Idrocarburi nell’olio: “I Moah sono genotossici, bisogna azzerarli”

EXTRAVERGINE OLIO

Daniele Mandrioli, tossicologo di fama mondiale: “Non basta riuscire a contenere i Moah al di sotto del limite di legge, per questi idrocarburi aromatici non esiste una dose sicura per la salute umana”. Il nostro test su 16 oli nel nuovo numero in edicola

“I Moah includono sostanze genotossiche che non dovrebbero essere presenti negli alimenti. L’obiettivo pertanto non deve essere quello di avere una concentrazione al di sotto del limite di legge, ma ridurre sempre di più questi contaminanti nei nostri cibi”.
Daniele Mandrioli ha bisogno di poche presentazioni: è segretario generale del Collegium Ramazzini, prestigiosa accademia internazionale indipendente che si occupa di salute ambientale e occupazionale, e da poco è stato inserito tra i Top italian scientists in scienze biomediche. È stato leader e principal investigator degli studi tossicologici del progetto europeo Sprint che ha provato l’effetto cocktail dei pesticidi e fino al dicembre 2025 ha ricoperto il ruolo di direttore del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, prima di essere licenziato dalla cooperativa che gestisce l’ente. Parliamo infine dello stesso scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra il glifosato e l’aumento di tumori nei ratti.

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Nel numero in edicola abbiamo analizzato 15 extravergine e un olio vergine per valutare il contenuto di Mosh e di Moah: 5 campioni su 16 hanno riportato concentrazioni di Moah superiore ai 2 mg/kg, la soglia consigliata dalla Ue.

Dottor Mandrioli, non possiamo quindi accontentarci di avere, nello specifico, oli di oliva con Moah che siano sotto il limite di legge, che sia di 2 o 4 milligrammi per chilo, come intende fissare la Ue nelle prossime settimane?
Come per l’acrilammide, anche per molti Mineral oil aromatic hydrocarbons, Idrocarburi aromatici degli oli minerali, ovvero per tutti i composti genotossici, non è possibile stabilire una dose “sicura” per la salute umana. Ben vengano quindi le soglie massime di concentrazione, ma secondo la stessa Commissione europea tutta la filiera deve seguire il principio Alara (As low as reasonably achievable) cioè mirare quanto più possibile a ridurre l’esposizione.
Il rischio dipende dall’esposizione e sappiamo che gli oli di oliva sono alimenti che “attraggono” gli idrocarburi degli oli minerali…
Gli oli vegetali si sono dimostrati tra i prodotti più contaminati da queste sostanze e, come ci dice la stessa Efsa, rappresentano una delle principali fonti di esposizione alimentare a questi composti. Questo diventa particolarmente rilevante per la dieta mediterranea, dove l’elevato e frequente consumo di olio d’oliva contribuisce in modo significativo ad aumentare l’esposizione umana.
Facciamo un passo indietro: da dove derivano i Mosh e i Moah e che differenza c’è dal punto di vista tossicologico tra queste due tipologie?
Parliamo di oli minerali che derivano principalmente dalla lavorazione del petrolio e sono contaminanti ubiquitari: sono presenti nei lubrificanti, nei carburanti, nei gas di scarico, nel packaging alimentare; sono inoltre usati nei fitofarmaci e perciò li ritroviamo come contaminanti anche nelle matrici alimentari. Esistono tecniche efficaci per ridurli anche se l’azione di contrasto deve essere costante proprio perché, essendo ubiquitari, possono contaminare la filiera a ogni passaggio. Detto questo, dal punto di vista tossicologico Mosh e Moah presentano delle importanti differenze. I Moah sono attualmente considerati più problematici perché la frazione aromatica di questi oli contiene sostanze potenzialmente genotossiche e cancerogene. Proprio per questo motivo la Ue si sta muovendo per contenere questo tipo di contaminanti con limiti di legge. Dei Mosh invece sappiamo poco dal punto di vista tossicologico: studi sperimentali mostrano che alcuni si accumulano in organi come il fegato e possono dare infiammazioni, ma i dati sono scarsi e non permettono di valutare in maniera esaustiva i potenziali danni per la salute. Per questo servono altri studi.
Ci sono alimenti che sono più attratti da queste sostanze?
Tutti quelli con componenti importanti di grasso e in generale i prodotti oleosi, tendono a legarsi meglio con gli idrocarburi degli oli minerali. Sappiamo poi che oltre agli oli di oliva, anche i latti in formula per i neonati sono tra gli alimenti più sensibili a queste contaminazioni. Infatti, le esposizioni più elevate sono proprio stimate nei neonati e nei bambini che assumono solo latte artificiale, ed è per questo che la Ue ha proposto negli alimenti per bambini un limite per i Moah ancora più basso (fino a 0,5 mg/kg).
Gli enti regolatori cosa dovrebbero fare per ridurre l’esposizione e tutelare i consumatori?
È importante vigilare sul rispetto del principio Alara in tutta la filiera, monitorando i livelli di contaminanti e assicurandosi che i limiti di legge siano costantemente allineati con le evidenze scientifiche. L’obiettivo non deve quindi essere solo quello di “rientrare” nei limiti previsti dal punto di vista normativo, ma è altrettanto necessario ridurre per quanto possibile le contaminazioni, prevenendo potenziali effetti tossici di sostanze genotossiche come i Moah per le quali non si possono stabilire dosi “sicure”.

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