l’operatore gli chiede le spese di chiusura del contratto. È giusto? Risponde Valentina Masciari di Konsumer Italia

Caro Salvagente,

abito in una zona in cui l’unica possibilità (esclusi i servizi satellitari) di avere i servizi internet è la ADSL con doppino di rame. Di per se un impianto obsoleto, a maggior ragione se non c’è manutenzione. Il segnale Tim è andato progressivamente peggiorando (risultato anche da loro verifiche dirette sul segnale) fino a diventare di fatto inutilizzabile (internet) creando quindi grossi disagi tanto che lo abbiamo disdetto per non ottemperanza agli obblighi contrattuali. Con questo Tim ci chiede circa 12/14 euro di spese per la chiusura del contratto. Spese che ho rifiutato di pagare per principio chiedendo nota credito via pec. La risposta è stata negativa in quanto le spese sono già fatturate. Cosa posso fare?

Marco Franchini

Caro Mauro,

abbiamo girato a Valentina Masciari, responsabile utenze di Konsumer Italia, la sua vicenda. Ecco cosa suggerisce.

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In effetti ancora oggi ci sono zone non servite da alcun servizio dati degno di questo nome.

Se poi non c’è un reale interesse da parte di queste società a investire su tali territori, si rimarrà in situazioni quale quella descritta dal signor Franchini.

Evidentemente, cessare quel contratto è stata l’unica strada percorribile per evitare di pagare a vuoto e quindi per un servizio non goduto neanche in parte.

Relativamente invece alla questione esposta per i costi di dismissione, questi si riferiscono ai costi tecnici appunto di chiusura, addebitati in relazione alla tecnologia della linea e proporzionati di conseguenza, alle spese vive di disattivazione.

Però, se la linea in questione non funziona a causa di un evidente inadempimento contrattuale dell’operatore, il cliente in sostanza recede dal contratto per giusta causa e senza pagare i costi di disattivazione.

È necessario sempre inviare un formale reclamo in cui si contesta il mancato rispetto proprio degli standard del servizio.

Bene ha fatto quindi il signor Franchini; meno bene ha fatto Tim rispondendo che le “spese sono già fatturate”…

Seguendo questa logica non si potrebbe contestare alcuna fattura contenente errori di fatturazione: è stata emessa una fattura e se viene giustamente contestata, dopo aver verificato la fondatezza del reclamo da parte del cliente, si storna con nota di credito.

La risposta data sembra più un pretesto che altro.

Il signor Franchini può sempre ricorrere alla conciliazione, su ConciliaWeb, e richiedere lo storno di tali importi