
Nel nuovo Codice della strada, c’è un punto che dovrebbe allertare i consumatori: in presenza difetti di fabbrica, come è successo con gli airbag Takata, il produttore è tenuto a richiamare l’auto e rimediare al problema entro 24 mesi, ma se non lo fa, a rimetterci è il conducente che non potrà far revisionare l’auto né circolare
All’interno dello schema di decreto legislativo del nuovo Codice della strada, approvato dal Consiglio dei ministri, oltre alle novità su documenti digitali, multe e circolazione, c’è un punto che dovrebbe allertare i consumatori: in presenza di difetti di fabbrica nell’autoveicolo, come è successo con gli airbag Takata, il produttore è tenuto a richiamare l’auto e rimediare al problema entro 24 mesi, ma se non lo fa, a rimetterci è il conducente che non potrà far revisionare l’auto o fare un passaggio di proprietà nel frattempo.
L’articolo che introduce le novità sulla revisione
L’articolo 79 del nuovo Codice della strada, infatti, spiega: “Decorsi ventiquattro mesi dall’iscrizione nell’elenco telematico relativo alle campagne di richiamo di cui agli articoli 117 e 191, è vietato circolare con un veicolo presente nell’elenco telematico medesimo”. Gli articoli citati fanno riferimento alla “presenza di un rischio grave per la salute o la sicurezza delle persone” come motivazione del richiamo e spiegano che “le misure correttive devono garantire che il veicolo non presenti più tale rischio”.
Inoltre, come spiega l’articolo 191 in dettaglio: “Se il costruttore riscontra che, decorsi ventiquattro mesi dall’avvio della campagna di richiamo per l’adozione di misure correttive di cui al comma 1, secondo periodo, un veicolo non è stato sottoposto ai necessari adeguamenti, provvede ad inserire i relativi dati nell’elenco telematico, istituito presso la Direzione generale per la motorizzazione, del Dipartimento per i trasporti e la navigazione, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nonché al relativo aggiornamento. L’elenco, di cui al primo periodo, può essere integrato secondo i criteri e le modalità fissati con apposito decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti”, e “I veicoli iscritti nell’elenco di cui al comma 2 non possono essere sottoposti alle procedure tecniche e amministrative di competenza degli Uffici del Dipartimento per i trasporti e la navigazione applicabili ai medesimi veicoli, fatta eccezione per la rottamazione quale veicolo fuori uso”.
I precedenti non fanno sperare bene
“Con questa impostazione chiaramente la responsabilità di un veicolo che circola in sicurezza viene ribaltata dal produttore al conducente del veicolo”, commenta Paolo Fiorio, coordinatore del servizio legale del Movimento Consumatori. Fiorio parla a ragion veduta, visto che Mc è una delle associazioni che ha aperto una class action proprio per le sostituzioni in ritardo degli airbag difettosi Takata contro Stellantis, Psa Italia (Peugeot) e Citroën. Un caso noto sin dal 2019 e che ha visto trascinarsi le ultime sostituzioni degli airbag almeno fino alla fine del 2025. Una tempistica che va ben oltre i 24 mesi massimi previsti dal nuovo Codice della strada e che con le nuove regole metterebbe il proprietario di un auto nella condizione di chi senza alcuna colpa dovrebbe rinunciare a circolare con un veicolo essenziale per andare a lavoro e per tutte le altre incombenze, senza alcuna responsabilità sui ritardi per la riparazione del guasto.
Airbag Takata difettosi, via libera alla class action italiana contro Stellantis, Psa e Citroën








