
Secondo un’inchiesta pubblicata dal Guardian il metallo usato per gli accumulatori dai costruttori di mezzo mondo è estratto in modo non regolare, causando l’abbattimento della foresta primaria in Indonesia
“L’auto elettrica non inquina”. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere? Eppure anche la transizione ecologica vive delle proprie contraddizioni. Se da un lato è vero che le auto elettriche hanno generalmente un impatto ambientale e climatico inferiore rispetto ai veicoli a combustibili fossili, bisogna prendere in considerazione che la crescente domanda di materie prime per le batterie rischia di alimentare la distruzione delle foreste e dei territori delle popolazioni indigene.
Il nichel utilizzato nelle batterie delle auto elettriche di alcuni dei principali produttori mondiali potrebbe provenire da miniere responsabili della distruzione di vaste aree di foresta pluviale in Indonesia. È quanto emerge da un’inchiesta del Guardian, realizzata in collaborazione con Voxeurop e altri media europei, che ha ricostruito la filiera del metallo utilizzato nelle batterie di marchi come Volkswagen, Ford, Tesla, Volvo, Bmw, Stellantis, Hyundai e General Motors.
Al centro dell’indagine ci sono le miniere di Cahaya e Hengjaya, nell’isola indonesiana di Sulawesi, un territorio ricchissimo di biodiversità e abitato dalle comunità indigene Tolaki. Secondo le analisi satellitari, l’attività estrattiva avrebbe provocato una massiccia deforestazione: l’estrazione di nichel potrebbe essere responsabile di due terzi della perdita di foresta registrata dal 2001 nella concessione di Cahaya e di oltre la metà in quella di Hengjaya.
La società Sulawesi Cahaya Mineral, che gestisce la miniera di Cahaya, avrebbe contribuito alla distruzione di ulteriori 330 ettari di foresta nel solo 2024. L’azienda ha ricevuto due sanzioni amministrative per aver disboscato illegalmente oltre 450 ettari al di fuori delle aree autorizzate.
L’inchiesta ha ricostruito il percorso del nichel dalle miniere indonesiane agli impianti di raffinazione e produzione di batterie in Cina, fino agli stabilimenti automobilistici europei e statunitensi. Il minerale viene lavorato negli impianti del gruppo cinese Huayou, fornitore di Catl, il maggiore produttore mondiale di batterie, e collegato anche alla filiera della sudcoreana LG.
Il legame con le case automobilistiche è documentato attraverso i rapporti commerciali della filiera, ma, come scrivono gli autori dell’inchiesta, non è stato possibile dimostrare che specifiche partite di nichel provenienti dalle miniere siano finite in determinate batterie. Le aziende coinvolte hanno dichiarato di adottare procedure di controllo sui fornitori, senza tuttavia rendere pubblici i risultati delle verifiche effettuate sul posto. Tesla, Catl e Huayou non hanno risposto alle richieste di commento.
Il problema riguarda anche l’impatto climatico dell’estrazione. Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, considerando la distruzione delle foreste, l’impronta di carbonio del nichel proveniente dalle miniere più impattanti potrebbe essere fino a 500 volte superiore rispetto alle stime precedenti.
La questione è destinata a diventare sempre più rilevante: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la domanda mondiale di nichel potrebbe raddoppiare entro il 2040, raggiungendo 5,5 milioni di tonnellate. Una possibile soluzione, secondo gli esperti, passa anche dalla riduzione della domanda di minerali attraverso automobili più piccole, trasporto pubblico, mobilità sostenibile e maggiore riciclo delle batterie, evitando che la transizione energetica trasferisca parte dei suoi costi ambientali sulle comunità dei paesi produttori.
Ecco cosa hanno risposto le aziende coinvolte nell’inchiesta:
Volkswagen ha dichiarato:
“Prendiamo molto sul serio i potenziali rischi presenti nella nostra catena di approvvigionamento. Tuttavia, a causa degli obblighi contrattuali nei confronti dei nostri partner commerciali, non possiamo divulgare dettagli specifici sui nostri rapporti con i fornitori o sulle loro catene di approvvigionamento”.
Ford ha dichiarato:
“Ci impegniamo a proteggere i diritti umani e l’ambiente. Stiamo esaminando le accuse e, sulla base di questa valutazione, stabiliremo gli eventuali passi successivi da intraprendere”.
Mercedes-Benz ha dichiarato:
“Prendiamo sul serio le segnalazioni di danni ambientali e sociali nelle catene di approvvigionamento delle materie prime, compreso il nichel proveniente dall’Indonesia, e le valutiamo nell’ambito delle nostre procedure di dovuta diligenza basate sul rischio”.
Renault Group ha dichiarato:
“Abbiamo individuato un sito di estrazione del nichel a Sulawesi, in Indonesia, come fornitore di livello indiretto (tier-n) nella nostra catena di approvvigionamento delle batterie. Abbiamo avviato un confronto con i partner commerciali interessati per verificare alcune informazioni ESG (ambientali, sociali e di governance) relative a Sulawesi Cahaya Mineral”.
Volvo ha dichiarato:
“Nel corso del 2025 abbiamo condotto […] verifiche in loco […] presso fornitori che fanno parte delle nostre catene di approvvigionamento delle batterie, due dei quali situati in Indonesia […], prevedendo ulteriori verifiche presso altri partner della filiera delle batterie nel 2026 e negli anni successivi”.
General Motors ha dichiarato:
“Siamo consapevoli che l’estrazione di nichel in Indonesia comporta rischi significativi per l’ambiente, i diritti umani e le comunità locali”.
Stellantis ha dichiarato:
“Siamo consapevoli delle sfide ambientali e sociali associate alla produzione di nichel in Indonesia, compresi i rischi legati alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e al degrado degli ecosistemi”.
Hyundai ha dichiarato:
“Riconosciamo l’importanza di proteggere le foreste, la biodiversità e le comunità locali. Monitoriamo e valutiamo regolarmente i nostri fornitori, compresi quelli di minerali, per garantire il rispetto delle norme”.
Catl, Huayou, SCM e Tesla non hanno risposto alle richieste di commento da parte degli autori dell’inchiesta.








