
Uno studio condotto in Belgio sul baby food a base di cereali (corn flakes, snack, pasta, pappe pronte) ha evidenziato un elevata contaminazione dei due contaminanti
L’esposizione dei bambini a composti tossici come il 3-Mcpd, glicidolo e Moah attraverso il consumo di alimenti a base di cereali desta preoccupazione. In vista di nuove restrizioni alle concentrazioni di queste sostanze nei cibi che la Ue introdurrà nel 2027, uno studio condotto in Belgio dal laboratorio Primoris, specializzato nelle analisi agroalimentari per la sicurezza alimentare, il controllo qualità e la sostenibilità, ha evidenziato un preoccupante livello di contaminazione.
Lo studio ha preso in considerazione 91 alimenti a base di cereali e contenenti oli vegetali (come corn flakes, snack, pasta, pappe pronte acquistati nei supermercati) destinati ai bambini piccoli e ai lattanti (baby food 0-3 anni) valutando la presenza di 3-Mcpd (3-monocloropropano-1,2-diolo), glicidolo e dei relativi esteri degli acidi grassi. Le analisi hanno indagato anche la presenza di idrocarburi da oli minerali, Mosh e Moah.
Il 3-Mcpd e i suoi esteri sono stati rilevati nel 12% dei campioni. Le concentrazioni medie sono risultate più elevate nei prodotti contenenti oli vegetali (18,9 µg/kg) rispetto alle altre matrici (9,2 µg/kg). Le fette biscottate e gli snack ad alto contenuto di grassi figuravano tra i prodotti più contaminati. Uno snack a base di patate (110 µg/kg) ha superato il nuovo livello massimo di 50 µg/kg, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 (rispetto all’attuale limite di 125 µg/kg).
Ricordiamo che il 3-monocloropropandiolo, abbreviato in 3-MCPD, e i suoi esteri sono contaminanti di processo. Non vengono aggiunti intenzionalmente agli alimenti, ma possono formarsi quando oli e grassi, in particolar modo l’olio di palma, sono raffinati a temperature elevate, spesso intorno ai 200 gradi.
Una parte consistente è presente sotto forma di esteri degli acidi grassi. Durante la digestione questi composti possono essere idrolizzati, liberando 3-MCPD. Gli studi sugli animali hanno evidenziato soprattutto effetti sui reni e sul sistema riproduttivo maschile.
Un problema diverso, benché legato agli stessi processi industriali, è quello degli esteri glicidilici. Nell’organismo possono liberare glicidolo, sostanza considerata genotossica e cancerogena: può cioè danneggiare il Dna e aumentare il rischio di tumori. Per il glicidolo non è stata quindi individuata una dose giornaliera considerata completamente sicura; l’esposizione deve essere mantenuta al livello più basso ragionevolmente ottenibile.
Tornando allo studio per quanto riguarda il glicidolo e i suoi esteri, il 4% dei campioni ha superato il limite di quantificazione; uno snack a base di mais ha raggiunto una concentrazione di 39 µg/kg, superando il nuovo limite massimo di 25 µg/kg (attualmente fissato a 50 µg/kg).
Il capitolo degli idrocarburi degli oli minerali (Moa) ha riguardato l’analisi di 40 prodotti per valutare le concentrazioni di Mosh (Idrocarburi saturi degli oli minerali) e dei ben più preoccupanti Moah (Idrocarburi aromatici degli oli minerali) considerati potenzialmente genotossici e per questo non è possibile stabilire una dose sicura per l’uomo.
I Moah sono come i Mosh sostanze petrogeniche, ossia derivati dal petrolio, ben più pericolose perché sospettati di possedere un ruolo cancerogeno, genotossico e mutageno (ovvero in grado di danneggiare il Dna e indurre tumori). Sono particolarmente attratti dagli oli vegetali come testimoniano i risultati del nostro test su 16 extravergine.
I risultati dello studio belga rafforzano le preoccupazioni analitiche, ancora di più perché riguardano il baby food: i test hanno rivelato la presenza di Moah nel 18% dei casi anche se le concentrazioni misurate (0,22-0,55 mg/kg) sono risultate spesso inferiori ai livelli massimi previsti dalle future normative: 0,50 mg/kg dal 1° marzo 2027. Non sussistono invece preoccupazioni per la salute legate all’esposizione ai Mosh.







