Petti di pollo pieni di batteri: test svizzero trova E.coli e Campylobacter in 10 prodotti su 16

Escherichia Coli e Campylobacter sono i principali nemici del pollo crudo. La rivista svizzera Ktipp ha analizzato 16 confezioni di petti di pollo trovandone puliti soltanto 6; ben 9 prodotti sono risultati contaminati da batteri patogeni del genere Campylobacter, in 3 confezioni il laboratorio ha rilevato batteri resistenti agli antibiotici

Il petto di pollo crudo nasconde batteri patogeni in oltre la metà delle confezioni. È quanto emerge da un test condotto dalla rivista svizzera K-Tipp insieme alla trasmissione televisiva Kassensturz su 16 confezioni di fettine di petto di pollo. Il risultato più preoccupante riguarda il Campylobacter, batterio responsabile di infezioni gastrointestinali: il laboratorio lo ha individuato in 9 prodotti su 16. In tre confezioni il laboratorio ha rilevato batteri resistenti agli antibiotici.

Come è stato condotto il test 

K-Tipp e la trasmissione televisiva Kassensturz hanno fatto analizzare 16 confezioni di fettine di petto di pollo per verificare la presenza di batteri resistenti agli antibiotici. In particolare, i test hanno cercato l’Escherichia coli (E. coli), un batterio di origine fecale in grado di produrre l’enzima beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL). Questo enzima rende inefficaci antibiotici come la penicillina e le cefalosporine. Gli E. coli produttori di ESBL possono causare, per esempio, infezioni intestinali e delle vie urinarie difficili da trattare. Inoltre, possono trasmettere facilmente la resistenza agli antibiotici ad altri batteri. Secondo l’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare, nessun’altra specie di animali da allevamento presenta una presenza così elevata di batteri resistenti agli antibiotici come il pollame. Una possibile causa è l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti avicoli.
Il laboratorio ha cercato anche lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA), una specie di stafilococco resistente agli antibiotici che può provocare infezioni e infiammazioni. Nessuno dei polli esaminati è risultato contaminato da MRSA.
Inoltre K-Tipp ha fatto analizzare i prodotti anche per individuare Campylobacter e Salmonella, batteri responsabili di infezioni gastrointestinali. Il Campylobacter è stato trovato in più della metà dei polli esaminati, mentre nessuno dei prodotti analizzati è risultato positivo alla Salmonella.

Batteri resistenti nei polli provenienti dall’estero

Il laboratorio ha individuato E. coli resistenti agli antibiotici in tre confezioni di petto di pollo provenienti dall’estero: nelle fettine “Schnitzel Poulet” originarie dell’Ungheria, acquistate da Migros; nel prodotto “Pouletbrust XXL” proveniente dai Paesi Bassi, venduto da Denner; e nelle fettine “Carnesi Pouletbrust” provenienti dalla Germania, acquistate da Lidl.
Tutti i polli svizzeri sono risultati privi di batteri resistenti agli antibiotici. Il risultato è quindi migliore rispetto a quello dei test precedenti. In un’indagine condotta da K-Tipp cinque anni fa, 14 prodotti su 30 erano contaminati da E. coli produttori di ESBL, e la metà proveniva dalla Svizzera.
Anche uno studio dell’università di Zurigo, pubblicato lo scorso anno, ha concluso che oggi la carne di pollo contiene meno batteri resistenti agli antibiotici rispetto al passato. Secondo gli autori dello studio, il motivo sarebbe il minore ricorso agli antibiotici negli allevamenti avicoli stranieri.

Campylobacter, un problema ancora irrisolto

K-Tipp ha fatto analizzare le 16 confezioni anche per individuare i batteri patogeni del genere Campylobacter. La contaminazione del pollo con questi microrganismi resta un problema rilevante: il laboratorio li ha trovati in nove prodotti, più della metà delle confezioni. I prodotti contaminati provenivano da Svizzera, Germania, Francia, Paesi Bassi e Ungheria. Tra questi figurava sia la confezione economica “Pouletbrust XXL” di Denner, sia diversi prodotti più costosi, come il “Bigler Pouletbrust Suisse Garantie”, acquistato da Avec, e il “Bio Schnitzel Poulet” di Migros.

Nell’uomo, anche piccole quantità di Campylobacter possono provocare febbre, crampi addominali, vomito e diarrea. Nel 2025, in Svizzera i medici hanno segnalato 8.645 casi di malattia causati da questo batterio. Campylobacter è quindi uno degli agenti batterici più frequentemente responsabili delle infezioni intestinali.

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Denner, Lidl e Migros hanno dichiarato a K-Tipp di sottoporre regolarmente i propri prodotti a controlli per individuare residui di antibiotici e batteri resistenti. Aligro ha richiamato la normativa alimentare, secondo cui la presenza di Campylobacter nel pollo non ne impedisce la vendita. Bigler ha affermato che i batteri individuati non sarebbero indicativi di “una qualità insufficiente del prodotto o di carenze nell’igiene del processo produttivo”. Secondo i produttori, è fondamentale rispettare rigorose norme igieniche in cucina durante la preparazione della carne. Le confezioni riportano indicazioni al riguardo.

I polli di Aldi, Coop, Spar e Volg sono risultati privi di contaminazioni

Sei prodotti non contenevano né batteri resistenti agli antibiotici né Campylobacter. Tra questi figuravano tutte le confezioni acquistate da Coop, come le “Prix Garantie Pouletbrust”, provenienti dalla Slovenia e il petto di pollo biologico svizzero “Naturaplan Bio Poulet Brust”. Anche i prodotti di Aldi, Spar e Volg sono risultati privi dei batteri ricercati.

Cuocere sempre completamente la carne

Quando si prepara il pollo, è importante lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver toccato la carne cruda e pulire il piano di lavoro e i coltelli con acqua calda e detersivo per piatti. I succhi della carne non devono entrare in contatto con altri alimenti. Per questo è meglio non sciacquare il pollo prima della cottura: gli schizzi potrebbero infatti diffondere i batteri in cucina. Infine, il pollo deve essere sempre cotto completamente.

Svizzera: fino a 24.000 polli in un solo capannone convenzionale

K-tipp ricorda che in Svizzera, negli allevamenti convenzionali possono essere ospitati fino a 24.000 polli da carne in un singolo capannone. Negli allevamenti biologici il limite è di 2.000 animali. Nell’Unione europea non esiste un limite massimo uniforme per il numero di polli per capannone: alcuni allevamenti arrivano a ospitarne fino a 100.000. Inoltre mentre i polli biologici devono poter uscire all’aperto ogni giorno, negli allevamenti convenzionali soltanto un pollo su cinque ha accesso quotidiano a un recinto esterno. Infine negli allevamenti convenzionali è consentito trattare i polli con antibiotici. Dal 2019, i veterinari devono registrare elettronicamente ogni prescrizione e somministrazione di antibiotici ai polli da carne. Gli antibiotici possono essere utilizzati anche negli allevamenti biologici, ma soltanto una volta. Dal 2016, la quantità di antibiotici somministrati negli allevamenti avicoli è diminuita di circa il 40%.