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Pomodori, Bayer chiede il raddoppio dei limiti per un insetticida killer delle api. Efsa dà il via libera

L'autorità europea per la sicurezza alimentare ha dato parere positivo alla domanda di Bayer di alzare i limiti massimi di residui del flupyradifurone nei pomodori coltivati in serra. La sostanza è molto persistente nel suolo, si accumula nelle colture successive e uno studio dell'Università di Torino ha dimostrato che danneggia le api anche a basse concentrazioni

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Pomodori, Bayer chiede il raddoppio dei limiti per un insetticida killer delle api. Efsa dà il via libera

 

È Bayer a chiedere, tramite la Grecia come Stato membro valutatore, di alzare i limiti massimi di residui consentiti del flupyradifurone nei pomodori coltivati in serra. E l’Efsa, su richiesta della Commissione europea, ha dato parere positivo. La proposta è di portare il limite per il flupyradifurone da 0,7 a 1,5 mg/kg, più del doppio rispetto al valore attuale.

Non è un pesticida qualsiasi. Il flupyradifurone è stato presentato come un’alternativa ai neonicotinoidi, i pesticidi accusati di essere tra i principali responsabili della moria delle api. Peccato che uno studio dell’Università di Torino del 2021 abbia dimostrato che “compromette la sopravvivenza e il comportamento delle api anche a livelli di contaminazione bassi”. Il Salvagente lo conosce bene: nel test di laboratorio condotto nel dicembre 2024 su 12 bottiglie di spumante Asti, il flupyradifurone è stato rilevato nel campione Asti Casaniere alla concentrazione di 0,010 mg/kg, al di sotto del limite massimo di legge ma presente.

Il nodo del suolo

Il problema più serio sollevato dalla stessa Efsa riguarda la persistenza della sostanza nel terreno. Il flupyradifurone è molto difficile da degradare: servono oltre mille giorni perché il 90% si smaltisca nel campo. Nel frattempo si trasforma in un metabolita, l’acido difluoroacetico (Dfa), che le colture successive possono assorbire dalle radici. L’uso previsto sul pomodoro in serra è considerato più critico di quelli valutati nell’approvazione originale del 2015, e potrebbe richiedere un ricalcolo dell’accumulo nel terreno nel tempo.

L’Efsa non ha però effettuato questo ricalcolo, ritenendo che spetti al rinnovo dell’approvazione della sostanza, prevista per il 9 giugno 2029 e la cui revisione non è ancora iniziata. Un rinvio che lascia aperta una questione tutt’altro che secondaria.

Anche per il Dfa l’Efsa indica due possibili valori per il limite massimo di residui: 0,08 mg/kg se si considera solo il trattamento diretto della coltura, oppure 0,4 mg/kg se si includono anche i residui assorbiti dalle radici nelle colture successive. La scelta spetta ai “gestori del rischio”, ovvero alla Commissione europea e agli Stati membri.

I bambini arrivano al 71% della dose giornaliera accettabile

Sul fronte dell’esposizione dei consumatori, l’Efsa calcola che sommando l’esposizione cronica da colture direttamente trattate e quella da colture in rotazione, i bambini piccoli arrivano al 71% della dose giornaliera accettabile (Adi). Uno studio olandese citato nella valutazione indica che la sola esposizione da colture trattate porta al 55% dell’Adi per i più piccoli.

Per l’esposizione acuta non si registrano superamenti della dose acuta di riferimento (Arfd), con un valore massimo combinato per i pomodori del 75,9%. La conclusione dell’Efsa è che il rischio per i consumatori è “improbabile”. Una valutazione che però non tiene conto dei residui nelle colture in rotazione né, per ora, di un riesame complessivo dell’accumulo nel suolo.

Il dossier comprende 17 prove di campo sul pomodoro in diversi paesi europei, Italia compresa con due prove. I residui di flupyradifurone rilevati variavano tra 0,06 e 1,06 mg/kg.

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