L’Isde–Medici per l’ambiente rilancia la proposta di legge per ridurre progressivamente la presenza tollerata di arsenico nell’acqua potabile. Il congresso nazionale dell’associazione tenutosi nel weekend scorso a Sansepolcro (Arezzo), si caratterizzato approfondimenti su inquinamento, salute e la sulla recente proposta di legge per ridurre i limiti dell’arsenico nelle acque destinate ad uso umano, promossa dall’Isde e presentata in Parlamento dai deputati 5 Stelle Sergio Costa e Ilaria Fontana.
La dottoressa Antonella Litta, referente nazionale dell’associazione per le problematiche sanitarie derivanti dall’inquinamento e contaminazione delle acque ad uso umano, ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato alla proposta per la riduzione dei livelli di arsenico, elemento tossico e cancerogeno, nelle acque destinate al consumo umano.
In particolare, la dottoressa si è soffermata sui contenuti di un articolo scientifico a firma della stessa e dei colleghi Mauro Mocci e Giovanni Ghirga che, attraverso la disamina di ricerche e lavori scientifici nazionali ed internazionali, “ha messo in chiara evidenza come anche concentrazioni di arsenico rientranti negli attuali limiti di legge (10 microgrammi/litro) non siano protettive e possano rappresentare un serio rischio per la salute delle popolazioni cronicamente esposte”.
La proposta di legge prevede di ridurre progressivamente la contaminazione del metallo pesante con queste tempistiche: “1. A decorrere dal 1° gennaio 2028 il limite massimo di concentrazione dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano è di 5 microgrammi per litro (µg/L). 2. A decorrere dal 1° gennaio 2031 il valore obiettivo di concentrazione per la qualità delle acque è di 1 µg/L“.
La Litta ha richiamato l’attenzione dei partecipanti sulle tecnologie già disponibili in grado di ridurre i valori di arsenico sotto le soglie proposte e rendere così concreti gli obiettivi di salute pubblica che la proposta persegue. Tra queste innovative soluzioni tecnologiche le membrane porose iperselettive in grado di abbattere l’arsenico fino al 99% nelle acque ad uso potabile. In una nota dell’associazione si spiega che queste membrane funzionano a bassa pressione, consumano poca energia e non tolgono dall’acqua i minerali utili e preziosi per la salute umana inoltre si configurano come scelta estremamente vantaggiosa anche dal punto di vista economico. Queste particolarissime membrane sono frutto della ricerca del Cnr di Roma e dell’Università della Calabria e “sono già state presentate alle competenti istituzioni regionali del Lazio in diversi incontri”.

