Uva, il test svizzero: fino a 8 pesticidi

UVA PESTICIDI

Il test di Saldo su venti campioni di uva rileva pesticidi in quindici prodotti, compresi due biologici italiani. Dodici contengono sostanze fluorurate. Il lavaggio riduce alcuni residui, ma raramente li elimina completamente.

Cinque campioni senza residui rilevati, quindici con almeno un pesticida e un grappolo che arriva a contenerne otto diversi. È il bilancio del test sull’uva da tavola pubblicato dalla rivista svizzera Saldo, che ha fatto analizzare venti prodotti acquistati nei supermercati elvetici. Un’indagine che riguarda da vicino anche le nostre produzioni: quattordici campioni provenivano dall’Italia, compresi quattro dei cinque risultati senza pesticidi rilevati. E che conferma un test condotto dal Salvagente nel 2019 che aveva contato anche 19 molecole diverse in uno stesso grappolo di uva bianca da tavola, coltivata in Italia e 12 grappoli su 16 contaminati.

Il biologico in questo ultimo test, offre due dei cinque risultati migliori, ma non garantisce sempre l’assenza di residui. Nelle uve bio italiane vendute da Lidl e Migros il laboratorio ha trovato spinosad, un insetticida ammesso nell’agricoltura biologica. Un altro dato attraversa buona parte della tabella: dodici prodotti su venti contengono pesticidi fluorurati, che la rivista collega alla problematica dei PFAS e dei loro prodotti di degradazione nell’ambiente.

Otto pesticidi nelle Vittoria, più residui nelle Cotton Candy

Il primato per numero di sostanze appartiene all’uva Vittoria di Volg, di origine italiana: due insetticidi e sei fungicidi, per una concentrazione complessiva di 0,647 milligrammi per chilo. Tra le sostanze individuate Saldo cita acetamiprid e zoxamide e segnala che tutti gli otto pesticidi sono tossici per gli organismi acquatici.

La somma più elevata dei residui si trova invece nell’uva italiana Migros Extra Cotton Candy senza semi: 1,14 mg/kg, con tre pesticidi. Seguono l’uva chiara senza semi di Lidl, proveniente dalla Spagna, con 0,968 mg/kg, e la Sibarista de Distinet venduta da Denner, anch’essa spagnola, con 0,656 mg/kg.

I risultati dei venti campioni

Prodotto Acquistato da Origine Somma dei pesticidi (mg/kg) Pesticidi fluorurati* Numero di pesticidi
Spar, uva bianca senza semi Spar Italia — — —
Bio Natura, uva bianca Aldi Italia — — —
Volg, uva chiara senza semi Volg Spagna — — —
Coop, uva fragola Coop Italia — — —
Naturaplan Bio Demeter, uva da tavola bianca con pochi semi Coop Italia — — —
Uva bio scura senza semi Lidl Italia 0,021 — 1
Migros Bio, uva rosata senza semi Migros Italia 0,21 — 1
Spar, uva chiara Spar Italia 0,363 — 3
Migros Fresca, uva bianca senza semi Migros Grecia 0,076 Sì 3
Coop, uva da tavola bianca con pochi semi Coop Italia 0,092 Sì 2
Migros, uva Vittoria Migros Italia 0,187 Sì 5
Primagusto, uva Moscato Coop Francia 0,338 Sì 4
Denner, uva scura senza semi Denner Italia 0,339 Sì 6
Uva rossa con semi Lidl Italia 0,379 Sì 4
Uva rossa senza semi Aldi Italia 0,465 Sì 3
Moyca Grapes, uva Cotton Candy senza semi Aldi** Spagna 0,542 Sì 6
Volg, uva Vittoria Volg Italia 0,647 Sì 8
Sibarista de Distinet, uva chiara senza semi Denner Spagna 0,656 Sì 5
Uva chiara senza semi Lidl Spagna 0,968 Sì 5
Migros Extra, uva Cotton Candy senza semi Migros Italia 1,14 Sì 3

Fonte: Saldo, n. 16/2026. Il trattino indica che non sono stati rilevati residui nella rispettiva categoria. I risultati riguardano i campioni acquistati in Svizzera.

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* Saldo definisce “pesticidi PFAS” le sostanze contenenti composti fluorurati che possono degradarsi nell’ambiente formando PFAS. La colonna non indica una misurazione del TFA nell’uva.

* Il prodotto Moyca è segnalato come disponibile anche da Denner.*

Quattro dei cinque campioni senza residui sono italiani

I cinque prodotti senza pesticidi rilevati sono Spar uva bianca senza semi, Bio Natura uva bianca di Aldi, Coop uva fragola, Naturaplan Bio Demeter di Coop e Volg uva chiara senza semi. I primi quattro provengono dall’Italia, l’ultimo dalla Spagna.

Due sono biologici e tre convenzionali: un risultato che dimostra come, nei campioni esaminati, anche l’uva coltivata con metodi convenzionali possa arrivare sullo scaffale senza residui rilevabili. Naturalmente, “non rilevato” significa che le analisi non hanno individuato residui alle condizioni e ai limiti di rilevazione del metodo utilizzato.

Pesticidi fluorurati in sei campioni su dieci

Il laboratorio ha trovato pesticidi fluorurati in dodici dei venti campioni, pari al 60% dei prodotti esaminati. Nell’intero test, riferisce Saldo, sono state individuate sei diverse sostanze appartenenti a questa categoria.

La rivista richiama la possibilità che questi composti si degradino nell’ambiente contribuendo alla formazione di sostanze persistenti come l’acido trifluoroacetico, TFA. Il problema riguarda quindi anche le conseguenze ambientali dell’impiego dei pesticidi. Va detto che il test non documenta concentrazioni di TFA nell’uva, ma la presenza di pesticidi fluorurati.

Il nodo dei residui multipli

I produttori interpellati da Saldo dichiarano di rispettare le leggi vigenti. La rivista precisa di applicare criteri più severi rispetto alla normativa e critica un sistema di limiti riferiti alle singole sostanze, che non si traduce in un unico tetto per tutti i pesticidi presenti contemporaneamente in un alimento.

Nell’Unione europea la valutazione degli effetti cumulativi è prevista dalla normativa ed è oggetto di un lavoro scientifico e regolatorio. Rimane però distinta dalla semplice somma, in milligrammi, di tutti i residui rilevati: valutare una miscela richiede di considerare anche gli effetti tossicologici delle sostanze che la compongono.

Saldo segnala inoltre la presenza, in tredici campioni, di almeno una tra cinque sostanze alle quali attribuisce criticità per lo sviluppo prenatale o per i bambini allattati: acetamiprid, spiroxamina, penconazolo, etofenprox e trifloxystrobin.

Lavare l’uva aiuta, ma non elimina tutto

Saldo ha sottoposto dieci campioni anche a una prova di lavaggio: cinque sono stati risciacquati con acqua; altri cinque sono stati immersi per cinque minuti, agitati e poi risciacquati.

Le analisi successive hanno mostrato riduzioni parziali dei residui, in alcuni casi fino al dimezzamento delle concentrazioni. Raramente, però, i pesticidi sono scomparsi e per diverse sostanze il lavaggio non ha avuto effetto.

La rivista riferisce inoltre che la sola immersione è risultata meno efficace del trattamento che comprendeva anche il risciacquo. Lavare l’uva non offre dunque la garanzia di eliminare i pesticidi: può ridurne una parte, ma non sostituisce il contenimento dei residui durante la produzione.