
Lo standard di allevamento di pesci riconosciuto dal ministero dell’Agricoltura è al penultimo posto tra i principali a livello internazionale secondo il report Aquaculture Certification Schemes Benchmark. Essere Animali al ministro Lollobrigida: “Modificatelo”
La certificazione italiana Acquacoltura Sostenibile, nata nel 2020 e sviluppata dalle Associazioni dei produttori di pesce (Api) e molluschi (Ama) insieme al ministero dell’Agricoltura, è tra le peggiori al mondo in termini di benessere animale tra quelle analizzate nell’ultima edizione del report Aquaculture Certification Schemes Benchmark (qui si può scaricare la sintesi in italiano) pubblicato pochi giorni fa dall’Aquatic life institute (Ali), un’organizzazione internazionale che lavora per proteggere e migliorare il benessere degli animali acquatici.
L’edizione 2026 del report, come ricorda Essere Animali, ha analizzato gli attuali requisiti di benessere animale previsti in 12 schemi di certificazione (nazionali o globali) e in due agenzie di rating internazionali, rappresentando l’analisi comparativa più ampia mai realizzata finora da Ali. Tra queste, la certificazione italiana Acquacoltura Sostenibile ha ottenuto un punteggio complessivo pari ad appena 2,55 (su un massimo di 10), classificandosi al penultimo posto tra gli schemi di certificazione e al quart’ultimo nella classifica completa che include due agenzie di rating.
Uno dei divari più evidenti rispetto agli schemi leader come Certified Humane, che ha ottenuto il punteggio complessivo più alto con 9,50, RSPCA (8,45) e ASC (7,95), riguarda lo stordimento e la macellazione. La certificazione italiana riconosciuta dal Masaf brilla in negativo per la totale assenza di riferimenti espliciti all’uso di metodi di stordimento efficaci che garantiscano una perdita di coscienza immediata, al divieto esplicito dell’immersione dei pesci in una miscela di acqua e ghiaccio, dei bagni di ammoniaca o sale e dell’utilizzo di altri metodi di abbattimento non rispettosi del benessere animale.
Mancano inoltre, sottolinea Essere Animali in una nota, requisiti che prevedano il monitoraggio da parte di personale adeguatamente formato per verificare la presenza di segni di coscienza dopo lo stordimento e la riduzione al minimo dei tempi tra stordimento e macellazione. Il report valuta come insufficienti anche gli aspetti che riguardano gli arricchimenti ambientali, il trasporto e la movimentazione.
Per quanto riguarda i cinque divieti chiave valutati nel report, Acquacoltura Sostenibile ottiene un punteggio positivo soltanto per quello che si riferisce all’utilizzo di Organismi geneticamente modificati (Ogm) per la crescita accelerata, mentre per i restanti quattro (divieto di allevamento di polpi/cefalopodi, uso di insetti nei mangimi, ablazione oculare nei gamberetti, uso improprio di antimicrobici) non è stata rilevata la presenza di un divieto esplicito conforme ai criteri del benchmark.
“Come Essere Animali denuncia da anni, nonostante il disciplinare di certificazione, validato dal ministero dell’Agricoltura nel cosiddetto sistema di qualità nazionale zootecnia, nomini più volte il miglioramento del benessere animale, in tutto il documento non è però presente una definizione chiara di benessere animale e mancano quei requisiti di base che servirebbero per eliminare nella pratica le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti, tra cui l’obbligo di uno stordimento efficace prima dell’abbattimento”, dichiara Chiara Caprio, direttrice Relazioni istituzionali di Essere Animali.
E aggiunge: “Certificazioni come ASC e Friend of the sea prevedono già nei loro standard requisiti specifici sullo stordimento, mentre il disciplinare Acquacoltura sostenibile, come mette in luce anche l’ultima edizione dell’Aquaculture Certification Schemes Benchmark, non ne prevede alcuno, neanche per le trote per le quali in altri paesi europei sono già in uso da diversi anni validi sistemi di stordimento. Una certificazione che non considera almeno gli elementi prioritari di benessere animale non può essere considerata una garanzia valida di “sostenibilità”. Chiediamo quindi che il disciplinare venga modificato per includere indicazioni trasparenti e chiare su come tutelare il benessere dei pesci negli allevamenti”.









